Giappone, più libero l'hardware usato

La legge giapponese che vieta di rivendere gli apparecchi elettronici prodotti prima del 2001 è ora aggirabile. Lo si deve alle proteste di negozianti e collezionisti
La legge giapponese che vieta di rivendere gli apparecchi elettronici prodotti prima del 2001 è ora aggirabile. Lo si deve alle proteste di negozianti e collezionisti


Tokyo – I collezionisti di videogiochi d’epoca in Giappone possono tirare un sospiro di sollievo: la legge ambientale che proibiva la vendita di hardware assemblato prima del 2001 è finalmente decaduta. Il ministro del commercio giapponese, Kazuhisa Kakui, è infatti tornato sui propri passi dopo le numerose proteste da parte di negozianti, consumatori e musicisti del calibro di Ryuichi Sakamoto : “I prodotti elettronici usati non si potranno vendere”, ha detto il ministro, “ma si potranno sempre noleggiare”.

Nelle parole di Kakui, “i venditori d’usato potranno continuare a fare affari” facendo figurare le vendite come semplici “noleggi in comodato d’uso”. Attraverso l’introduzione di questo cavillo , Kakui ha forse perso qualche briciolo di credibilità politica ma ha salvato il fiorente mercato dell’elettronica di seconda mano.

In certi quartieri delle grandi metropoli giapponesi, come Akihabara a Tokyo, l’hardware usato è la materia prima di un vero e proprio sistema economico che permette ai giovani di acquistare prodotti ad alta tecnologia a prezzi scontatissimi.

La legge anti-usato era stata varata dal governo nipponico per eliminare dalla circolazione i prodotti considerati pericolosi , non in linea con le nuove disposizioni in materia di sicurezza elettrica. La norma in questione riguarda soprattutto gli apparecchi audiovisivi e musicali, spesso venduti anche all’estero attraverso aste e negozi online.

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28 03 2006
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