Google Health e la salute in tempo reale

Insieme a IBM, per monitorare la salute dei cittadini. Proprio quando Obama promette di rivoluzionare il sistema sanitario. Ma sono ancora in molti a temere per la propria privacy

Cartelle cliniche che in un click vengono aggiornate direttamente dai sensori e condivise online tra vari medici: è questo lo scenario in cui si fa strada la partnership siglata tra Google e IBM in merito all’utilizzo di Google Health , il servizio che consente di archiviare online tutta la storia clinica di ogni singolo utente.

Grazie a questo accordo, i dispositivi medici sono connessi al sistema, monitorando il paziente in tempo reale . In particolare IBM ha riempito di trasmettitori WiFi i vari apparecchi clinici, relazionandoli al servizio offerto da BigG tramite un’apposita interfaccia. In questo modo i risultati di ogni singolo esame vengono condivisi direttamente con i vari specialisti che possono – stando alle convinzioni degli ideatori del progetto – seguire in maniera più dettagliata i pazienti, anche a distanza. Websphere di IBM ha il compito di raccogliere i dati, tradurli e inserirli sulla piattaforma online di BigG.

Numerosi, i dispositivi associabili: si va dai device utili a controllare la frequenza del battito cardiaco a quelli utilizzati per controllare il livello di zuccheri nel sangue, passando anche per bilance e strumenti di riabilitazione motoria. Apparentemente non sembrano esserci limiti, tutto può essere registrato, condiviso in tempo reale. È un po’ come utilizzare la piattaforma Document con il proprio medico: al posto di fogli di calcolo e presentazioni, il paziente condividerà il proprio stato di salute.

Il piano arriva proprio al momento storico esatto, quello del cambio voluto dal nuovo presidente Barack Obama, che passa anche attraverso l’ ammodernamento del sistema sanitario che verrà effettuato anche grazie alla creazione di enormi database di dati relativi alle condizioni cliniche dei cittadini, dati che potranno essere consultati dagli organi preposti in maniera tale da – auspicano le autorità – velocizzare il tutto. Per questo sarebbero già pronti circa 20 miliardi di dollari da investire, cifra che fa gola a molti big del settore desiderosi di partecipare in maniera attiva al progetto. Secondo Forbes , il motivo per il quale IBM si sarebbe buttata a capofitto nella partnership con Google sarebbe nient’altro che quello di dimostrare ai piani alti di avere le capacità e le infrastrutture necessarie a compiere l’intero programma.

Nonostante ciò, Google deve ancora riuscire a scrollarsi di dosso le accuse che vogliono il suo servizio una banderuola colma di dati sensibili che va dove soffia più forte il vento dei quattrini: “Google dà ai consumatori l’idea di un prodotto effettivamente utile a catalogare le informazioni sulla propria salute, ma non specifica che si potrebbe trattare di una miniera d’oro digitale per il marketing che ruota attorno alla sanità” tuona Jeff Chester, direttore del Center for Digital Democracy . “È come equiparare Google ai propri parenti. E poi – provoca – perché dare accesso ad un dettagliato resoconto della propria salute in mano ad una società di advertising?”.

In particolare, a suscitare dubbi e polemiche, è quanto scritto nelle condizioni del servizio imposte dall’azienda di Mountain View all’apertura dell’account su Health: cliccando si dà effettivamente diritto all’azienda di poter disporre delle informazioni immesse anche per altri servizi offerti da Google stesso. Quindi la paura di qualcuno è che, una volta aggiornato il proprio stato di salute con informazioni relative all’eccessiva presenza di colesterolo nel sangue, altre società si catapultino sommergendo l’utente di spot volti a segnalare la soluzione più adatta.

Ma non è tutto: a destare preoccupazione è anche la condivisibilità dei dati in sé. Il sistema di Google sarebbe infatti non coperto dalle garanzie sulla privacy offerte dall’ Health Insurance Portability and Accountability Act ( HIPAA ). Nonostante ciò, Google tenta ancora una volta di placare gli animi predicando la propria buona fede: “consideriamo la privacy e la sicurezza in maniera incredibilmente seria, perché in esse crediamo e perché il nostro business è fondato su di esse” ha dichiarato Roni Zeiger, product manager per la piattaforma Health di BigG. “I pazienti hanno il controllo assoluto su tutto: sono loro a decidere cosa inserire. Una volta inseriti nuovi dati – continua – sono solo ed esclusivamente loro a decidere cosa condividere e con chi”.

Vincenzo Gentile

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  • andy61 scrive:
    davvero lo facevano gratis?
    A parte la follia di dare acXXXXX ai dati privati degli utenti ad un terzo 'sconosciuto', gli ISP avrebbero fatto questo gratis?Ho serie difficoltà a crederlo, perché business is business , e se NebuAd ha fatto dei soldi in questo modo, gli ISP devono averne pretesa una parte.E se ne hanno avuto un utile, questo implica corresponsabilità.
  • rockroll scrive:
    Cosa dicono gli ISP?
    i provider, così si difendono, non avrebbero fatto altro che concedere all'operatore di behavioral advertising l'acXXXXX alla propria rete e l'installazione dell'hardware necessario ad intercettare il traffico dei netizen. Ferma restando la condanna che voglio esprimere per le pratiche scorrette ancorchè illegali di tale NebuAd (e su questo non ci piove), sono assolutamente esterefatto di quel che dicono gli ISP, che per loro stessa natura dovrebbero avere interesse a non permettere l'introduzione di artifizi aggiuntivi altrui che vanno a minare la privacy dei loro utenti, essendo in definitiva questi ultimi la fonte del loro bussiness... Passi la prima concessione, l'acXXXXX all'operatore di behavioral adversiting, che a priori si poteva supporre bramoso di infilarsi nel traffico dell'utenza per fare i suoi comodi, ma la seconda, il concedere bovinamente a costui nelle proprie sedi l'installazione dell'hardware necessario ad intercettare il traffico dei netizen , passa ogni limite di spudoratezza oltre che di scorrettezza nei riguardi dell'utenza, da parte di chi si professa "neutrale" e puro fornitore di servizi, estraneo ad ogni forma di utilizzo più o meno "commerciale" dei servizi offerti. Per me non si tratta di neutralità ma di connivenza , dal momento che tali installazioni invasive venivano concesse ad un operatore "commerciale" per i suoi risaputi loschi traffici, proditoriamente perpetrati alle spalle dell'ignara utenza pagante...Alla faccia della neutralità . Tali ISP mentono sapendo di mentire.i altri e lo scopo ooltretutto cercando di farlo passare come a
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