Gratis online? Un falso storico (2.0)

di Alessandro Venturi. Aumentano i casi di servizi online a pagamento ma, a ben guardare, quanti tra gli utenti Internet sono disponibili a mettere mano al portafoglio?
di Alessandro Venturi. Aumentano i casi di servizi online a pagamento ma, a ben guardare, quanti tra gli utenti Internet sono disponibili a mettere mano al portafoglio?


Roma – Se esistono molte analogie fra l’evoluzione del Web e quella della radio, dal punto di vista del modello di comunicazione il medium tradizionale che più si avvicina al Web è la stampa. Questo se si tiene presente la distinzione fra push (spingere) e pull (tirare). Radio e TV spingono l’informazione verso la propria audience, secondo tempi stabiliti da chi trasmette; stampa e Web invece richiedono che siano gli individui a decidere quando “tirare” verso di sè l’informazione messa a disposizione. Mentre le trasmissioni radio-televisive sono imposte dall’alto, i contenuti del web sono proposti sì dall’alto, ma entro una gamma talmente vasta da dare la sensazione all’utente che si tratti di una vera e propria libera scelta.

Vi sono stati tentativi di applicare la modalità “push” anche nel Web, ma con risultati deludenti: i contenuti erano scarsi, e soprattutto la banda disponibile non reggeva il flusso continuo degli aggiornamenti in tempo reale. Del resto, che senso ha usare il Web in modalità push quando per questo vanno già benissimo TV e radio? Forse è solo una questione di tempo, prima che la tecnologia renda praticabile il modello radiotelevisivo anche in Rete. Al momento, però, il Web rimane un mezzo di comunicazione prevalentemente “pull”, in questo allineandosi alla stampa e ad altri mezzi tradizionali come ad esempio l’home video.

Si potrebbe pensare che la qualità dei contenuti informativi accessibili in rete non abbia ancora raggiunto quella della carta stampata. Ma il tempo dell’informazione spontanea in rete, delle pagine personali che fanno opinione è finito da un pezzo. Ora nel Web si trova gratis molto di quello che è disponibile a pagamento nelle edicole, soprattutto per quanto riguarda i quotidiani. Effettivamente, per quanto i motori di ricerca siano limitati, non è poi così difficile trovare nel Web molto di quanto si cerca. Ci si può allora chiedere se siamo arrivati ad un momento in cui i contenuti messi a disposizione in rete sono sufficientemente interessanti per spingere le persone a sborsare di tasca propria somme equivalenti a quelle che sono abituate a spendere dall’edicolante.

Prendiamo i siti dei principali quotidiani italiani e stranieri: nei casi in cui vengono messi a disposizione on-line gli articoli che si trovano nella versione stampata, abbiamo il medesimo contenuto che da una parte viene fruito gratuitamente, dall’altro viene fatto pagare. Che cosa succederebbe nel momento in cui anche i contenuti on-line divenissero a pagamento ? In passato, il New York Times ha dovuto recedere da tale proposito perché erano crollati i visitatori.

Altri segnali, non ultimi i forum di Punto Informatico, indicano che la disponibilità a mettere mano al portafogli da parte di chi è abituato ad usare la Rete è ben lungi dall’essere diffusa. E questo nonostante spesso nei siti si trovi molto di più di quanto contenuto nei giornali, sotto forma di articoli inediti, aggiornamenti, canali, forum di discussione. E’ possibile che i lettori Web al momento non siano gli stessi che continuano a pagare per il loro giornale preferito. Chi frequenta i siti dei giornali sovente è un nuovo lettore, che raramente o mai aveva acquistato l’equivalente cartaceo, e che si aspetta contenuti “gratis” come altrove nel Web.

Insomma, più che la distinzione fra le modalità di comunicazione push e pull, al momento sembrano contare di più le abitudini degli utenti. Le quali, in un sistema interattivo com’è Internet, contano di più che nei mercati tradizionali, ma fino a un certo punto. Nel caso del New York Times on-line, ripristinati i contenuti gratis, gli introiti pubblicitari non sono stati sufficienti per produrre profitti, e sono quindi seguiti numerosi licenziamenti. Attualmente, e non solo al New York Times, per finanziare molto del contenuto informativo della rete, alla pubblicità si devono affiancare i ricavi derivanti dall’off-line. Ma non bisogna dimenticare che a loro volta, i ricavi dei media cartacei derivano in gran parte dalla pubblicità.

Ecco dunque che il cerchio si chiude. Il grosso del contenuto del Web rimarrà gratuito finché gli editori avranno comunque ricavi on-line e off-line. Ciò che produrrà molto traffico, rimarrà gratuito. Per il resto, per le nicchie di mercato, per contenuti che interessano solo quote minoritarie di pubblico e dunque generano poco traffico, si svilupperà qualche forma di pagamento diretto. In fondo, non si tratta del vecchio modello di quella gran bufala chiamata TV interattiva ?

Alessandro Venturi

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23 02 2001
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