Google e Apple, alleanza anti-troll

Google e Apple, alleanza anti-troll

Chiedono alla Corte Suprema che i patent troll paghino le spese legali delle cause perse. Per scoraggiare l'affollarsi di altre denunce
Chiedono alla Corte Suprema che i patent troll paghino le spese legali delle cause perse. Per scoraggiare l'affollarsi di altre denunce

Apple e Google, in rappresentanza di un gruppo di 15 aziende ICT, hanno chiesto alla Corte Suprema degli Stati Uniti di permettere più facilmente a chi vince una causa in cui era accusato di violazione di proprietà intellettuale, di chiedere al perdente il pagamento delle spese legali.

Si tratta di una questione che teoricamente ha più a che fare con il diritto processuale statunitense, ma di fatto finisce per influenzare pesantemente le strategie brevettuali delle aziende , che avrebbero negli Stati Uniti una forza da contrapporre ai cosiddetti patent troll, quelle aziende senza business attivi ma con un ampio numero di titoli di proprietà intellettuale che contestano ad aziende con prodotti o servizi sul mercato cercando di ottenere accordi extragiudiziali o contratti di licenza: nel momento in cui dovessero decidere di denunciare qualcuno si troverebbero infatti di fronte alla possibilità di pagare – una volta usciti sconfitti – anche le sue spese legali.
Insomma, i patent troll avrebbero molti più fattori da considerare prima di denunciare qualcuno.

D’altra parte la situazione sembra fuori controllo: sono più di 100mila le aziende denunciate solo nel 2012 . Questo significa che – per quanto ci possano essere casi legittimi – c’è altresì la possibilità che molti siano pretestuosi.

Non è poi una coincidenza che siano Mountain View e Cupertino a guidare il nuovo gruppo: pur essendo avversari sul fronte mobile, secondo le analisi di PatentFreedom sono le due aziende che negli ultimi cinque anni hanno ricevuto il maggior numero di denunce di violazione di proprietà intellettuale da parte di “entità che rivendicano brevetti” e che da questi ottengono gran parte del loro fatturato.

Apple dice di dover fronteggiare ancora 228 accuse di violazione di rivendicazioni brevettuali che la costringono ad avere due avvocati deputati esclusivamente al rispondere alle richieste di licenze: e dato che i costi legali restano in gran parte dei casi sulle sue spalle, il fatto che abbia vinto molti casi nel merito resta una magra consolazione.

Anche perché non sembrano destinate a finire le cause: da ultimo, per esempio, Apple deve affrontare (in Europa) un’accusa di violazione brevettuale depositata della tedesca IPCom che le chiede 1,57 miliardi di dollari di danni.

Il caso che attira di più l’attenzione, invece, è naturalmente quello che la vede contrapposta a Samsung e che non finisce di avere conseguenze: da ultimo è in Europa che Cupertino ha incassato una brutta notizia, l’invalidazione da parte dell’EPO ( European Patent Office ) del brevetto EP2098948 che aveva contestato a Samsung e che era relativo alla tecnologia touch.

Google, dal canto suo, anche se ha potuto festeggiare la sentenza ad essa favorevole emessa dal giudice del Delaware Sue Robinson nel caso che la vedeva contrapposta a Intellectual Ventures , ha la sua lunga lista di casi per cui sta facendo una vera e propria corsa agli armamenti: per questo ha infoltito il suo portafoglio brevettuale con un accordo con Cisco di licenza dei reciproci titoli di proprietà intellettuale .

Claudio Tamburrino

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