Microsoft, Google, Palantir, IBM, NVIDIA e Oracle. Gli uffici di queste Big Tech americane situati in territorio israeliano e in alcuni paesi del Medio Oriente sono tra i nuovi obiettivi militari dell’Iran. Lo ha confermato un esponente dell’IRGC (più precisamente del Khatam al-Anbiya Headquarters) attraverso l’agenzia stampa Tasnim News Agency ritenuta vicina al regime di Teheran. Lo stesso vale per le infrastrutture cloud presenti nell’area e controllate dalle aziende, così come per le banche e per i centri economici.
Guerra: le Big Tech USA nel mirino dell’Iran
L’avviso di non trovarsi entro un raggio di un chilometro dalle banche
non è certo rassicurante, come del resto qualsiasi altro proclama nel clima di terrore che ha invaso l’area dopo lo scoppio della guerra voluta da Stati Uniti e Israele a fine febbraio. È di oggi la notizia di un missile scagliato contro la base italiana a Erbil, nel Kurdistan iracheno.
Stando alla ricostruzione fornita, la lista delle Big Tech è stata stilata dall’Islamic Revolutionary Guard Corps dopo l’attacco messo a segno contro una banca di Teheran. Questo avrebbe esteso la portata del conflitto da una guerra regionale
a una guerra delle infrastrutture
.
Gli americani dovrebbero attendere le nostre contromisure e la nostra dolorosa risposta.
Non è citata Amazon, che però ha già subito danni quando all’inizio del mese. Alcuni droni hanno colpito i suoi data center situati negli Emirati Arabi Uniti e nel Bahrein. A motivare l’azione il fatto che l’azienda starebbe fornendo supporto alle attività militari e di intelligence dell’esercito americano.
Al termine del dodicesimo giorno di ostilità, sono oltre 1.300 i civili uccisi secondo i numeri ufficiali, 175 dei quali (in gran parte bambini) durante il bombardamento di una scuola nel sud dell’Iran. Il presidente Donald Trump si è dichiarato tranquillo a proposito della possibilità di un attacco diretto agli Stati Uniti.