Google ponga fine alla censura filocinese

Lo chiede Reporters sans frontières dopo che la Cina ha bloccato l'accesso al sito di news del portalone, per obbligare i cittadini ad usare quello in cinese, largamente depurato
Lo chiede Reporters sans frontières dopo che la Cina ha bloccato l'accesso al sito di news del portalone, per obbligare i cittadini ad usare quello in cinese, largamente depurato


Pechino – Google ancora una volta nel mirino per aver dato retta alle proprie esigenze commerciali e aver adeguato i propri servizi alle necessità del regime cinese. Reporters sans frontières nelle scorse ore ha rivolto un appello alla grande G affinché la smetta di collaborare con le oligarchie oscurantiste di Pechino.

RSF ha infatti sottolineato che il regime cinese ha bloccato attraverso gli ormai celebri proxy di stato l’accesso dalla Cina ai siti internazionali delle news di Google, come news.google.com , di fatto spingendo gli utenti cinesi ad utilizzare il servizio in cinese offerto da Google. Un servizio che, come noto, è largamente censurato , ritagliato sulle censure adottate da Pechino.

Secondo RSF l’ennesimo blocco stabilito dai rappresentanti del Popolo dovrebbe indurre Google ad uscire allo scoperto e “redimersi” cessando immediatamente la collaborazione con il regime.

Sebbene Google abbia già risposto in passato alle critiche, sostenendo che nel servizio cinese non vengono forniti tutti i link per non compromettere l’esperienza dell’utente (“non si devono includere siti il cui contenuto non è accessibile dall’utente”), RSF ora vede nella rinnovata aggressione cinese alla libertà della rete la possibilità per Google di sganciarsi da una situazione scomoda per la propria immagine.

Va detto che gli appelli di RSF alle grandi net company affinché non facciano il gioco di Pechino sono fin qui perlopiù caduti nel vuoto.

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30 11 2004
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