Garante, non censurare quello spam

Dalla mailing list cyber-rights (ecn.org), con il consenso dell'autore, pubblichiamo una lettera che attacca l'applicazione della legge sulla privacy contro lo spam, in particolare quello politico


Web – Mi rendo conto che la mia opinione sulla decisione del Garante della Privacy di vietare la propaganda elettorale per e-mail attraverso il “saccheggio” indiscriminato di indirizzi da newsgroup, web e mailing list possa apparire alquanto impopolare.

Ma è la mia e come tale ve la propongo. Mi sembra, in primo luogo, che si sia adottata una misura adatta per combattere il fenomeno nella sua forma concreta e peculiare (l’invio di messaggi da parte dei radicali), mentre questo tipo di intervento lascia delle voragini dal punto di vista dell’applicazione generale.

Il problema, manco a dirlo, è lo spamming. Se ne fa un gran parlare, in Usenet hanno anche aperto un gruppo di discussione che continua a sfornare ilarità a getto continuo e umorismo involontario sul “net-abuse”, la gente manda denunce alla NIC Authority Italiana come se fossero cartoline di Natale ma nessuno ha ancora stabilito che cos’è lo spamming.

Per forza, perché una definizione di spamming non esiste e non può esistere, o meglio, se esiste è perché qualcuno che la pensava in un certo modo ha pensato che fosse bene che tutti gli altri la pensassero in quella stessa maniera, cosa che mi sembra alquanto ridicola, e che ha dato vita a esperimenti ancor più pericolosi, come la Netiquette (per cui in un ambiente non regolamentato, qualcuno ha sentito l’esigenza di ergersi a ducetto di turno e dire cosa si può e non si può fare, per cui non si può scrivere in maiuscolo nemmeno se ti si guasta lo shift-lock, perché corrisponde a urlare e non si fa, no, proprio non sta bene, poi la madonnina piange…).

Una cosa è certa, ognuno chiama “spamming” quello che non vuol ricevere. Questo mi può andare anche bene, ma non va bene in un mondo in cui c’è almeno bisogno di chiarirsi le idee. Nessuno può dire che una ditta che mi manda una mail per propormi l’acquisto di una Cintura Gibaud sia equivalente alla mail di una persona che mi dice “Ho letto la tua mail in un newsgroup, mi potresti dare una mano perché non ho capito quello che dici?” fermo restando il fatto che io non desidero né l’una né l’altra, né tanto meno le ho sollecitate.

Definendo l’indirizzo e-mail come un dato privato (evidentemente ancora più privato del domicilio di casa, perché della propaganda elettorale che arriva nella buca delle lettere il Garante della Privacy curiosamente non parla, si vede che Rutelli e Berlusconi invece che essere killati su un server da un filtro debbono essere, giocoforza, sopportati comunque e con rassegnazione) che non può essere estrapolato da contesti indubbiamente pubblici, il Garante della Privacy ha creato un pericoloso precedente per cui si andrebbe perfino a legittimare che anche la corrispondenza di un privato a un altro privato, per il solo fatto che il destinatario non l’ ha richiesta, possa essere considerata spamming.

E qui si va nella pazzia di gente che denuncia un comportamento solo perché, magari, chi lo pone in essere gli sta antipatico. Non illudiamoci, in Internet girano anche folli di siffatta specie. Personalmente credo che la libertà di comunicare sia superiore alla libertà (pur sacrosanta) di essere lasciati in pace. La Costituzione stabilisce la libertà di corrispondenza come principio generale. Poi, la libertà di essere lasciati in pace vale *solo* ed esclusivamente in determinati casi. Da oggi credo che l’utente finale sia un po ‘ meno tutelato. Per dare una legnata in testa alla Bonino ci siamo auto-castrati. Non c’è che dire, è proprio un atteggiamento idiota.

Valerio Di Stefano

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