Google: il mobile salverà i giornali?

Un economista di BigG ha fatto il punto sul futuro dell'industria delle news, tra online e offline. I search engine non sarebbero affatto il male
Un economista di BigG ha fatto il punto sul futuro dell'industria delle news, tra online e offline. I search engine non sarebbero affatto il male

Che l’industria legata alla carta stampata stia vivendo anni di seria difficoltà economica è un fatto ormai dato quasi per scontato. C’è la forte ondata di recessione e un sostanziale declino negli investimenti pubblicitari. E poi ci sarebbe il web, con le sue news online. Ci sarebbero aggregatori e motori di ricerca come Google, visti da non pochi editori come la fonte di ogni male piuttosto che l’origine di un futuro fruttuoso.

Come recentemente sottolineato dal chief economist di Google Hal Varian, la Federal Trade Commission (FTC) statunitense ha avviato a tal proposito una serie di seminari d’approfondimento, per capire quale futuro attenderà al varco l’industria delle news. E Hal Varian è intervenuto proprio durante l’ultimo workshop organizzato da FTC, per discutere in particolare delle due principali economie delle notizie, quella online e quella offline .

Per Varian , il declino delle tirature per quanto riguarda la carta stampata non è certo iniziato con l’avvento del web, bensì già alla metà degli anni 80. E questo dovrebbe essere un primo dato da considerare. Ovviamente, con l’avvento del Web, i lettori online sono aumentati in maniera esponenziale, giungendo ad una quota attuale del 40 per cento . Questa la percentuale citata da Google di coloro che hanno dichiarato di aver letto una notizia online nel corso della giornata precedente.

Questo – a detta di Varian – verrebbe bilanciato da uno scarsissimo tempo medio di lettura, circa 70 secondi al giorno . Contro gli almeno 25 minuti di sosta su un giornale cartaceo. E questo brevissimo tempo di permanenza sui siti web non attirerebbe particolarmente gli inserzionisti, decisamente più alettati dai 25 minuti della carta stampata. Per i quotidiani ci sarebbe dunque un risicato 5 per cento di raccolta pubblicitaria proveniente dai rispettivi spazi online.

E questo non sarebbe certo per colpa dei motori di ricerca come quello di Google. Secondo alcuni dati pubblicati da comScore , il 35-40 per cento del traffico verso i siti d’informazione statunitensi verrebbe indirizzato dai search engine . Varian si è fatto comunque promotore di un’ipotetica soluzione per i grandi quotidiani, basata sulla sperimentazione, su un accesso primario ai contenuti online piuttosto che a quelli tradizionali.

“Nuovi tablet come iPad e dispositivi mobile come quelli Android possono incoraggiare le persone a leggere di più online – ha spiegato Hal Varian – non con la fretta del proprio lavoro, ma comodamente seduti a casa propria. Google non pretende di possedere la soluzione finale al problema dei giornali, ma certo vorrà continuare a lavorare con l’industria per attirare audience più vaste e generare profitti superiori legati alla pubblicità”.

Mauro Vecchio

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10 03 2010
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