Google in Cina? Censura fasulla

Malgrado le censure governative, la versione mandarina del motore di ricerca permette di accedere a risorse ed informazioni sicuramente scomode: Tibet libero, Taiwan indipendente e stampa indipendente. Le verifiche di PI
Malgrado le censure governative, la versione mandarina del motore di ricerca permette di accedere a risorse ed informazioni sicuramente scomode: Tibet libero, Taiwan indipendente e stampa indipendente. Le verifiche di PI


Pechino – Il più grande motore di ricerca occidentale non è l’ennesimo mattone della Grande Muraglia telematica cinese. Almeno per il momento. Il matrimonio d’interesse tra Google ed il regime cinese, acceso sostenitore della censura online , ha dato vita ad una mediocre Linea Maginot , come ha potuto accertare Punto Informatico.

Una fortificazione tanto acclamata quanto inutile. Lo stesso dicasi per Google.cn : qualsiasi utente del search engine può accedere ad informazioni scomode . Sebbene l’inserimento di parole chiave come “Taiwan” o “Tibet” restituisca tonnellate di pagine gelosamente monopolizzate dal Partito Comunista Cinese, basta un po’ di fantasia ed il Google mandarino si trasforma in un trampolino di lancio verso l’informazione libera: articoli del Washington Post , associazioni per i diritti umani ed addirittura gruppi sovversivi .

Le funzioni di ricerca in pinyin , la traslitterazione in caratteri latini del mandarino ideografico, permettono di fare ricerche sfruttando stringhe testuali in inglese. Inserendo parametri di ricerca basati su più parole, come ad esempio Freedom for Taiwan , si ottengono subito risultati inattesi d’altissima visibilità e rilevanza – dal forum di studenti democratici contro la tortura fino alle pagine di partiti fuorilegge.

Oppure un trattato accademico d’un professore giapponese sulla storia dettagliata del Movimento Indipendentista Taiwanese , particolarmente inviso a certi settori dell’esercito cinese. Stesso discorso per la controversa questione tibetana : con la stringa di ricerca Free Tibet si raggiunge una pagina intera di collegamenti scottanti, che vanno dalla Free Tibet Campaign fino al fuorilegge ed illegale Governo Tibetano in Esilio .

Alla stessa maniera, dai test di Punto Informatico è emerso quanto facilmente in questo momento si possa accedere ad informazioni ancora più pericolose e proibite , come tesi e documenti che attestano il fallimento ideologico e pratico della rivoluzione maoista.

Serve solo la stringa di ricerca Mao Zedong failed , un paio di colpi di tastiera ed ecco che il cittadino disinformato dell’ armonica Cina socialista – tenuto all’oscuro dalle atrocità commesse da Mao Zedong -, può documentarsi sulla gigantesca strage civile causata dalla folle politica agricola degli anni sessanta. Partendo da questa ricerca si arriva addirittura ad una pagina di Rotten.com , l’osceno shock site più disgustoso del web: dov’è la censura moralista e politica imposta dalla Repubblica Popolare Cinese? Forse è solo questione di tempo?

Nonostante John Palfrey, autore di uno studio sulla censura cinese e professore all’ Università di Harvard , abbia etichettato l’entrata di Google sul mercato cinese come “una mossa meramente utilitaristica” e “non certamente un’occasione per diffondere la democrazia”, dietro l’enorme manovra economica c’è qualcosa di più: la creatura di Brin e Page, nata con l’intento di mantenere un atteggiamento da good company , potrebbe essere un sorprendente cavallo di Troia .

Già: serve soltanto la conoscenza della lingua inglese , fortunatamente diffusa ed insegnata su tutto il territorio cinese. In abbinamento ad un semplice software anti-firewall statale come freegate , un qualsiasi utente del Regno di Mezzo ha tutti i mezzi per accedere senza problemi a tantissime informazioni bollenti su temi proibiti. Grazie all’ amorale azienda di Mountain View: sembra molto strano che tutto questo sia il frutto di una semplice svista. Più probabile invece che i censori cinesi ancora ci stiano lavorando.

Tommaso Lombardi

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26 01 2006
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