La supremazia quantistica di Google con il processore Sycamore

Sycamore per la supremazia quantistica di Google

54 qubit per il processore Sycamore di Google: così il gruppo di Mountain View dichiara il raggiungimento della propria supremazia quantistica.
54 qubit per il processore Sycamore di Google: così il gruppo di Mountain View dichiara il raggiungimento della propria supremazia quantistica.

Tra coloro che stanno investendo risorse nel quantum computing c'è anche Google, che oggi celebra il raggiungimento di quella che definisce la propria “supremazia quantistica”. Un articolo comparso sulla rivista Nature mette nero su bianco i progressi fin qui ottenuti dal gruppo di Mountain View nella progettazione di un computer con queste caratteristiche.

Quantum computing: un termine che suona “futuristico” perché fino a tempi recenti lo è stato. Oggi però segniamo una pietra miliare nella ricerca che apre a nuove possibilità per questa tecnologia.

Google: il processore Sycamore e la Quantum Supremacy

Non un computer come gli altri, ma in grado di eseguire operazioni non gestibili da quelli attualmente in circolazione: uno status etichettato dagli addetti ai lavori, appunto, come “supremazia quantistica”. In termini pratici, il chip battezzato Sycamore da bigG, un processore da 54 qubit (appena uno in più rispetto a quello del concorrente IBM), è in grado di eseguire in un lasso di tempo pari a 200 secondi ciò che il più potente dei supercomputer esistenti potrebbe fare in non meno di 10.000 anni.

Sycamore, Google AI Quantum

A differenza di quello che può essere definito il computing tradizionale, il quantum computing si basa sulle proprietà della meccanica quantistica e spalanca le porte alla possibilità di immaginare come risolvere alcuni problemi che risulterebbero troppo complessi per i computer odierni: dalla progettazione di batterie innovative alla sintesi di molecole alle quali affidare la cura di malattie oggigiorno senza rimedio. Può inoltre tornare utile per migliorare tecnologie esistenti come il machine learning.

Siamo dunque nel mezzo di una rivoluzione? Non proprio. Come sottolinea anche Google nel suo intervento, i risultati fin qui raggiunti costituiscono un punto di partenza e non il raggiungimento di un traguardo. La via da percorrere è per forza di cose quella che passa dalla collaborazione fra tutte le parti in gioco: a tal proposito bigG ha già avviato partnership e confronti sia con il mondo accademico sia con quello della ricerca, identificando gli ambiti ai quali applicare le potenzialità del quantum computing e mettendo a disposizione i propri strumenti con un approccio aperto, tipico dell'universo open source.

Fonte: Google
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