Gente Veneta: non si demonizza la chat

Il settimanale cattolico risponde ad un articolo apparso su Punto Informatico spiegando che il problema delle crisi matrimoniali non sono le tecnologie ma le persone
Il settimanale cattolico risponde ad un articolo apparso su Punto Informatico spiegando che il problema delle crisi matrimoniali non sono le tecnologie ma le persone


Roma – Davvero non abbiamo creduto ai nostri occhi quando stamattina, facendo la consueta rassegna dei siti web che riteniamo più interessanti, ci siamo imbattuti su una notizia di Punto Informatico, tra i più completi e aggiornati su internet e dintorni, che parlava di noi. Citando l’intervista di Paolo Fusco a Marisa Biancardi in occasione dei tre anni del Consultorio diocesano, i redattori di Punto Informatico sostengono che da essa emergerebbe una condanna nei confronti delle “chat”, il cui “uso intensivo si tradurrebbe in un problema serio per i rapporti matrimoniali che a causa della chat, ma anche dei videopoker, verrebbero sempre più spesso messi in crisi”.

La solita rappresentazione dei cattolici bigotti e contro la modernità? Non proprio, o almeno ci è parso di leggere in questo testo un tentativo di contrapporre all’interno del mondo cattolico visioni diverse e contraddittorie nei confronti delle nuove tecnologie.
“Va detto – prosegue Punto informatico – che in passato sempre da ambienti cattolici, invece, la chat è stata promossa a pieni voti. Don Benzi aveva infatti affermato a marzo dello scorso anno che le chat sono mezzi aggregativi che possono consentire di superare l’isolamento di molti”.

Accanto all’articolo, come per tutti i testi di P.I., c’è la pagina dei commenti e delle opinioni nella quale i toni sono – eufemisticamente – un po’ più accesi: “Ecco i soliti preti che non capiscono niente”, “la colpa è del matrimonio che non dura per tutta la vita”, e così via, per citare i pareri più dolci.
Abbiamo riletto l’intervista, e ci siamo interrogati: ma davvero siamo dei demonizzatori di Internet?

Cari amici di P.I., lasciateci fare qualche precisazione. Siete sicuri di non aver confuso un po’ le acque? Una premessa: l’intervista nasce da un bilancio di un consultorio cui si rivolgono le coppie con difficoltà, quindi nasce da dati oggettivi, che le stesse coppie forniscono agli operatori. Gli operatori non possono che prenderne atto. Fra l’altro vi sono altri elementi di crisi: oltre alle conoscenze via chat, il vizio del videopoker, la seduzione sul luogo di lavoro, il rendersi conto dopo pochi mesi di convivenza che il matrimonio è una cosa diversa da quello che ci si aspettava…

Certo, c’è anche l’elemento di novità dato dal “tradimento a distanza”. Si obietterà che, se non fossero esistite le chat, forse le situazioni di crisi ci sarebbero state lo stesso. Il problema sono le persone, non le tecnologie.

Siamo d’accordo, mai detto il contrario: infatti al consultorio si accolgono, si ascoltano e si aiutano le persone (anche con l’astinenza da chat), non si lanciano anatemi.

Uno spunto di riflessione potrebbe essere quello, semmai, dell’accostamento e dell’educazione alle tecnologie, doveroso non solo da parte di chi, come la Chiesa, insiste sugli elementi formativi. Semplice accendere un computer e un modem, più difficile navigare consapevolmente. Teniamo conto dei diversi livelli di istruzione, di età, di sensibilità… non credete? Sia nei documenti ufficiali che nell’esperienza quotidiana, la Chiesa non si sottrae all’uso e alla valorizzazione di Internet.

Poi c’è il fatto che il credente crede nel matrimonio, e nello sforzo responsabile e premuroso di aiutare coloro che sono in difficoltà, che ci sia o meno la “complicità” delle nuove tecnologie… ma questo è un altro piano del discorso, non credete?

Per il resto, grazie dell’attenzione, continueremo a seguire il vostro interessantissimo sito. Speriamo facciate altrettanto con noi.

Andrea Buoso
Gente Veneta Online

Caro Andrea, grazie infinite per la sua cortese replica, credo che approfondire possa essere opportuno. Punto Informatico ha spesso riportato dichiarazioni, comunicazioni e prese di posizione degli ambienti cattolici o dei massimi esponenti della Chiesa in relazione alle nuove tecnologie, posizioni e affermazioni che, com’è peraltro ovvio in un mondo tanto vasto come quello cattolico, non sono mai state perfettamente omogenee tra loro. Non credo che sia vostro interesse o di chiunque altro far apparire come omogenee tutte le opinioni all’interno del mondo cattolico per quanto riguarda l’approccio alle tecnologie. Basta ricordare le dichiarazioni del cardinale Biffi, per dirne una, di un paio d’anni fa.

Io non credo che Gente Veneta abbia demonizzato qualcosa, ma soltanto che nelle interviste riprodotte sulle vostre pagine, per esempio quelle racchiuse nel paragrafo “COMPUTER E VIDEOPOKER I PEGGIORI NEMICI DELLA COPPIA” (con sottotitoli come “Dottore, mia moglie chatta troppo…” o “Gli schiavi delle slot machine”), si arrivi ai problemi della coppia parlando di tecnologie, unico motivo peraltro per cui quel pezzo è stato ripreso da Punto Informatico, che di tecnologia appunto si occupa.

Non ritengo certo che si siano lanciati “anatemi”, però il tono della vostra cortesissima lettera non assomiglia a quello usato dagli intervistati. L’articolo di Punto Informatico si basava sulle loro considerazioni. E per completezza di informazione riportava peraltro il link al vostro articolo, in modo che ciascuno potesse formare, come sempre, la propria opinione. E’ senz’altro giusto sottolineare il fatto che il vostro articolo non si occupasse esclusivamente di tecnologia.

Un caro saluto, continueremo senz’altro a seguirvi con l’interesse di sempre.
Paolo De Andreis

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24 03 2002
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