HADOPI: Governo avvisato, mezzo salvato

di Guido Scorza - La definitiva approvazione della dottrina Sarkozy in Francia rischia di aprire le porte a una HADOPI all'italiana. Ecco perché non bisogna seguire quella strada

Roma – Lo scorso 28 ottobre, identificata con il numero 1311, la famigerata legge HADOPI è stata pubblicata sulla gazzetta ufficiale della repubblica francese ed una delle più temute minacce per la libertà della Rete dell’ultimo anno si è così trasformata in realtà. È facile prevedere che, nelle prossime settimane, il partito dell’antipirateria italiano tornerà a bussare energicamente alle porte del Palazzo per chiedere di “scongelare” le proposte di legge e le iniziative sin qui ibernate ed accelerarne il varo.

Sin qui, infatti, il dibattito a Bruxelles, sull’ormai famoso emendamento 138 nell’ambito dei lavori sul Pacchetto Telecom, e i dubbi di legittimità relativi all’HADOPI emersi in Francia hanno frenato e rallentato le azioni di governo in tema di antipirateria. Ne è un esempio eclatante il Comitato per la lotta contro la pirateria digitale e multimediale, costituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che avrebbe dovuto terminare i propri lavori in 60/90 giorni e che, a distanza di quasi un anno dall’insediamento, non ha fatto altro che svolgere qualche audizione.

HADOPI in italiano come si scriverà?
È questa la domanda che, a questo punto, bisogna porsi e porre al Palazzo mettendo, sin d’ora, nero su bianco alcuni concetti che il vecchio proverbio “uomo avvisato è mezzo salvato” suggerisce, che Parlamento e Governo abbiano chiari per evitare di sprecare tempo e risorse nel varo di una legge inutile, inapplicabile ed inopportuna. Ecco alcuni di questi concetti, a mio avviso, imprescindibili.

1. Niente forme di giustizia privata
Le indagini e le verifiche necessarie all’individuazione dei “presunti pirati” andranno compiute esclusivamente da soggetti pubblici, con esclusione, quindi, di ogni forma di coinvolgimento – diverso dalla denuncia – da parte dei titolari dei diritti d’autore, delle loro associazioni di categoria o della SIAE che, in Italia, continua a giocare – sotto la nuova etichetta di ente pubblico economico – a seconda delle circostanze, il ruolo, tecnicamente ambiguo, di soggetto pubblico o operatore privato, rappresentante degli interessi di categoria.

Non c’è spazio nel nostro Ordinamento per forme di giustizia privata o semiprivata nelle quali le indagini sono condotte dalle pretese vittime di un illecito. Questo è tanto più vero laddove – come rischia di accadere nell’HADOPI all’italiana – una sanzione tanto grave come la disconnessione dalla Rete potrà essere comminata all’esito di un procedimento sommario nel quale il diritto alla difesa dell’imputato sarà, almeno in prima battuta, attenuato e sacrificato sull’altare dell’esigenza – già di per sé difficile da condividere – di sanzioni rapide ed efficaci.

2. La responsabilità penale è personale
L’art. 27 della nostra Costituzione prevede che la responsabilità penale è personale. Si tratta di un principio che, come ricordava già l’On. Moro proponendone l’approvazione alla prima sottocommissione dell’Assemblea Costituente il 18 settembre del 1946 “è un’affermazione di libertà e di civiltà”. In tale contesto è ovvio che l’HADOPI all’italiana non potrà, in alcun modo, derogare a tale principio in nome dell’asserita difficoltà di individuare la persona cui imputare la violazione degli altrui diritti di proprietà intellettuale e non potrà, pertanto, traslare la responsabilità per tale condotta dal suo autore materiale al titolare delle risorse di connettività utilizzate per porre in essere la pretesa violazione.

È quanto accadrebbe qualora si introducesse nel nostro Ordinamento un obbligo a carico del titolare del contratto di fornitura di risorse di connettività di vigilare affinché tali risorse non siano utilizzate per la violazione di altrui diritti d’autore. Si tratterebbe, infatti – nonostante lo sforzo compiuto, attraverso una fictio iuris , di rendere tale responsabilità autonoma da quella per violazione dei diritti di proprietà intellettuale – di un’evidente tentativo di eludere il citato principio: alla mancata vigilanza, in realtà, verrebbe attribuito il valore di una partecipazione alla violazione, partecipazione, peraltro, tanto grave e determinante da giustificare una restrizione della libertà personale quale la perdita del diritto di accesso alla Rete. È una strada che non si può e comunque non si deve percorrere.

L’Italia è un Paese con sacche di analfabetismo informatico ampie e diffuse, distribuite a macchia di leopardo sul territorio, e la gestione ed il controllo delle reti WiFi domestiche, professionali ed aziendali è tutt’altro che soddisfacente per limiti culturali, tecnologici e politici. In un simile contesto – del quale non si può non tener conto in una prospettiva de iure condendo – imporre al titolare di un contratto per la fornitura di risorse di connettività l’obbligo di vigilare che la propria Rete non venga usata per effettuare download non autorizzati di contenuti protetti da diritto d’autore significa, nella sostanza, configurare in capo a tale soggetto una sorta di responsabilità oggettiva. Come si fa, nell’attuale contesto socio-culturale, a pretendere l’adempimento ad un tale obbligo di custodia in un ufficio, in una piccola azienda, in una multinazionale, in un’università o, magari, in un ufficio pubblico?

Sin qui il perché tale soluzione risulterebbe in contrasto con la nostra carta costituzionale. Vi è poi una ragione di inopportunità che, egualmente, suggerisce di astenersi dal percorrere tale strada. Collegare alla titolarità di talune risorse di connettività responsabilità tanto gravi rischia, infatti, di innescare dinamiche per le quali si avrà paura di disporre di certe risorse e si sarà oltre misura “gelosi” del loro utilizzo da parte di terzi nell’ambito di qualsivoglia genere di comunità: familiare, lavorativa o universitaria. Tali dinamiche non faranno che aumentare il divario digitale che già affligge il Paese.

Per tutelare gli interessi di un’industria o, meglio ancora, con l’ambizione – destinata a rimanere frustrata – di tutelare gli interessi economici di un’industria, si rallenterà ulteriormente l’innovazione del Paese e se ne frenerà lo sviluppo culturale, politico ed economico. È bene pensarci prima che sia troppo tardi.

3. Internet strumento di diritti civili e politici
Il Codice dell’amministrazione digitale e l’incredibile apparato normativo – probabilmente persino sovradimensionato rispetto agli obiettivi perseguiti ed alle reali possibilità di raggiungerli – varati negli ultimi anni in vista della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione hanno posto le risorse telematiche e gli strumenti informatici al centro dei rapporti tra amministrazione e cittadini e li hanno resi strumento privilegiato – e in alcuni casi esclusivo – di esercizio di taluni diritti civili e politici. Nei prossimi anni auspicabilmente il dialogo tra PA e cittadino avverrà esclusivamente online. In tale contesto è evidente che in nessun caso l’irrogazione di una sanzione per omessa vigilanza delle proprie risorse di connettività potrà comportare per un intero nucleo familiare l’impossibilità di esercitare – per un periodo più o meno lungo di tempo – i propri diritti civili e politici.

Sembra evidente ma, considerata l’ostinazione di molti nell’esigere soluzioni stile HADOPI, giova ribadirlo che non si può, in Italia, nel 2009, precludere a tutti i membri di una comunità più o meno ampia che condividono una medesima risorsa di connettività di richiedere un certificato anagrafico o di prenotare un esame medico solo perché uno di loro è sospettato di aver scaricato un film di troppo via peer to peer.

La proprietà intellettuale costituisce – come ho già scritto – un pilastro insopprimibile della società dell’informazione, ma i diritti civili e politici vengono prima.

4. Prove e procedimenti andranno gestiti a norma di legge
La legge HADOPI appena varata in Francia richiede, affinché i precetti in essa contenuti divengano applicabili, una complessa ed assai costosa attività di implementazione. Si tratta di un profilo del quale ormai si discute da tempo, in Francia come nel Regno Unito, e non manca chi ha già fatto osservare che, probabilmente, i costi di realizzazione del sistema antipirateria firmato HADOPI saranno superiori rispetto ai benefici che il sistema garantirà all’industria audiovisiva.

A prescindere, tuttavia, da tali profili, il “sistema HADOPI”, una volta a regime, riposerà su una complessa attività di acquisizione di dati ed informazioni di carattere personale, di conservazione e repertamento di prove informatiche e di comunicazioni elettroniche tra l’Autorità di controllo, i provider e gli utenti. Tale sistema – più facile a tradursi in norma di legge che ad implementarsi – dovrà, naturalmente, essere realizzato ed attuato nel rispetto della vigente disciplina sulla tutela della privacy e della riservatezza e, soprattutto – e si tratta di uno dei tanti aspetti, credo, sottovalutati dal partito italiano antipirateria – del Codice dell’amministrazione digitale che ha, ormai, fissato rigide regole in materia di efficacia probatoria dei documenti informatici così come delle comunicazioni elettroniche.

In tale contesto normativo – dal quale il legislatore non potrà prescindere allorquando tenterà di assecondare le richieste dell’industria audiovisiva, emulando il legislatore francese – sembra francamente arduo ipotizzare che sia possibile implementare, in Italia, un sistema antipirateria stile HADOPI.
Tanto per fare alcuni esempi, i file contenenti le presunte prove delle condotte di violazione dei diritti di proprietà intellettuale andranno tutti acquisiti nel rispetto delle best practice formatesi nel mondo della forensics e conservati su documenti informatici firmati digitalmente mentre i warning che l’Autorità dovrà indirizzare ai titolari delle risorse di connettività coinvolti in pretese violazioni dei diritti di proprietà intellettuale andranno trasmessi o con la vecchia, cara e costosa raccomandata con avviso di ricevimento o, se il destinatario rientrerà nel novero dei fortunati ai quali il Ministro Brunetta sta per regalare un indirizzo PEC, a mezzo posta elettronica certificata.
Ogni altra soluzione consentirebbe ai legali dei presunti pirati di sgretolare, a norma di legge, l’ipotesi dell’accusa ed impedirebbe al Giudice di irrogare qualsivoglia sanzione. Dura lex sed lex, non solo per i pirati ma anche per le Autorità di controllo e le major dell’audiovisivo.

Siamo sicuri che valga la pena spendere tanti soldi ed investire tante risorse per implementare un sistema destinato ad implodere nelle aule di giustizia?

5. La riparazione per ingiustificata disconnessione
Non c’è dubbio che, nella società dell’informazione, essere privati, per un periodo più o meno lungo, dell’accesso ad ogni risorsa di connettività costituisce una importante limitazione della propria libertà personale.

In tale contesto è ovvio che allorquando si porrà mano alla legge HADOPI all’italiana occorrerà prevedere un meccanismo di automatica equa riparazione per tutte quelle ipotesi – che appaiono destinate ad essere numerose e frequenti in ragione del carattere sommario dei procedimenti ai quali si vuole affidare l’irrogazione delle sanzioni – in cui all’esito di un giudizio a cognizione piena dovesse risultare che il titolare di una risorsa di connettività ne sia stato ingiustamente privato per un errore dell’Autorità.

Tenuto conto che le risorse di connettività sono ormai divenute – almeno per quel 50 per cento della popolazione che ne dispone – protagoniste indiscusse della vita lavorativa così come di quella di relazione e prezioso ed in taluni casi unico strumento di esercizio di diritti civili e politici, il risarcimento dei danni che competerà ai presunti pirati che dovessero risultare innocenti potrebbe essere a diversi zeri…
Sarà sempre lo Stato – e quindi noi – a pagare per gli inevitabili errori commessi all’unico fine di tutelare i diritti e gli interessi di un’industria di settore.

Mi fermo qui ma l’elenco degli aspetti di criticità connessi all’adozione nel nostro Paese di una legge HADOPI potrebbe proseguire ancora a lungo.

Buon senso e ragionevolezza suggerirebbero, pertanto, di astenersi dall’intraprendere un percorso tutto in salita e concentrare, piuttosto, gli sforzi sulla ricerca di soluzioni diverse, più creative e, soprattutto, idonee a rinsaldare il rapporto tra l’industria audiovisiva ed i propri consumatori piuttosto che a creare, tra la prima ed i secondi, ulteriori barriere ideologiche e culturali che non faranno, naturalmente, che indurre i secondi – come già accaduto ad ogni precedente giro di vite del legislatore in materia di antipirateria – a sviluppare ed utilizzare sistemi e tecnologie da pochi euro e due click idonei ad eludere ogni sforzo di applicazione delle regole e a far salire di livello dell’eterna rincorsa tra guardie e ladri.

Non credo, tuttavia, che tali riflessioni basteranno a far cambiare idea all’industria audiovisiva che, probabilmente, non ha interesse ad una legge antipirateria effettivamente applicabile ma è disponibile ad accontentarsi di una legge – come ce ne sono già tante – che rappresenti una minaccia per i fruitori di contenuti digitali, e che possa essere propagandisticamente utilizzata per disincentivarli dall’utilizzo di certe tecnologie ritenute pericolose.

Una legge-minaccia, tuttavia, è più pericolosa di una legge effettivamente applicabile perché, a differenza della seconda, non consente agli utenti di poter contare sulle garanzie offerte da un giusto processo e li induce a ispirare i propri comportamenti alla semplice paura di vedersi irrogare una sanzione.
È per questo che non ci si può accontentare di leggere e pensare che l’HADOPI italiana non sarà applicabile perché la sua semplice entrata in vigore rischia di produrre conseguenze peggiori di quelle che produrrebbe la sua applicazione.

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione
www.guidoscorza.it

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  • Antonio Carlucci scrive:
    SimplyItaly – Google Maps Meets Twitter
    #SimplyItaly Google Maps Meets Twitter Lists http://bit.ly/SimplyItalySeleziona la provincia in cui vivi, clicca sul link "twittaci" e posta il tuo tweet. Entrerai a far parte della community di SimplyItaly, il primo tentativo in Italia di censimento della popolazione di Twitter. Cosa aspetti: twittaci dove sei e saprai chi twitta intorno a te!!
  • invasore scrive:
    Privato...
    Ma come c'è ancora qualcuno che crede che i sociall network abbiano qualcosa di privato? I dati sono a disposizione di chiunque paghi abbastanza o sappia sfruttare le numerose falle nei programmi e nella consapevolezza degli utenti.. Che vengano i search sociali chiunque creda che i propri dati su un social network sono al sicuro si merita di essere esposto in pubblica piazza...
  • canguro di scorta scrive:
    Educazione necessaria ...
    La minima educazione necessaria è saper distinguere un luogo PUBBLICO da uno PRIVATO e capire cosa è un computer collegato alla rete.Altrimenti finiamo come quelli che definiscono le telecamere per strada una "invasione della privacy" e poi lasciano l'EMAIL ai siti XXXXX.I dati che ho voluto pubblicare sul profilo facebook, sono il mio nome, il mio cognome il lavoro che faccio e la mia età ma non ho pensato nemmeno per un momento che quei dati fossero privati.Quando mi hanno chiesto il numero di cellulare per evitare di rompermi le palle ogni 2 minuti con in captcha, ho preferito farmi rompere le palle con i captcha.Chiaro no ?
  • Camminando Scalzi scrive:
    Quando G dominerà il mondo
    Il problema sarà l'uso che Google farà delle info su tutti noi..Siamo schedati tutti. Finirà come "The Island"------Fenomeno G analizzato da noi:http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/storiagoogle.html
    • canguro di scorta scrive:
      Re: Quando G dominerà il mondo
      Fenomeno G analizzato da noi:
      http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/storiagooCioè ci accorgeremo di essere tutti cloni di celebrità e ci useranno come banca organi ?
  • Eretico scrive:
    Precisazione.
    " ...a questo punto, quando la potenza delle ricerche sarà capace di scandagliare anche i luoghi privati della vita di Rete, il danno sarà probabilmente fatto. "I "luoghi privati della rete" ? Nella rete, almeno in quella ufficiale, non esistono luoghi privati. Forse è questo l'errore che fanno molti.
    • MeX scrive:
      Re: Precisazione.
      - Scritto da: Eretico
      " ...a questo punto, quando la potenza delle
      ricerche sarà capace di scandagliare anche i
      luoghi privati della vita di Rete, il danno sarà
      probabilmente
      fatto. "

      I "luoghi privati della rete" ? Nella rete,
      almeno in quella ufficiale, non esistono luoghi
      privati. Forse è questo l'errore che fanno
      molti.ricambio il quote! :)
  • MeX scrive:
    articolo un po' abbozzato...
    definire e liquidare Google Wave con la parola "caotico" mi sembra sintomo di un articolo scritto un po' in fretta e furia... sarebbe l'equivalente di liquidare GMAIL ai suoi albori definendolo "l'ennesimo servizio di webmail infarcito di pubblicitá adSense invasiva della privacy"Insomma, anche lo scenario catastrofico per la ricerca dei motori di ricerca nei siti social... considerare Facebook o chi per lui un luogo "privato" resta a mio avviso un errrore di valutazione grossolano, al massimo ci si deve "contenere" e tenere a "mente" che anche se social é pur sempre un sito "pubblico"Insomma, anche i forum sono "social" senza scomodare il WEB2.0 e pure le mailinglist (senza scomodare il WEB1.0) alla fine sta a chi utilizza il mezzo a capire cosa sta usando...Per le comunicazioni private ci sono le emails (ma attenzione ai CC! :) )
    • Uffa scrive:
      Re: articolo un po' abbozzato...
      - Scritto da: MeX
      definire e liquidare Google Wave con la parola
      "caotico" mi sembra sintomo di un articolo
      scritto un po' in fretta e furia... Avessi un invito per google waves, probabilmente potrei dirti se hai ragione o no... ma non avendolo SIGH!
      • MeX scrive:
        Re: articolo un po' abbozzato...
        anche avessi l'invito ad ora puoi dire cosa vuoi tranne che é caotico visto che ci sono pochi utenti che lo usano, e poi é un tool che ha senso di essere usato in condivisione con gruppi di lavoro.Io non l'ho usato, peró ho visto la presentazione di piú di un'ora (cerca google wave su youtube)Inoltre, essendo appunto in beta e in fase di lancio mi chiedo come Mantellini possa essersi fatto giá un'idea cosí precisa
        • iRoby scrive:
          Re: articolo un po' abbozzato...
          Penso anch'io che Mantellini come Calamari ogni tanto esagerino per uscire con l'articolo sensazionalistico apposta per creare hype nella eZine...Però se la funzione di search nei Social Network avrà la potenza del Google motore di ricerca del web classico, potremo prevedere una reperibilità delle nostre vicende all'interno dei social network, con un'efficienza alla pari delle ricerche nel web classico.E ciò se non mi spaventa, comunque mi fa riflettere...
          • MeX scrive:
            Re: articolo un po' abbozzato...
            in parte si... ma nessuno ti impone fino a che livello "condividere" in siti sociali la tua sfera privata.Il punto é sempre alla fine, che uso fai tu del mezzo.La cosa importante é educare il piú possibile le nuove generazioni al concetto di "privacy" e "riservatezza"
          • Valeren scrive:
            Re: articolo un po' abbozzato...
            Io non uso FB e simili: finirei per "non esistere".Oppure potrei spacciarmi per qualcun altro e rovinargi la vita nei secoli dei secoli amen.
          • MeX scrive:
            Re: articolo un po' abbozzato...
            io non avevo il cellulare quando iniziava a diffondersi, e a volte "mancavo" appuntamenti o ritrovi perché ci sia avvisava con un giro di SMS...La tecnologia impone l'utilizzo di certi mezzi, chiaramente se si é interessati ad usarli, se l'isolamento é una scelta é molto piú facile isolarsi ora che in passato!
          • Eretico scrive:
            Re: articolo un po' abbozzato...
            Concordo pienamente.
    • CCC scrive:
      Re: articolo un po' abbozzato...
      - Scritto da: MeX
      definire e liquidare Google Wave con la parola
      "caotico" mi sembra sintomo di un articolo
      scritto un po' in fretta e furia... si... caotico è decisamente aggettivo troppo benevolo...
      sarebbe
      l'equivalente di liquidare GMAIL ai suoi albori
      definendolo "l'ennesimo servizio di webmail
      infarcito di pubblicitá adSense invasiva della
      privacy"complimenti: definizione di rara precisione
      Insomma, anche lo scenario catastrofico per la
      ricerca dei motori di ricerca nei siti social...si... infatti sarà anche peggio
      considerare Facebook o chi per lui un luogo
      "privato" resta a mio avviso un errrore di
      valutazione grossolano, al massimo ci si deve
      "contenere" e tenere a "mente" che anche se
      social é pur sempre un sito
      "pubblico"anche se sembrerebbe essere un errore di valutazione grossolano molto molto molto comunemente diffuso
      Insomma, anche i forum sono "social" senza
      scomodare il WEB2.0 e pure le mailinglist (senza
      scomodare il WEB1.0) alla fine sta a chi utilizza
      il mezzo a capire cosa sta
      usando...da sempre chi ha/gestisce il potere fa qualsiasi cosa proprio perché il "popolo" NON capisca... più la gente è "semplice" più è "semplice" condizionarla e controllarla
      Per le comunicazioni private ci sono le emails
      (ma attenzione ai CC! :)comunicazioni private??? con email su caselle tipo gmail, yahoo ecc.???boh
      • MeX scrive:
        Re: articolo un po' abbozzato...

        si... caotico è decisamente aggettivo troppo
        benevolo...quindi stai testando la beta condividendo le tue waves con quante persone? o parli all'ombra di un preconcetto?
        complimenti: definizione di rara precisioneok, ho capito, sei quello del club "il male del mondo é Google"
        si... infatti sarà anche peggiopeggio di cosí? no dai impossibile! :)
        anche se sembrerebbe essere un errore di
        valutazione grossolano molto molto molto
        comunemente
        diffusoed é colpa di chi valuta o del mezzo?
        da sempre chi ha/gestisce il potere fa qualsiasi
        cosa proprio perché il "popolo" NON capisca...
        più la gente è "semplice" più è "semplice"
        condizionarla e
        controllarlala gente É semplice.Mai come ora la cultura é cosí accessibile, l'informazione cosí indipendente (su internet si intende eh!)In internet ci sono i XXXXX, i giochini in flash e le informazioni, sta alla persona passare il tempo sulla cosa che la soddisfa di piú, é facile mettere nelle mani di pochi i problemi del mondo :)
        comunicazioni private??? con email su caselle
        tipo gmail, yahoo
        ecc.???
        boha meno che non ti faccia la tua rete cablando le case anche avere la posta su un tuo mail server interno non ti garantisce privacy al 100% (i tuoi dati passano cmq per un ISP)Se ho qualcosa di intimo da condividere lo faccio faccia a faccia (in effetti non controllo se ci sono cimici in casa... peró forse é solo sintomo di sanitá mentale!)
        • CCC scrive:
          Re: articolo un po' abbozzato...
          - Scritto da: MeX

          si... caotico è decisamente aggettivo troppo

          benevolo...

          quindi stai testando la beta condividendo le tue
          waves con quante persone? o parli all'ombra di un
          preconcetto?all'ombra dell'ultimo sole

          complimenti: definizione di rara precisione

          ok, ho capito, sei quello del club "il male del
          mondo é
          Google"non è Il male del mondo, solo uno dei tanti

          si... infatti sarà anche peggio

          peggio di cosí? no dai impossibile! :)sicuro? ci vuoi scommettere?

          anche se sembrerebbe essere un errore di

          valutazione grossolano molto molto molto

          comunemente

          diffuso

          ed é colpa di chi valuta o del mezzo?di chi valuta, ma soprattutto di chi detiene il (i) mezzo(i) potendo condizionare chi valuta

          da sempre chi ha/gestisce il potere fa qualsiasi

          cosa proprio perché il "popolo" NON capisca...

          più la gente è "semplice" più è "semplice"

          condizionarla e

          controllarla

          la gente É semplice.appunto
          Mai come ora la cultura é cosí accessibile,
          l'informazione cosí indipendente (su internet si
          intende
          eh!)dipende anche da cosa si intende per cultura e informazione... proprio sicuro che ciò che ora è tanto accessibile sia davvero "cultura" e "informazione"? o anche questa tua (diffusa) convinzione non è altro che frutto di sapiente condizionamento?...
          In internet ci sono i XXXXX, i giochini in flash
          e le informazioni, spesso il confine è moooolto labile
          sta alla persona passare il
          tempo sulla cosa che la soddisfa di piú, beh... allora sicuramente il XXXXX!
          é facile
          mettere nelle mani di pochi i problemi del mondo
          :)vero soprattutto perché SONO nelle mani di pochi... quelli che prendono le decisioni "tecniche" al WTO... una ventina di persone più i pochi che ci stanno dietro...

          comunicazioni private??? con email su caselle

          tipo gmail, yahoo

          ecc.???

          boh

          a meno che non ti faccia la tua rete cablando le
          case anche avere la posta su un tuo mail server
          interno perché no? non è poi così difficile
          non ti garantisce privacy al 100% (i tuoi
          dati passano cmq per un
          ISP)esiste anche la crittografia...
          Se ho qualcosa di intimo da condividere lo faccio
          faccia a faccia (in effetti non controllo se ci
          sono cimici in casa... peró forse é solo sintomo
          di sanitá
          mentale!)tranquillo difficile che ci siano... a che servirebbe spreacare tempo e denaro con le cimici quando oggi quasi tutta la gente "rivela" spontaneamente (cellulare, tv on-demand a pagamento, webmail, chat, social network, servizi cloud, ec...) qualsiasi informazione o dato personale?
          • MeX scrive:
            Re: articolo un po' abbozzato...

            non è Il male del mondo, solo uno dei tantidai fammi la lista! vediamo se combacia a quella solita ;)
            sicuro? ci vuoi scommettere?no, non mi piace l'azzardo
            di chi valuta, ma soprattutto di chi detiene il
            (i) mezzo(i) potendo condizionare chi
            valutavebbeh, se prendi due posizione contrastanti e ti contraddici in una frase non andiamo molto lontano
            dipende anche da cosa si intende per cultura e
            informazione... proprio sicuro che ciò che ora è
            tanto accessibile sia davvero "cultura" e
            "informazione"? o anche questa tua (diffusa)
            convinzione non è altro che frutto di sapiente
            condizionamento?...penso che sei uno di quelli che usa le parole senza conoscerne il significato, o tende a dare ad ogni concetto un colore "soggettivo", in questo caso mi sembra tu stia dando un colore "snob/borghese" al termine cultura e informazione.C'è la cultura del calcio balilla e questa sera mangio pasta al pesto, puoi accedere alla cultura del calcio balilla se vuoi, e la pasta al pesto è un'informazione, hai altro da chiedere?

            In internet ci sono i XXXXX, i giochini in flash

            e le informazioni,

            spesso il confine è moooolto labilee con ciò?
            beh... allora sicuramente il XXXXX!ovvio! :)
            vero soprattutto perché SONO nelle mani di
            pochi... quelli che prendono le decisioni
            "tecniche" al WTO... una ventina di persone più i
            pochi che ci stanno dietro...mi dispiace che tu sottovaluti (non mi viene il congiuntivo) così tanto la tua persona ed individualità
            perché no? non è poi così difficilequindi perchè non lo fai?
            esiste anche la crittografia...e tu la usi sempre e comunque? perchè altrimenti sei un chiacchierone ;)
            tranquillo difficile che ci siano... a che
            servirebbe spreacare tempo e denaro con le cimici
            quando oggi quasi tutta la gente "rivela"
            spontaneamente (cellulare, tv on-demand a
            pagamento, webmail, chat, social network, servizi
            cloud, ec...) qualsiasi informazione o dato
            personale?qui c'è solo un luogo comune dietro l'altro
    • pippuz scrive:
      Re: articolo un po' abbozzato...
      - Scritto da: MeX
      definire e liquidare Google Wave con la parola
      "caotico" mi sembra sintomo di un articolo
      scritto un po' in fretta e furia... ho la fortuna di poter dire (avendolo) che per ora Google Wave è abbastanza caotico, ma che, ciononostante, si intravedono già delle potenzialità. Per il momento, però, G.W. gioca ancora troppo su queste "potenzialità", non ha ancora preso una strada che permetta di capire come alcune funzioni vadano correttamente gestite, come si facciano determinate cose, come si possano togliere determinate cose, etc... Se da un lato questo è normale (è in beta, limitato ad un relativamente ristretto numero di utenti, gli utenti devono anche loro abituarsi ai nuovi concetti e/o utilizzi), dall'altro per il momento lo strumento, nonostante alcune "chicche", è ancora "grezzo", abbastanza caotico (soprattutto per quanto riguarda i gadget), lento. Non ho dubbi che con il tempo crescerà, ma per ora la mia opinione è la stessa di Mantellini: caotico.il tutto IMHO, sia chiaro.
      sarebbe
      l'equivalente di liquidare GMAIL ai suoi albori
      definendolo "l'ennesimo servizio di webmail
      infarcito di pubblicitá adSense invasiva della
      privacy"beh, con tutto rispetto parlando, anche per Gmail è servito un po' di tempo per diventare quel servizio che è ora. Quando fui invitato, la differenza più significativa rispetto ad altri servizi era che Gmail metteva a disposizione uno spazio molto più ampio e pochissimo di più.
      Insomma, anche lo scenario catastrofico per la
      ricerca dei motori di ricerca nei siti social...
      considerare Facebook o chi per lui un luogo
      "privato" resta a mio avviso un errrore di
      valutazione grossolano, al massimo ci si deve
      "contenere" e tenere a "mente" che anche se
      social é pur sempre un sito
      "pubblico"d'accordissimo.
      Insomma, anche i forum sono "social" senza
      scomodare il WEB2.0 e pure le mailinglist (senza
      scomodare il WEB1.0) alla fine sta a chi utilizza
      il mezzo a capire cosa sta
      usando...secondo me, la differenza è che mentre in un forum (come pure in una mailing list) si parla di un dato argomento (a meno che non si vada OT, ma è un altro discorso), su fb et similia ciò che viene "esposto" non sono le nostre idee su un determinato argomento, ma siamo noi stessi (oltra a quello che *pensiamo*, c'è quello che noi *siamo*, quello che facciamo ogni giorno, con tanto di "stato", foto e via dicendo).
      Per le comunicazioni private ci sono le emails
      (ma attenzione ai CC! :)
      )sante parole, attenzione alle CC!
      • MeX scrive:
        Re: articolo un po' abbozzato...

        ho la fortuna di poter dire (avendolo) che per
        ora Google Wave è abbastanza caotico, ma che,
        ciononostante, si intravedono già delle
        potenzialità. Per il momento, però, G.W. gioca
        ancora troppo su queste "potenzialità", non ha
        ancora preso una strada che permetta di capire
        come alcune funzioni vadano correttamente
        gestite, come si facciano determinate cose, come
        si possano togliere determinate cose, etc... Se
        da un lato questo è normale (è in beta, limitato
        ad un relativamente ristretto numero di utenti,
        gli utenti devono anche loro abituarsi ai nuovi
        concetti e/o utilizzi), dall'altro per il momento
        lo strumento, nonostante alcune "chicche", è
        ancora "grezzo", abbastanza caotico (soprattutto
        per quanto riguarda i gadget), lento. Non ho
        dubbi che con il tempo crescerà, ma per ora la
        mia opinione è la stessa di Mantellini:
        caotico.

        il tutto IMHO, sia chiaro.almeno hai argomentato! e poi appunto come dici si tratta di una BETA!
        beh, con tutto rispetto parlando, anche per Gmail
        è servito un po' di tempo per diventare quel
        servizio che è ora. Quando fui invitato, la
        differenza più significativa rispetto ad altri
        servizi era che Gmail metteva a disposizione uno
        spazio molto più ampio e pochissimo di
        più.ovvio, cosa aveva in piú fin dall'inizio era il sistema delle "conversazioni"
        secondo me, la differenza è che mentre in un
        forum (come pure in una mailing list) si parla di
        un dato argomento (a meno che non si vada OT, ma
        è un altro discorso), su fb et similia ciò che
        viene "esposto" non sono le nostre idee su un
        determinato argomento, ma siamo noi stessi (oltra
        a quello che *pensiamo*, c'è quello che noi
        *siamo*, quello che facciamo ogni giorno, con
        tanto di "stato", foto e via
        dicendo).in parte é vero, ció non toglie che su FB anche se c'é scritto "cosa stai pensando?" non scrivo "cosa sto pensando" ma scrivo "quello che voglio dire ai miei amici in questo momento"Come dicevo, il punto é educare le nuove generazioni al corretto utilizzo degli strumenti informatici di oggi
        sante parole, attenzione alle CC!;)
        • pippuz scrive:
          Re: articolo un po' abbozzato...

          almeno hai argomentato! il topic (bando all'esterofilia, l'argomento) di cui Mantellini voleva scrivere non era tanto Wave, quanto sul "Search che domina il mondo". Nell'introduzione ha ricordato alcuni dei servizi di BigG, dando se vuoi un giudizio sommario sui più recenti, ma che può restare tale non essendo il "cuore" del discorso.
          e poi appunto come dici
          si tratta di una
          BETA!si giudica il prodotto in base a quello che è, non in base a quello che potrebbe diventare. Per dire, se dovevamo aspettare che Gmail uscisse dalla beta, per darne un giudizio...
          in parte é vero, ció non toglie che su FB anche
          se c'é scritto "cosa stai pensando?" non scrivo
          "cosa sto pensando" ma scrivo "quello che voglio
          dire ai miei amici in questo momento"non vale per tutti, ma direi che non è questo il punto del discorso, quindi vabbé.
          Come dicevo, il punto é educare le nuove
          generazioni al corretto utilizzo degli strumenti
          informatici di oggicome detto sono d'accordissimo, però non mi sfugge la pericolosità di questo legame social network - motori di ricerca. Per fare un esempio banale: mia sorella, appena fb ne ha conXXXXX la possibilità, ha modificato le proprie impostazioni in maniera da rendere le informazioni su di lei meno visibili (più "private") possibile (non mi dilungo sulle impostazioni scelte); ciononostante, cercando nome e cognome nella ricerca per immagini, la sua foto del profilo di fb è seconda in Bing e terza in Google: non proprio il massimo della vita, se questo succede pur facendo attenzione a come si gestiscono i propri dati.
          • MeX scrive:
            Re: articolo un po' abbozzato...

            il topic (bando all'esterofilia, l'argomento) di
            cui Mantellini voleva scrivere non era tanto
            Wave, quanto sul "Search che domina il mondo".
            Nell'introduzione ha ricordato alcuni dei servizi
            di BigG, dando se vuoi un giudizio sommario sui
            più recenti, ma che può restare tale non essendo
            il "cuore" del
            discorso.perfetto, ma allora cosa centra google Wave ancora in beta, di cui non si conoscono gli sviluppi futuri?Ok, lo ha fatto google ed é un "servizio social" ma cosa centra con FB e affini? insomma, mi sembrava un po' buttata li per da discredito a Google, ma magari é una mia impressione.
            si giudica il prodotto in base a quello che è,
            non in base a quello che potrebbe diventare. Per
            dire, se dovevamo aspettare che Gmail uscisse
            dalla beta, per darne un
            giudizio...se devi dare un giudizio di un prodotto in uno "scenario" futuro mi sembra fondamentale invece evitare di prendere in analisi prodotti ancora in "divenire"Sarebbe come non comprare una Punto usata perché la nuova Punto da problemi
            come detto sono d'accordissimo, però non mi
            sfugge la pericolosità di questo legame social
            network - motori di ricerca. Per fare un esempio
            banale: mia sorella, appena fb ne ha conXXXXX la
            possibilità, ha modificato le proprie
            impostazioni in maniera da rendere le
            informazioni su di lei meno visibili (più
            "private") possibile (non mi dilungo sulle
            impostazioni scelte); ciononostante, cercando
            nome e cognome nella ricerca per immagini, la sua
            foto del profilo di fb è seconda in Bing e terza
            in Google: non proprio il massimo della vita, se
            questo succede pur facendo attenzione a come si
            gestiscono i propri
            dati.il fatto che google trovi la mia faccia cercando nome e cognome é un servizio, se un mio amico mi cerca, mi puó trovare.Se ti iscrivi su FB e pubblichi foto é perché vuoi farti trovare!Io mi "incazzerei" se cercando il mio nome trovi la mia email con la password per entrare nel mio account bancario o il mio numero di carta di credito, ma se scrivo il mio numero di carta di credito su FB sono io lo stupido, non google il colpevole
          • pippuz scrive:
            Re: articolo un po' abbozzato...
            Rispondendo alle cose IT, sul resto non vale la pena discutere:
            il fatto che google trovi la mia faccia cercando
            nome e cognome é un servizio, se un mio amico mi
            cerca, mi puó trovare.Se io ho un sito, posso "dire" a Google e amici di non indicizzare il mio sito. Su fb posso dire di limitare il più possibile le mie informazioni, ma queste, stando ai fatti, vengono trovate pure da un motore di ricerca, che è esattamente il risultato contrario allo scopo delle limitazioni che ho messo.
            Se ti iscrivi su FB e pubblichi foto é perché vuoi farti trovare!Non è questo il punto. Il punto è che pure nel caso imponga a fb di fare un certo uso delle mie informazioni, succede che queste informazioni non sono tutelate come io ho scelto.
            Io mi "incazzerei" se cercando il mio nome trovi
            la mia email con la password per entrare nel mio
            account bancario o il mio numero di carta di
            credito, ma se scrivo il mio numero di carta di
            credito su FB sono io lo stupido, non google il colpevoleQuando dai i dati della tua carta di credito ad un sito di commercio elettronico, vuoi che i tuoi dati siano utilizzati con forti limitazioni, previste dal contratto che devi accettare per usufruire del servizio. Non è che perché gli dai quei dati, lui può metterli su un database accessibile da Google. Nel caso di fb è lo stesso: tu gli dai quei dati per essere utilizzati soltanto in quel contesto, non per altri; questo soprattutto nel caso che in cui imponi forti limitazioni.
          • MeX scrive:
            Re: articolo un po' abbozzato...

            Se io ho un sito, posso "dire" a Google e amici
            di non indicizzare il mio sito. pacifico, il sito é TUO ;)
            Su fb posso dire
            di limitare il più possibile le mie informazioni,
            ma queste, stando ai fatti, vengono trovate pure
            da un motore di ricerca, che è esattamente il
            risultato contrario allo scopo delle limitazioni
            che ho messo.se é eseplicitato che la foto del profilo non deve apparire allora é un problema che va segnalato a FB
            Non è questo il punto. Il punto è che pure nel
            caso imponga a fb di fare un certo uso delle mie
            informazioni, succede che queste informazioni non
            sono tutelate come io ho scelto.se sei sicuro che le informazioni che trovi su google non dovrebbero apparire é un bug di Facebook... o magari sono dati residui nella cache di google?
            Quando dai i dati della tua carta di credito ad
            un sito di commercio elettronico, vuoi che i tuoi
            dati siano utilizzati con forti limitazioni,
            previste dal contratto che devi accettare per
            usufruire del servizio. ovvio!
            Non è che perché gli dai
            quei dati, lui può metterli su un database
            accessibile da Google. ovvio, e se succedesse tale sito ne passerebbe delle belle :)
            Nel caso di fb è lo
            stesso: tu gli dai quei dati per essere
            utilizzati soltanto in quel contesto, non per
            altri; questo soprattutto nel caso che in cui
            imponi forti
            limitazioni.se le limitazioni imposte dicono "la foto del profilo non verrá indicizzata" e lo é allora c'é un problema, altrimenti, ora che hai attivato dali limitazioni e non ti soddisfano puoi evitare di usare un servizio che ritieni troppo invasivo
          • pippuz scrive:
            Re: articolo un po' abbozzato...

            se sei sicuro che le informazioni che trovi su
            google non dovrebbero apparire é un bug di
            Facebook... o magari sono dati residui nella
            cache di google?io ho detto a fb che le mie foto possono essere viste soltanto dai miei amici (dico io, ma intendo nel caso specifico mia sorella). Google non è mio amico (almeno su fb). Non è un problema di cache di Google: accade anche per Bing e le informazioni sono state rese personali prima che Bing esistesse (per il pubblico).
            se le limitazioni imposte dicono "la foto del
            profilo non verrá indicizzata" e lo é allora c'é
            un problema, altrimenti, ora che hai attivato
            dali limitazioni e non ti soddisfano puoi evitare
            di usare un servizio che ritieni troppo invasivola scelta non dovrebbe essere limitata al poter utilizzare fb (o chi per lui) o non utilizzarlo. La scelta dovrebbe includere almeno la possibilità di poterlo utilizzare in maniera consapevole.La riflessione di Mantellini, poi, è sulla contraddizione fra search e social network: ovvero rendere "cercabile" da tutti e quindi pubblico quello che è nato per attività sostanzialmente private.
          • MeX scrive:
            Re: articolo un po' abbozzato...

            io ho detto a fb che le mie foto possono essere
            viste soltanto dai miei amici (dico io, ma
            intendo nel caso specifico mia sorella). Google
            non è mio amico (almeno su fb). Non è un problema
            di cache di Google: accade anche per Bing e le
            informazioni sono state rese personali prima che
            Bing esistesse (per il
            pubblico).allora indubbiamente c'è qualcosa che non funziona o non ha funzionato, ma puoi informare tua sorella della cosa, sarà lei a decidere se la cosa le da fastidio, sarà libera di abbandonare e denigrare FB
            la scelta non dovrebbe essere limitata al poter
            utilizzare fb (o chi per lui) o non utilizzarlo.
            La scelta dovrebbe includere almeno la
            possibilità di poterlo utilizzare in maniera
            consapevole.tua sorella ci ha provato, non ha funzionato, o FB fa il furbo, non vi resta che abbandonarlo, non è obbligatorio!
            La riflessione di Mantellini, poi, è sulla
            contraddizione fra search e social network:
            ovvero rendere "cercabile" da tutti e quindi
            pubblico quello che è nato per attività
            sostanzialmente
            private.Mantellini penso parta dal presupposto errato che FB è "sostanzialmente privato" dai.. sai qual'è il business di FB? Pubblicità profilata! ti pare che nasca con l'intento di essere un servizio "sostanzialmente privato"?La mail è un servizio sostanzialmente privato, i backup in the cloud, i dati sul tuo conto in banca online... ... e non mi sembra che possa cercarli su google
          • pippuz scrive:
            Re: articolo un po' abbozzato...

            allora indubbiamente c'è qualcosa che non
            funziona o non ha funzionato, ma puoi informare
            tua sorella della cosa, sarà lei a decidere se la
            cosa le da fastidio, sarà libera di abbandonare e
            denigrare FBl'ha detto lei a me. :-P
            tua sorella ci ha provato, non ha funzionato, o
            FB fa il furbo, non vi resta che abbandonarlo,
            non è obbligatorio!lo dico in un altro modo: esistono anche i livelli di grigio.
            Mantellini penso parta dal presupposto errato che
            FB è "sostanzialmente privato" dai.. sai qual'è
            il business di FB? Pubblicità profilata! ti pare
            che nasca con l'intento di essere un servizio
            "sostanzialmente
            privato"?condividere informazioni con i miei amici per me è un servizio 'sostanzialmente privato'. Se molte persone ne fanno un uso diverso e/o sconsideraro e/o di altro tipo, è un problema loro. A patto che ne siano informate e consapevoli.
            La mail è un servizio sostanzialmente privato, seguendo il tuo ragionamento: sai come Gmail fa i soldi? Pubblicità profilata! ne deduci quindi che non è un servizio sostanzialmente privato?
          • MeX scrive:
            Re: articolo un po' abbozzato...

            lo dico in un altro modo: esistono anche i
            livelli di
            grigio.giusto, si valuta quanto sia determinante il fatto che chi gia' mi conosce o conosce persone a me vicine (perche' sa il mio nome e cognome e sa come sono fatto) riconosce la mia foto cercandomi su Google :)
            condividere informazioni con i miei amici per me
            è un servizio 'sostanzialmente privato'. Se molte
            persone ne fanno un uso diverso e/o sconsideraro
            e/o di altro tipo, è un problema loro. A patto
            che ne siano informate e
            consapevoli.si pero' se faccio l'evento "pizzata con amici" o "appuntamento con l'amante" sta al mio sale in zucca! non e' il mio calendario su Gmail!
            seguendo il tuo ragionamento: sai come Gmail fa i
            soldi? Pubblicità profilata! ne deduci quindi che
            non è un servizio sostanzialmente
            privato?ahahah vero mi hai fregato! ;)Pero' la pubblicita' su Gmail non e' profilata, e' contestualizzata (e fa molta differenza!)
          • canguro di scorta scrive:
            Re: articolo un po' abbozzato...


            come detto sono d'accordissimo, però non mi
            sfugge la pericolosità di questo legame social
            network - motori di ricerca. Per fare un esempio
            banale: mia sorella, appena fb ne ha conXXXXX la
            possibilità, ha modificato le proprie
            impostazioni in maniera da rendere le
            informazioni su di lei meno visibili (più
            "private") possibile (non mi dilungo sulle
            impostazioni scelte); ciononostante, cercando
            nome e cognome nella ricerca per immagini, la sua
            foto del profilo di fb è seconda in Bing e terza
            in Google: non proprio il massimo della vita, se
            questo succede pur facendo attenzione a come si
            gestiscono i propri
            dati.Giusto per informazione, se non erro, in fondo nei settaggi della privacy di FB c'è esattamente il SE e COME deve apparire la tua pagina nei motori di ricerca.Se funzioni il "SE" forse dipende dalla cache (su certe cose sono attentini) ma sicuramente Facebook non mostra informazioni pubbliche se gli dici di non farlo, verificarlo è semplice ..... basta non loggarsi e cercarsi , rimandandoti alla tua pagina vedrai esattamente quello che tu gli avrai chiesto di far vedere.Detto questo, penso che tutti questi settaggi siano in realtà pura ipocrisia.A parte il fatto che è buona norma viaggare con una navigazione che cancella i cookies quando si chiude il browser e si dovrebbe chiudere il browser quando si entra ed esce in generale dai siti dove ci si registra ;) ci sono migliaia di trappoline e trappolone.Uno ti manda un messaggio tu gli rispondi che non lo conosci e lui per un certo per iodo accede a tutti i dati in bacheca .... :oLa cosa più semplice è proprio considerare che quei dati sono "riservati" ma non privati, anche perché sicuramente facebook e il suo staff li conoscono e non so fino a che punto li possno conoscere quelli che pagano.Ovviamente nessuno si pone queste domande, anche se tua sorella è sicuramente avvantaggiata avendo in famiglia qualcuno che forse certe cose gliele può spiegare.
    • Brambilla Fumagalli scrive:
      Re: articolo un po' abbozzato...
      - Scritto da: MeX

      Per le comunicazioni private ci sono le emails
      (ma attenzione ai CC! :)
      )Che c'entrano i carabinieri?
  • iRoby scrive:
    Piangeranno le generazioni future
    Penso alla disinvoltura con cui i giovani si "mostrano" sul web. Video di bravate che finiscono su youtube, insulti e litigi pubblici. Periodi dell'adolescenza in cui si simpatizza per nazi-fascismo, razzismo, posizioni socialmente e culturalmente estreme, salvo poi pentirsene crescendo.Storie di reati e marachelle scritte nei forum o nei newsgroup.Avventure, e scandali più o meno importanti che rimangono indelebilmente scritti nel web.In futuro crescendo se ci si trova in posizioni importanti, dirigenziali, politiche, tutto il nostro passato sarà universalmente intellegibile sul web, e può essere usato contro di noi per rovinarci amori, affari e carriere.
    • MeX scrive:
      Re: Piangeranno le generazioni future
      essendoci il passato di "tutti" "nessuno" potrá usarlo come un'arma perhcé "tutti" saranno in quella stessa posizione.Semplicemente le nuove generazioni non sono state educate sull'uso della rete, perché la generazione precedente alla loro non la conosceva, gli adolescenti che hanno "sbagliato" con la rete oggi, sapranno insegnare ai loro figli domani che il tuo profilo facebook non é un tempio della privacy
    • Valeren scrive:
      Re: Piangeranno le generazioni future
      Chi occuperà posizioni in alto non avrà alcun problema - guarda Elkann: se fossi finito tu sui giornali tra coca e trans avresti trovato lavoro facilmente?
      • pippuz scrive:
        Re: Piangeranno le generazioni future
        - Scritto da: Valeren
        Chi occuperà posizioni in alto non avrà alcun
        problema - guarda Elkann: se fossi finito tu sui
        giornali tra coca e trans avresti trovato lavoro
        facilmente?a occhio lui non sarebbe finito sui giornali
        • panda rossa scrive:
          Re: Piangeranno le generazioni future
          - Scritto da: pippuz
          - Scritto da: Valeren

          Chi occuperà posizioni in alto non avrà alcun

          problema - guarda Elkann: se fossi finito tu sui

          giornali tra coca e trans avresti trovato lavoro

          facilmente?

          a occhio lui non sarebbe finito sui giornaliE comunque non se li puo' certo permettere coca e trans, quindi il problema non si pone proprio.
    • Nedanfor non loggato scrive:
      Re: Piangeranno le generazioni future
      Marrazzo insegna: eventualmente chi occuperà posti di potere potrà anche essere ricattato. Del resto quando non si è sinceri, quando si mente, le cose verranno comunque a galla e, anche se sono irrilevanti, tu sarai disposto a far di tutto affinché nessuno lo sappia.
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