HomeWAV leak, a rischio la privacy dei detenuti

Esposte le conversazioni e le relative trascrizioni: a rischio la privacy dei detenuti così come quella dei loro familiari e avvocati.
Esposte le conversazioni e le relative trascrizioni: a rischio la privacy dei detenuti così come quella dei loro familiari e avvocati.

La società statunitense HomeWAV realizza e offre un servizio destinato alle strutture detentive che consente ai prigionieri di comunicare con le loro famiglie e con i loro legali. È stato oggetto di un leak che stando a quanto svelato nel fine settimana ha reso accessibili pubblicamente le trascrizioni di migliaia di chiamate. Una enorme potenziale violazione della privacy.

Conversazioni e trascrizioni dei detenuti accessibili da tutti

A scoprirlo e renderlo noto attraverso le pagine del sito TechCrunch è stato il ricercatore Bob Diachenko, lo stesso che a inizio 2019 ha individuato un database contenente 200 milioni di CV cinesi e più di recente un altro archivio con dettagli appartenenti a 235 milioni di account social.

Non appena venuta a conoscenza dell’incidente, HomeWAV è intervenuta per porvi rimedio, attribuendo la responsabilità a un gestore di terze parti che avrebbe inavvertitamente rimosso la password posta a protezione del server. Avviata la procedura per avvisare dell’accaduto i diretti interessati: detenuti, familiari e avvocati.

Quanto accaduto solleva dubbi in merito al trattamento riservato alle conversazioni in questione: sebbene per molte prigioni sia una prassi registrarle, la legge ne impedisce il monitoraggio. La presenza di log e trascrizioni lascia intendere una possibile violazione. Considerando come l’ultimo periodo sia stato martoriato dalla crisi sanitaria, i carcerati hanno impiegato sempre più spesso strumenti di questo tipo per rimanere in contatto con il mondo esterno.

Secondo Diachenko non si tratta di un caso isolato: in agosto anche il servizio TelMate destinato ai penitenziari è stato interessato da un leak, finendo con l’esporre milioni di messaggi inviati o ricevuti attraverso la piattaforma.

Fonte: TechCrunch
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