I nanotessuti si autopuliscono

Una nuova tecnologia consente di realizzare tessuti che si sporcano meno e si puliscono con un goccio d'acqua o con un vaporizzatore. Il trucco è microscopico
Una nuova tecnologia consente di realizzare tessuti che si sporcano meno e si puliscono con un goccio d'acqua o con un vaporizzatore. Il trucco è microscopico


Roma – Ci vorranno almeno cinque anni ma è probabile che invaderanno il mercato. Stiamo parlando dei nuovi tessuti nanotecnologici la cui principale caratteristica sta nel fatto che, per pulirli, basta qualche goccia di acqua e nessun genere di detersivo.

A svilupparli sono i ricercatori della Clemson University americana che hanno annunciato la realizzazione di una fibra che può essere inserita in pressoché qualsiasi tessuto. Quando viene in contatto con l’acqua, la nuova nanofibra si libera delle particelle di polvere o di sporco che vi si sono depositate sopra.

Ma non è tutto qui. La particolarità del materiale, realizzato con nanoparticelle d’argento, consentirà di produrre nei prossimi anni degli spray capaci di rivestire i tessuti attualmente utilizzati, dotandoli di nuove caratteristiche. Non è un caso che la ricerca della Clemson sia finanziata dal National Textile Center , un fondo di coordinamento delle ricerche sui tessuti attivo in tutti gli Stati Uniti, centro di primo interesse per tutta l’industria di settore.

In particolare, si tratta di una pellicola polimerica mescolata a nanoparticelle d’argento, capaci di creare una serie di avvallamenti e rilievi di dimensioni microscopiche, che rendono difficile il deposito delle sostanze esterne e che, una volta sciacquate in acqua (ma è sufficiente un panno bagnato), abbandonano il tessuto. Ad Associated Press uno dei ricercatori ha spiegato: “Immaginate una goccia d’acqua che tenti di rimanere su questi microscopici rilievi. Scivola via, e porta via tutto quello che trova”.

Altra qualità che viene aggiunta al tessuto da queste nanoparticelle è una impermeabilità che viene descritta come rivoluzionaria. A differenza di quanto accade con le tradizionali coperture impermeabili, infatti, questo tessuto interagisce con la fibra impedendo all’acqua di penetrare al suo interno. Dalla sua anche il fatto che il nuovo “rivestimento” non modifica l’aspetto del tessuto in cui viene integrato: le nanoparticelle sono talmente piccole da risultare pressoché invisibili all’occhio umano.

Secondo i ricercatori, le applicazioni sono numerose e vanno al di là del mondo dell’industria tessile: si parla di rivestimenti ad hoc per certi veicoli, come la capote delle automobili scoperte, per i camper o per l’arredamento da esterni.

L’aspetto più interessante, però, rimane la possibilità di eliminare l’uso di detergenti, non solo costosi ma soprattutto inquinanti, nella pulizia dei tessuti.

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29 11 2004
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