I dischi Blu-ray saranno copiabili. Inutilmente

La licenza di uno meccanismi DRM impiegati sui videodischi in alta definizione arriva alla sua fase conclusiva. C'è la possibilità di copiare i contenuti, ma i limiti sono tanti

Roma – Dopo anni di attesa, la licenza di adozione della tecnologia DRM dei dischi ottici di nuova generazione, meglio nota come AACS , è arrivata alla sua versione definitiva . Secondo quanto deciso dal consorzio omonimo AACS include ora la possibilità di realizzare una o più copie del supporto originale , ma le limitazioni sono tante e tali che è facile prevedere la sostanziale inutilità della aumentata “flessibilità” del formato a laser blu di Sony.

Le copie utente verranno infatti gestite attraverso una tecnologia di tipo “managed copy”, vale a dire un regime di utilizzo in cui il manico del coltello è sempre e comunque in mano agli studios a cui spetta decidere se concedere il diritto alla copia, il numero di copie da concedere per ogni disco e qualsiasi altra limitazione venga in mente agli exec dell’industria multimediale.

L’autorizzazione per la copia del disco (che a sua volta sarà blindata da pesanti restrizioni DRM) passa obbligatoriamente per un server remoto , che si incaricherà non solo di blindare la richiesta ma di tenere traccia dell’attività dell’utente, in modo da accorgersi se il numero massimo di copie sia stato già raggiunto, inibendo così ulteriori repliche. Di buono c’è che i consumatori potranno scegliere il tipo di codifica da adottare, se cioè la replica dell’originale sarà in formato “Full HD” come quello nativo del BD-ROM, in formato DVD protetto con CSS o se in un file cifrato in standard Windows Media.

Posta la “convenienza” della scelta del formato di codifica, tutto il resto delle caratteristiche della “managed copy” appaiono negative dal punto di vista dell’acquirente/consumatore: l’adozione del formato Windows Media implica la totale incompatibilità del risultato con i lettori portatili più diffusi al mondo. Per usufruire della nuova opportunità di copia occorrerà acquistare nuovi dischi e nuovi lettori non essendovi una strada “facile” per implementarla sull’hardware e i supporti già in vendita, e infine sarà necessario attendere perlomeno sino al primo quarto del 2010 per vedere finalmente online i server di autorizzazione.

A parte tutto questo sussiste ovviamente il tradizionale problema dei supporti ottici che tendono a deteriorarsi nel corso del tempo , un problema a cui l’industria presta sempre pochissima cura ma che agli utenti sta parecchio a cuore, soprattutto a quelli che i dischi originali ancora li comprano nonostante gli studios facciano di tutto per mettere lucchetti e paletti e DRM in ogni buco libero dei supporti. La voglia residua di “supportare” le major potrebbe anche passare a una buona fetta di acquirenti quando questi scopriranno che, esaurita la prima autorizzazione per la copia, dovranno probabilmente rassegnarsi a vedere “morire”, col tempo, la propria videoteca come e più di quanto succedeva ai tempi delle VHS analogiche.

Sin da ora ci sono ben pochi dubbi sul fatto che della nuova “flessibilità” dei dischi BD-ROM non se ne farà niente nessuno , e quelli che i dischi non li hanno mai comprati o non li comprano più potranno continuare a godersi, indisturbati, l’alta definizione dei rip da svariati GB che da qualche anno circolano copiosi sul P2P.

Alfonso Maruccia

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