Gli ISP americani si ribellano alla RIAA

Insieme a Yahoo! e Verizon si schiera un folto gruppo di aziende e associazioni. Non accettano che la RIAA chieda a loro di identificare gli utenti considerati pirati
Insieme a Yahoo! e Verizon si schiera un folto gruppo di aziende e associazioni. Non accettano che la RIAA chieda a loro di identificare gli utenti considerati pirati


New York (USA) – Aumenta la tensione tra i provider americani e le industrie della musica e del cinema riunite nella RIAA e nella MPAA su una questione chiave: la responsabilità dell’individuazione dei singoli utenti che utilizzano internet per scambiare tra loro materiali audio-video senza autorizzazione.

Yahoo! ed altri provider hanno infatti confermato la propria intenzione di mettersi dalla parte di Verizon in un primo importante caso nel quale la RIAA ha fatto ricorso al tribunale per costringere Verizon a consegnare il nome di un proprio utente reo di aver utilizzato il sistema di condivisione peer-to-peer Kazaa . Secondo RIAA, l’utente di Verizon avrebbe scambiato senza riconoscere i diritti d’autore brani musicali di Janet Jackson, Britney Spears, Jennifer Lopez ed altri celebri artisti.

In una memoria di 30 pagine ( qui in formato.pdf), 12 aziende ed organizzazioni, tra le quali anche la CCIA (Computer and Communications Industry Association) e la USIIA (US Internet Industry Association), si sostiene come “ciò che la RIAA sta in realtà cercando di ottenere, alla fine, è di spostare l’onere della tutela del copyright dai propri associati – che apparentemente preferiscono non dispiacere potenziali clienti preferendo invece denunciarli direttamente – ad un provider che non fa altro che fornire una connessione internet al proprio cliente”.

David McClure, presidente della USIIA intervistato da Cnet, ha sottolineato come “quello che speriamo di ottenere è obbligare la RIAA a seguire i giusti procedimenti legali. L’industria musicale paga la RIAA per investigare e perseguire le violazioni al copyright. Loro non ci pagano un penny per farlo. Non pagano agli ISP un penny per farlo. E anche se lo facessero, sarebbe una violazione delle procedure e della privacy degli utenti”.

Secondo la RIAA, la legge americana sul diritto d’autore nell’era digitale, il famigerato DMCA, consente all’associazione di poter richiedere attraverso il tribunale l’identità di un utente internet al suo provider, senza per questo dover fare causa. Una tesi contestata da Verizon e gli altri, secondo cui è invece necessario ricorrere ad una denuncia vera e propria “e ricercare l’identità del cliente attraverso sistemi di rilevazione ordinari”.

Cary Sherman, presidente RIAA, ha già commentato la posizione di Verizon, secondo cui “la sola cosa che Verizon sta proteggendo sono i propri interessi aziendali. Stanno solo cercando di evitare i costi dell’identificazione dei violatori come richiesto dal DMCA cercando di imporre obblighi irrealistici e costosi ai detentori del copyright”.

La guerra è iniziata.

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11 09 2002
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