I siti dell'odio proliferano

Ma il Simon Wiesenthal Center, che ne monitora l'evoluzione, non chiede affatto la loro chiusura, vuole soltanto sensibilizzare per far capire la dimensione di un fenomeno figlio del razzismo e, afferma, del terrorismo
Ma il Simon Wiesenthal Center, che ne monitora l'evoluzione, non chiede affatto la loro chiusura, vuole soltanto sensibilizzare per far capire la dimensione di un fenomeno figlio del razzismo e, afferma, del terrorismo


New York (USA) – Nel 2000 il Centro Simon Wiesenthal , che da sempre monitora la diffusione dei siti che incitano al razzismo e all’antisemitismo, stimò in circa 3mila gli spazi web di questo tipo. Ora il suo nuovo rapporto, a tre anni di distanza, parla di 4mila siti dell’odio .

Il suo studio, frutto di un lavoro certosino di analisi di centinaia di questi siti, descrive le attività di molti di loro, pubblicazioni che vanno dal sostenere l’esistenza di un complotto ebraico internazionale alla negazione dell’Olocausto, a singolari rivisitazioni dell’11 settembre fino a filippiche contro i non-ariani, neri e “immigranti” in particolare.

Secondo il Centro, negli ultimi mesi la curva che disegna l’aumentare di questi siti ha subito una impennata, a suo dire forse ascrivibile anche a quanto accade sui siti dell’odio islamici , che vengono considerati strumenti di reclutamento per certe organizzazioni terroristiche.

Tra i siti che sollevano maggiore preoccupazione, hanno spiegato gli esperti che si sono occupati del monitoraggio, sono quelli che all’apparenza si occupano di grandi personalità ma che sono gestiti da organizzazioni razziste, come uno dei siti dedicati al reverendo Martin Luther King Jr., la più importante figura nella storia degli USA nella promozione dei diritti umani e civili.

A differenza di quanto richiesto da molti, e in aperto contrasto con l’atteggiamento delle autorità tedesche, il Wiesenthal non chiede affatto la censura di questi siti ma propone di far conoscere la loro attività, per sensibilizzare sui danni causati dall’ignoranza e dall’odio e sull’uso distorto che viene fatto di internet. Se i siti non vengono chiusi, d’altra parte, è perché si trovano spesso su server americani e negli USA, al contrario di quanto accade in paesi come la Germania e l’Italia, un’opinione non può costituire reato .

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20 04 2004
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