Già divorati i fondi per la banda larga

I provider che hanno sparato più pubblicità si sono accaparrati abbastanza utenti da esaurire gli incentivi della finanziaria. Ma ora chi non ha ADSL & C. rischia di aspettare. All'orizzonte qualche miraggio...


Roma – Con la complicità di una inesauribile fame di banda in tutta Italia, con gli ammiccamenti di una pubblicità perlopiù bionda e slanciata e con la consapevolezza che far richiedere un ADSL da un utente significa sottrarlo alla concorrenza, in poche settimane alcuni operatori hanno portato all’esaurimento dei fondi previsti dalla finanziaria per incentivare la banda larga.

I famosi 75 euro di contributo statale per gli abbonamenti ADSL e dintorni, infatti, sono stati catturati dagli operatori che, nel complesso, hanno fatto firmare 400mila contratti. Questo non significa naturalmente che quello sia il numero degli utenti connessi, ma solo che sono tantissimi coloro che aspettano di potersi connettere. Ai fini del rimborso all?operatore, che l’utente sia o meno effettivamente connesso è del tutto secondario.

L?esaurimento dei fondi l’ha annunciato il ministro delle TLC, Maurizio Gasparri, secondo cui si può parlare di “grande successo”. Va detto che i 75 euro i provider non li vedranno ancora per un po’, visto che il ministero dell’Economia deve ancora emanare il regolamento attuativo che ne consentirà l’erogazione. “Ma le aziende – ha dichiarato Gasparri – hanno anticipato lo sconto alla clientela tenendo conto dei fondi stanziati dalla finanziaria ed è stato dunque raggiunto il numero di abbonati che era stato prefissato”.

Gongola naturalmente la regina del paese delle meraviglie, Telecom Italia, vera mattatrice di questa breve e intensissima stagione pubblicitaria. Stefano Pileri, direttore della rete di TI, ha affermato che “il contributo alla domanda di 75 euro è stato uno stimolo eccezionale. Abbiamo già fatto i 400 mila accessi che erano consentiti con il contributo di 31 milioni di euro”.

Pileri parla di 400mila accessi, affermando che a marzo rispetto a febbraio gli accessi broad band sono aumentati in Italia del 45 per cento e che se si valutano i primi tre mesi dell’anno c’è un aumento che arriva al 120 per cento rispetto ai primi tre mesi 2002. “C’è stata – ha dichiarato Pileri – una vera e propria esplosione della domanda”.
Occorre vedere, naturalmente, se e quando una tale domanda potrà essere soddisfatta sul piano tecnico e non solo su quello amministrativo e commerciale.

Che la banda larga esca dalle città, invece, è una speranza da accarezzare visto che il Consiglio dei ministri lo scorso marzo ha deciso di aiutare l’espansione dei servizi broad band anche nelle zone rurali e nel meridione. Obiettivo in vista del quale alcune aziende hanno iniziato a posizionarsi. NetSystem, per esempio, non ha soltanto stretto un accordo con Telecom Italia per spingere il suo satellite monodirezionale in zone non coperte dall’ADSL ma ha anche annunciato una offerta basata su Wi-Fi per connettere via network wireless alle proprie parabole intere zone di comuni non coperti da altri servizi broad band.

Nel Governo, poi, il ministro all’Innovazione Lucio Stanca non ha mai nascosto di ritenere utile verificare la possibilità di un rifinanziamento delle agevolazioni per la banda larga.

Ieri, intanto, in Gazzetta Ufficiale sono usciti i dettagli di come i 31 milioni di euro verranno ripartiti. Di seguito i dettagli.



Stando al decreto del ministero delle Comunicazioni pubblicato ieri in GU è previsto che i 31 milioni di euro siano così ripartiti:

– 4 milioni di euro per l’acquisto di “apparati idonei a consentire la ricezione dei segnali televisivi in tecnica digitale terrestre (DVB-T) e la conseguente interattività, nonchè per (…) gli apparati di utente per la trasmissione e/o la ricezione a larga banda dei dati via Internet, utilizzati per la predetta interattivita”;

– 27 milioni di euro “per i contributi (…) agli apparati di utente per la trasmissione e/o la ricezione a larga banda dei dati via Internet”.

Si afferma inoltre che i 75 euro sono uno sconto “per ciascun accesso, praticato sull’ammontare previsto nei contratti di abbonamento al servizio di accesso a larga banda ad Internet stipulati dopo il 1 dicembre 2002. Nel caso dell’acquisto il contributo è riconosciuto immediatamente sulle prime bollette di pagamento e fino alla concorrenza dello sconto. Nel caso del noleggio o del comodato, il cui contratto deve avere durata annuale, il contributo è riconosciuto ripartendo lo sconto sulle bollette entro il primo anno”.

Il resto del decreto è dedicato agli operatori di comunicazione e agli adempimenti formali e tecnici che gli stessi devono affrontare per ottenere i contributi per ogni accesso documentato a partire dai contratti stipulati dopo il primo dicembre dell’anno scorso. Dunque, non è necessario che un utente sia effettivamente collegato in banda larga, quanto che abbia firmato il relativo contratto. Il fatto che tra la firma e l’effettivo collegamento possano passare molti mesi e in alcuni casi il tutto finisca addirittura in una bolla di sapone o magari in una battaglia di avvocati, non sembra essere preso in considerazione dal provvedimento. Eppure è quello con cui molti aspiranti utenti broad band, purtroppo, si sono trovati a fare i conti.

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  • Anonimo scrive:
    Non riesco a capire
    Nel definire un?area di disco dedicata alla cache di Squid è necessario tener conto di alcune indicazioni. La cache dedicata sul disco non dovrebbe superare 1/4 della memoria RAM totale installata sul sistema. Se una macchina dispone di 196 Mb di RAM fisica è consigliabile impostare uno spazio per la cache memory pari a 49 Mb (cache_mem). Un?altra variabile da tenere in considerazione è quella del numero degli utenti che accedono al proxy: si dovrebbero assegnare circa 20 Mb di spazio su disco per ogni utente che accede al proxy server: 20 utenti contemporanei rappresentano 400 Mb di spazio dedicato alla cache su disco. Per 10 Mb di RAM si può anche assegnare 1 GB di cache su disco. Qualcuno ci ha capito qualcosa??
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