Google Glass, la lente dei garanti

Le autorità di garanzia in dieci paesi del mondo scrivono ai vertici di BigG per chiedere chiarimenti sulla raccolta delle informazioni personali tramite gli occhiali intelligenti. Vogliono vedere Google Glass in azione

Roma – Riuniti nel Global Privacy Enforcement Network (GPEN), i garanti per la protezione dei dati personali in dieci paesi del mondo hanno scritto al CEO di Google Larry Page chiedendo un confronto sugli attesi occhiali intelligenti del Progetto Glass. Dal Canada all’Italia, le varie autorità esigono alcuni chiarimenti sulle eventuali implicazioni delle lenti a realtà aumentata sul diritto alla riservatezza di milioni di cittadini .

Nella missiva indirizzata ai vertici dell’azienda californiana, i membri del GPEN vogliono sapere quali informazioni verranno raccolte attraverso i Google Glass, soprattutto con quali soggetti terzi verranno condivise e come verrebbero sfruttate nello specifico dallo stesso colosso di Mountain View . Tra le più spinose problematiche legate ai nuovi modelli intelligenti, la raccolta silente di dati personali attraverso la microcamera o il microfono, che avverrebbe necessariamente senza esplicito consenso da parte dei soggetti ripresi o registrati.

In particolare , la funzione di riconoscimento facciale è finita nel mirino delle autorità di garanzia internazionali, dopo che lo stesso Progetto Glass aveva annunciato l’esclusione di qualsiasi applicazione in grado di individuare gli estranei di passaggio. Tutte quelle app che sfruttano la videocamera o il microfono per raggranellare o rivelare informazioni identitarie mediante tecniche di riconoscimento facciale o vocale verranno dunque bandite perché non conformi alle attuali regole di BigG in materia di privacy.

L’adeguamento delle policy di Glass non sembra aver convinto i garanti sul pianeta, che hanno chiesto al CEO Larry Page di partecipare ad un confronto per una serie di dimostrazioni pratiche sul funzionamento dei super-occhiali. “Chiunque finisse nel raggio visivo di chi indossa questi occhiali potrebbe, a quanto è dato sapere, venire fotografato, filmato, riconosciuto e, una volta avuto accesso ai suoi dati sparsi sul web, individuato nei suoi gusti, nelle sue opinioni, nelle sue scelte di vita”, ha commentato il Garante italiano Antonello Soro.

Mentre gli occhiali di Google scatenano il dibattito sul classico binomio tra opportunità high-tech e rischi per la vita privata dei cittadini, la startup tricolore GlassUp sta lavorando ad un’alternativa meno costosa – 299 euro contro i 1.500 dollari attualmente spesi dai primi tester negli States – alle lenti intelligenti di Mountain View. Grazie alla tecnologia Bluetooth, il modello GlassUp lavorerà come un secondo schermo dello smartphone , lasciando scorrere davanti agli occhi tutta la moltitudine delle informazioni che altrimenti andrebbero visualizzate sul display del singolo dispositivo. In uscita sul mercato italiano nel febbraio 2014 – praticamente in contemporanea con gli occhiali californiani – il modello GlassUp non è il solo a cavalcare gli entusiasmi per la tecnologia indossabile à la Glass. Intel starebbe lavorando ad una serie di tecnologie da integrare nei dispositivi indossabili.

Mauro Vecchio

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  • Axel scrive:
    che robe inutili
    .... :s
    • il solito bene informato scrive:
      Re: che robe inutili
      Ho visto il video che girava su facebook e mi chiedevo se non fosse una bufala/trovata pubblicitaria.E' un esperimento carino, sarei curioso di provare :) (anche se non avrò mai figli)
    • ndr scrive:
      Re: che robe inutili
      Questa "invenzione" rasenta la perversione...abbiniamola all'altrettanto idiota progetto dello schermo "odoroso": se il papà è lontano la mamma può chiamarlo in videochat e fargli sentire il profumo dei pannolini usati...così sarà ancora più coinvolto.La verità è che se per riuscire a sentirsi padre uno deve indossare quella cintura...allora quella persona NON DEVE AVERE FIGLI.
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