GPL, Red Hat prende le distanze da Caldera

L'azienda controbatte alle ipotesi di Caldera e assicura di non avere alcuna intenzione di cambiare il suo attuale modello di licenza. L'uragano attorno al futuro e ai destini della GPL tira dentro tutti


Durham (USA) – Se negli ultimi mesi il movimento open source si è difeso compatto contro gli attacchi di Microsoft, pare che la diatriba si sia ora spostata al suo interno.

Ad accendere la miccia è stata Caldera che, dopo aver già espresso perplessità sulla remunerabilità della licenza GPL, due settimane or sono ha inaugurato un nuovo contratto di licenza basato su un modello “per postazione” che nessuno, prima d’oggi, aveva mai introdotto nel mondo open source: in pratica, come succede con moltissimi software commerciali, i clienti dovranno acquistare da Caldera una nuova licenza per ogni sistema su cui venga installata la sua nuova distribuzione OpenLinux 3.1 (che rimane invece gratuita per scopi non commerciali ).

Pochi giorni fa, riferendosi al progetto GNU, il CEO di Caldera, Ransom Love, ha sostenuto che “la libertà senza alcun controllo non è cosa buona”. Love ritiene infatti che l’open source, e soprattutto il Free Software (in seno al quale è nata la licenza GPL), necessiti di “linee guida” che lo rendano adatto non soltanto come modello di sviluppo, ma anche come modello di business.

Queste affermazioni hanno acceso, com’era prevedibile, un vespaio di polemiche all’interno della comunità open source, soprattutto alla luce di una previsione avanzata da Love: che molto presto tutte le aziende Linux passeranno ad un modello di licenza analogo a quello proposto da Caldera.

Nei giorni scorsi la prima ad opporsi a questa ipotesi è stata Mandrake Soft, produttrice dell’omonima distribuzione Linux, che ha assicurato ai propri utenti di non avere nessuna intenzione, oggi come domani, di adottare un modello di licenza per postazione.

Stesso messaggio arriva ora, attraverso il suo vice presidente europeo Colin Tennick, da Red Hat, l’azienda leader nel mondo Linux.

“Caldera sta evidentemente tentando – ha affermato Tennick – di ottenere il meglio da entrambi i mondi dichiarando di essere un’azienda open source ed introducendo, nell’ugual tempo, un modello di licenza per postazione”.

“Noi non abbiamo nessun progetto di introdurre una licenza per postazione”, ha poi assicurato Tennick.

Jono Bacon, uno dei boss del progetto KDE, sostiene che Caldera sta tentando di dimostrare la sua autosufficienza nel mondo del business.

“Ci sono due modi per fare soldi dal software open source: percorrere la strada di Microsoft e vendere il codice del software proprietario oppure tentare di recuperare i costi con i servizi e la distribuzione”, ha detto Bacon. Il quale ribadisce:”A mio parere, Caldera sta camminando su un terreno davvero pericoloso rilasciando tali affermazioni, perché ogni azienda ha degli obiettivi unici”.

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