Ginger in tutto il suo splendore

L'invenzione più attesa degli ultimi vent'anni viene svelata. Si tratta di un mezzo di locomozione individuale che non ha precedenti. Lo finanziano alcuni dei più grossi nomi dell'IT. Tra un anno sarà sul mercato consumer

Roma – Geniale e semplice. Questi gli attributi di Ginger, l’invenzione di Dean Kamen sulla quale si è speculato per mesi. Si tratta di un mezzo di locomozione individuale dalle caratteristiche uniche il cui nome di mercato sarà “Segway”. In queste ore gli osservatori, che hanno accolto con grande entusiasmo il nuovo prodotto, si chiedono se davvero Segway sia destinato a cambiare completamente la faccia delle città, come dichiarato in queste ore da Kamen e dai suoi uomini. “Segway sta all’automobile – ha spiegato Kamen – come l’auto sta al cavallo e alla carrozza”.

L'inventore, Dean Kamen Descrivere Segway è difficile perché è un “oggetto” unico nel suo genere. Il TIME, che per tre mesi ha seguito dall’interno lo sviluppo del prodotto e che ieri ha pubblicato un lungo reportage , ne parla come una sorta di “monopattino-scooter” intelligente che parte, si ferma, gira e fa retromarcia con semplici movimenti del corpo del passeggero-guidatore. Gestito da un sistema informatico ad hoc, Segway consuma (poca) elettricità.

“Segway Human Transporter (HT) – si legge sul sito ufficiale – consente di andare più lontano e più veloce di quanto sia mai stato possibile a piedi. È il primo sviluppo della mobilità individuale che non isola dagli altri pedoni. Ispira nuove idee per gli spazi urbani, per il commercio e la comunità. Rappresenta quanto è possibile realizzare quando ci si avvicina ad un problema con serietà da nuovi punti di vista, applicando creatività, tecnologia e una nuova visione”.

Il Segway Tra i benefici per l’individuo, gli autori di Segway segnalano la semplicità assoluta di utilizzo, l’enorme risparmio di tempo che si avrebbe nello spostarsi, la possibilità di portare con sé più cose di quando si è a piedi o di lasciare l’automobile parcheggiata quando si esce di casa. Il tutto con una spesa elettrica di 5 centesimi di dollaro al giorno.

Il suo funzionamento è quello di “una estensione del tuo corpo; come un partner in un ballo è capace di anticipare ogni tua mossa”. Per farlo utilizza processori ad alta velocità che sono “capaci di imitare l’equilibrio umano”. “La tecnologia è così avanzata – spiegano gli autori – che non sembra affatto tecnologia. Sembra solo la cosa migliore”.

La descrizione ufficiale dell’oggetto sfocia nella poesia: “Ti senti libero, felice e a tuo agio. Hai la sensazione del terreno che si muove sotto di te, ma non lo stai toccando. E sei pervaso dal desiderio di andare da qualche parte. E mentre vai ti accorgi che stai sorridendo”. Kamen ha spiegato che è intenzione della sua azienda produrre tre diversi tipi di Segway. La serie “i” è pensata per percorrere i terreni più diversi e si focalizza sulla possibilità di percorrere velocemente ampie distanze; la serie “e” è invece studiata per applicazioni commerciali, che richiedano per esempio il trasporto di pesi fino a 30 chili; la serie “p” è studiata per le aree densamente popolate, anche per il trasporto indoor.

Le prime applicazioni di Segway saranno commerciali, una strategia pensata per convincere le aziende e i business di tutto il mondo della praticità d’uso del prodotto e soprattutto per farlo apparire come qualcosa di estremamente diverso da quanto oggi raggiunge normalmente il mercato consumer, che sarà invece affrontato solo alla fine del 2002.

Per ora Segway viene proposto a fabbriche, magazzini, agenzie di viaggio e turistiche, di pubblica sicurezza, di trasporto aziendale e universitario, alle aziende postali e a quelle di delivery. I primi clienti del nuovo mezzo sono non a caso importanti compagnie, come le Poste americane, Amazon.com, il Servizio americano dei Parchi nazionali e General Electric. A loro, Segway versione business costerà attorno agli 8mila dollari al pezzo.

Le previsioni di vendita sono assolutamente ottimistiche. Il prezzo di Segway a livello consumer dovrebbe attestarsi sui 3mila dollari e l’azienda ritiene che potrebbe arrivare rapidamente a vendite che superino il miliardo di dollari. Per riuscire a star dietro a quella che, ci si aspetta, diverrà una fortissima domanda dal mercato, l’azienda ha già realizzato un impianto di fabbricazione di grosse dimensioni nel New Hampshire, capace di sfornare fino a 40mila mezzi al mese entro la fine dell’anno prossimo.

Quel che è certo è che l’idea di Kamen, finalmente rivelata, può contare in queste ore su una copertura di stampa mai vista e su un interesse diffuso che nel pomeriggio di ieri ha reso sempre più difficile la connessione al sito ufficiale dell’azienda, segway.com.

Ma vediamo più nel dettaglio le caratteristiche tecniche del nuovo mezzo. Le particolarità tecniche di Segway sono numerose, e alcune sono descritte dall’immagine riportata in questa pagina realizzata e messa in rete proprio da TIME nelle scorse ore. Unico importante limite, che gli ideatori assicurano verrà risolto a partire dalla versione “business”, è l’autonomia delle batterie che garantisce 24 km di percorrenza (per ricaricarle interamente occorrono 6 ore). La “velocità di crociera” è di una 20ina di chilometri all’ora.

Ad ogni modo, come si vede dall’immagine, il design di Segway è estremamente semplice e sorprende che riesca a condensare un numero così elevato di tecnologie a metà tra meccanica ed elettronica avanzata. Spiccano le due grandi ruote che, secondo quanto riferito da chi l’ha provato e tra questi anche Andrew Grove, il 65enne boss della Intel, contribuiscono ad offrire una enorme stabilità. Proprio su Time, Grove ha dichiarato di aver provato Segway, di aver commesso qualche errore di manovra ma di non aver mai avuto l’impressione di cadere: “In due minuti ho capito come funzionava”.

Secondo Kamen, la “stabilizzazione dinamica” è in effetti il cuore del mezzo e le ruote non sono che una piccola parte del tutto. È questa caratteristica, infatti, a consentire una “emulazione di equilibrio” che lavora in armonia con i movimenti del corpo. “Giroscopi e sensori di stabilità” all’interno del mezzo monitorano 100 volte al secondo i movimenti del baricentro del passeggero. “Quando una persona si allunga leggermente in avanti Segway va avanti – spiega Kamen – e quando si tira indietro, Segway va all’indietro”. Il tutto accompagnato da un “suono armonico” molto basso.

Un filmato in Flash permette di vedere Segway in tutti i suoi aspetti e intuire quanto in là si sono spinti gli autori del nuovo mezzo di locomozione, dalla cui diffusione si aspettano enormi cambiamenti nella vita di tutti i giorni, nella vita delle città, nel risparmio energetico e nella riduzione dell’inquinamento.

I movimenti dell’apparecchio sono facilitati anche dal fatto che il suo particolare design permette una rotazione ad angolo zero dell’asse, elemento che lo rende di estrema duttilità. Secondo i suoi autori questo contribuirà a rendere Segway un irrinunciabile accessorio per passeggiate e spostamenti.

La piattaforma inferiore ospita gli elementi chiave al funzionamento dell’apparecchio. Le piastre di contenimento superiore e inferiore sono l’alloggiamento per le batterie che, stando a quanto dichiarato da Dean Kamen, consentono di utilizzare per molte ore Segway prima di dover essere ricaricate. All’interno delle piastre i sensori di stabilità, il processore e l’interprete di equilibrio.

L’interfaccia utente è un microdisplay piazzato sul manubrio che indica semplicemente le condizioni di Segway e le batterie ancora disponibili. Per “metterlo in moto” per così dire, occorre utilizzare una “chiave intelligente”, una chiave elettronica che comunica con l’apparecchio sotto una cifratura a 128 bit e che verrà fornita in due versioni. Quella che si connette in modalità “principiante” e quella che farà capire a Segway di avere un passeggero “esperto”, cosa che ne condiziona le prestazioni.

I motori elettrici sono due, uno per ciascuna ruota, e il loro funzionamento è regolato da un sistema elettronico intelligente capace, a detta degli autori, di ridurre praticamente a zero la frizione, con la conseguenza di aumentare notevolmente la vita dei motori rispetto alle tecnologie tradizionali.

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  • Anonimo scrive:
    2 THz siamo ancora lontani
    ho letto il link citato da P.I.non ho trovato molte info su cosa siano i 2 THz raggiunti da questo prototipo da laboratorio: esistono diverse figure di merito...dalla mia esperienza personale i SOI non si avvicinano ancora a frequenze operative di mezzo Teraherz; anyways, sono ammalato da una settimana, magari in the meanwhilein ogni modo ricordiamoci che per una logica molto semplice digitale bisogna dividere per 4 la frequenza
    • Anonimo scrive:
      Re: 2 THz siamo ancora lontani

      dalla mia esperienza personale i SOI non si
      avvicinano ancora a frequenze operative di
      mezzo Teraherz; anyways, sono ammalato da
      una settimana, magari in the meanwhileChe esperienze hai?
      in ogni modo ricordiamoci che per una logica
      molto semplice digitale bisogna dividere per
      4 la frequenza Oddio non ne so nulla!!
  • Anonimo scrive:
    Ed il bus di sitema?
    Ben vengano i terahz ma se i bus di sistema rimangono ad una frequenza molto bassa rispetto al clock del processore.che senso ha tutto ciò?qualcuno mi illumini..grazie.ciao
    • Anonimo scrive:
      Re: Ed il bus di sitema?
      Quando usciranno quei CIP avremo dei bus sufficientemente veloci, ed il computer sarà sicuramente diverso da come lo vediamo oggi.Vedrai che ci pensano loro a risolvere il problema! ;-)
    • Anonimo scrive:
      Re: Ed il bus di sitema?
      - Scritto da: Marco
      Ben vengano i terahz ma se i bus di sistema
      rimangono ad una frequenza molto bassa
      rispetto al clock del processore.che senso
      ha tutto ciò?Ammettendo che il bus non incrementi di molto la potenza "viva" di un PC serve in moltissime applicazioni. La maggio parte dei programmi, come anche i giochi usano il bus molto poco e lavorano invece al 99% tra CPU e memoria.In ogni caso c'e' da fare una distinzione, se intendi il BUS tra CPU e memoria allora hai ragioni a preoccuparti, non servirebbe praticamente a niente un proc. a 10 tera.Ma questo non sara' sicuramente il problema. Il difficile sara' incrementare la velocita' degli HDD come stanno aumentando quella delle CPU e qui' credo che il divario crescera', il limite infatti per gli HD e' molto piu' vicino che per le CPU. Ci sono problemi meccanici abbastanza grossi per esempio non puoi far girare un HDD a 100.000 giri/m si fonderebbe subito !E neppure puoi mettere 100 piatti per incrementare il transfert.La soluzione sara' anche qui nel sistema di memorizzazione che diventera' piu' denso e forse cambiera' supporto fisico...ciau
    • Anonimo scrive:
      Non solo PC [was: Re: Ed il bus di sitema?]
      Una tecnologia per produrre nuovi microprocessori (o microchip piu' in generale) non guarda solo al mercato dei PC, che rappresenta sono una minima fetta del mercato totale... riguarda tutta l'elettronica nel senso piu' ampio del termine. E' inutile chiedersi adesso "ma funziona con Windows?", tanto quella e' l'ULTIMA cosa di cui si preoccupano...
      • Anonimo scrive:
        Re: Non solo PC [was: Re: Ed il bus di sitema?]
        Infatti, anche perchè sarebbe assurdo. Produrre chip da 1000GHZ (1 THZ) sarebbe inutile se non si facessero eguali passi in avanti anche con i bus, con gli HD la ram e tutto il resto.Ma sul fronte degli HD qualcosa si sta muovendo: si parla infatti di bus ottici, e mezzi di memorizzazione simili.Vedremo: cmq è certo che nel Natale del 2010 - se sarò ancora vivo visto che ho 87 anni - mi regalerò un pc completamente diverso da quelli odierni.
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