Gig Economy, tra tutele e futuro: la sfida è europea

Gig Economy, tra tutele e futuro: la sfida è europea

Anche l'Europa intende agire a tutela dei lavoratori della Gig Economy, pur cercando il giusto equilibrio per lasciar operare le piattaforme.
Anche l'Europa intende agire a tutela dei lavoratori della Gig Economy, pur cercando il giusto equilibrio per lasciar operare le piattaforme.

Quella che nei giorni scorsi è nata come una sfida italiana, ora diventa una sfida tutta europea: la GIG Economy, che con il suo volo verso il futuro aveva lasciato troppo in fretta gli ormeggi che la legano al passato, dovrà invece ora fare i conti con una serie di problemi che andranno a ridefinirla a fondo. Il primo, il più importante, è quello della tutela dei lavoratori.

L’Europa della Gig Economy

La sentenza italiana è pesante: 60 mila assunzioni forzate alle aziende e sanzioni per 733 milioni. “Non sono schiavi ma cittadini” è la sentenza del procuratore Francesco Greco. Trattasi di indagini che risalgono ai mesi scorsi, che hanno analizzato posizioni pregresse e fotografato la situazione in cui i rider sono approdati lasciando sostanziale mano libera alle piattaforme. Ora l’Europa intende però chiedere conto di tutto ciò e cambiare l’orizzonte del lavoro a chiamata per il prossimo futuro.

Il lavoro tramite piattaforme è in rapido sviluppo nell’UE in un numero sempre maggiore di settori di attività. Può offrire maggiore flessibilità e più opportunità di lavoro e di reddito aggiuntivo anche a coloro che potrebbero avere maggiori difficoltà a entrare nei mercati del lavoro tradizionali. Però alcuni tipi di lavoro tramite piattaforme sono anche associati a condizioni di lavoro precarie, che si manifestano nell’assenza di trasparenza e prevedibilità degli accordi contrattuali, in problemi di salute e sicurezza e nell’insufficiente tutela sociale. Altri problemi collegati al lavoro tramite le piattaforme sono la sua dimensione transfrontaliera e la questione della gestione mediante algoritmi.

L’Europa ha così avviato anzitutto una consultazione per arrivare ad una conoscenza più profonda del fenomeno, così da avere numeri e pareri oggettivi in mano sui quali comporre un successivo intervento organico di caratura europea. Impossibile, infatti, lasciare il bandolo della matassa a singoli Stati nazionali: la risposta deve essere univoca, organica, europea. In ballo ci sono secoli di battaglie per la tutela dei lavoratori, ma c’è anche una buona fetta di futuro: non va trovato soltanto il giusto compromesso al ribasso, ma vanno cercati equilibri virtuosi che consentano di operare sia con giuste tutele che con giusta elasticità (ingrediente primo di cui si nutrono le piattaforme della Gig Economy).

Così Margrethe Vestager in proposito: “L’era digitale spalanca le porte a grandi opportunità per le imprese, i consumatori e i cittadini. Le piattaforme possono contribuire alla ricerca di un nuovo lavoro e alla sperimentazione di nuove idee imprenditoriali. Allo stesso tempo, dobbiamo garantire che i nostri valori europei siano correttamente integrati nell’economia digitale. Dobbiamo assicurarci che queste nuove forme di lavoro rimangano sostenibili ed eque“.

La sensazione è che l’UE voglia garantire alla Gig Economy spazi ulteriori per potersi esprimere, ma al tempo stesso l’epoca del laissez-faire è terminata: ora occorre scrivere regole precise e va fatto con il contributo di tutte le parti in causa.

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26 02 2021
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