Giuda.com/ Danni da New Economy: l'abbigliamento

Dal sito della satira continua l'impietoso attacco al mondo della nuova economia. Quando l'abito dovrebbe fare il monaco, anzi l'e-monaco


Web – Ci sono due categorie di persone che lavorano per la New Economy: i giovani e i finti giovani. Per qualche strano motivo, infatti, sembra che tutti quelli che trovano lavoro nella nuova economia siano imberbi o rifiutino la loro età anagrafica.

Per averne la prova provata basta guardare come si vestono: tutti dall’ultimo dei fattorini al massimo manager (anche se, ovviamente, pure il fattorino ha una qualifica manageriale… Probabilmente Office Manager) portano capi buoni giusto per un diciottenne. O meglio, per un diciottenne americano. Perché, ovviamente, la moda che fa trend è quella americana.

Si avverte a pelle che questi tizi pensano: “Hei, ragazzi, noi siamo la nuova economia. Noi vestiamo moderno, trendy. Cioè, perché noi siamo troppo avanti”.

Il che vuol dire: felpa sdrucita, larga due misure in più di quella necessaria e corredata da macchia di sugo (finta) che fa tanto “mangio in fretta in ufficio”; pantaloni con tasche dappertutto (…sì anche lì) dove infilano le cose più improbabili; calze bianche (o nere) da tennis e scarpe, ovviamente da ginnastica, con suola alta 20 cm e supertecnologica.

Supertecnologica vuol dire che dentro hanno nell’ordine: bolle che flottano in un liquido giallino (praticamente il “livello” dei muratori) per capire se il piede è perfettamente dritto; ammortizzatori gommati con superspinta per favorire l’elevazione in caso di improvvisa partita ad uno sport qualsiasi; tomaia aerodinamica studiata nella galleria del vento utilissima in caso di improvvisa corsa; lacci auto-ritiranti a scomparsa per favorire il contatto con la palla; pompetta ad aria inserita nella linguetta per gonfiare la suola in casi di inaspettate forature.

Ovviamente tutto ciò non serve affatto a fare sport: queste meravigliose, ipertecnologiche, superaerodinamiche scarpe servono solo ad agevolare il tipico movimento che ogni lavoratore della New Economy che si rispetti fa almeno dieci volte al giorno: mettere i piedi sulla scrivania.


Perché loro sono così informali che quando parlano con qualcuno non stanno mai fermi sulla sedia né tengono i piedi al loro posto: non fai in tempo a salutarli che già si sono sdraiati sulla loro bella poltrona in pelle (e guai a chi gliela tocca, se sparisce ne fanno un dramma peggio che se crolla il NASDAQ), hanno infilato un mano in una delle molteplici tasche del pantalone, l’altra l’ hanno messa dietro la nuca e hanno disteso i loro bei piedi sul tavolo.

Ottenendo un unico effetto: lo sfortunato interlocutore si ritrova a discutere esclusivamente con la suola lunga dieci chilometri, alta 20 cm e supertecnologica che nasconde tutto il resto della persona; poco male, in fondo, dato che il membro della New Economy sarebbe in ogni caso invisibile perché inesorabilmente scivolato, a causa delle sue contorsioni, al di sotto del livello del tavolo.

Ma l’evento più comico si ha quando il membro dell’economia del futuro deve incontrarne uno dell’economia del passato: in quel caso, resosi conto dell’infantilismo del suo abbigliamento, cerca di porvi rimedio. Purtroppo la sua mente è totalmente inadeguata, perciò crea spettacolari abbinamenti tra vestiario classico e pseudo casual del tipo: mezzo tight con sotto magliettina nera Nike e scarpe da ginnastica con suola lunga dieci chilometri, alta 20 cm e supertecnologica; spezzato grigio e nero con abbinato cinturone di cuoio El Charro e scarpe da ginnastica provviste di bolle che flottano nel liquido giallino; vestito tradizionale in fumo di Londra abbinato a cappellino dei Los Angeles Lakers e, ovviamente, scarpe da ginnastica. Perché, cascasse il mondo, lui le scarpe da ginnastica non se le leva mai. Nemmeno quando fa l’amore. Comunque, il lavoratore della new economy non fa mai l’amore: al massimo fa cybersex… Ma questa è un’altra storia.

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