I successi di ESA, i problemi di NASA

L'agenzia spaziale europea porta a compimento con successo la sua nuova missione spaziale, mentre al mega-razzo NASA si sgonfia un paracadute nel viaggio di ritorno
L'agenzia spaziale europea porta a compimento con successo la sua nuova missione spaziale, mentre al mega-razzo NASA si sgonfia un paracadute nel viaggio di ritorno

Tra nuovi satelliti per il controllo del clima, delle acque e delle terre, razzi vettori che ritornano un po’ troppo velocemente al suolo e asteroidi che si consumano in un grosso bang l’atmosfera terrestre è sempre più affollata . La parte del leone questa volta la fa la European Space Agency che ha comunicato la corretta messa in orbita, nelle prime ore di lunedì, del satellite Soil Moisture and Ocean Salinity ( SMOS ).

La missione triennale di SMOS – dal costo complessivo di oltre 300 milioni di euro – prevede il monitoraggio e l’analisi dell’impatto del cambiamento climatico che sta interessando il pianeta Terra, attraverso il controllo di due importanti elementi capaci di influenzare il suddetto cambiamento, vale a dire la concentrazione salina nelle acque e il livello di umidità presente nel suolo.

Che il clima del Pianeta stia mutando è un fatto accertato, sostiene il direttore scientifico di SMOS Yann Kerr, ma l’impatto della mutazione “sulle precipitazioni, l’evaporazione e i rischi di esondazione è ancora incerto”. “La disponibilità di acqua gioca un ruolo ancora più importante su questo impatto che la temperatura stessa”, dice Kerr.

Nel tentativo di diradare parte delle tenebre che avvolgono le complesse dinamiche dei cambiamenti climatici, SMOS misurerà prima di tutto la quantità di acqua della Terra sino a una profondità di 2 metri una volta ogni tre giorni. Grazie a tali analisi i ricercatori avranno a disposizione dati importanti sulla fotosintesi, l’assorbimento e il rilascio di CO2 da parte delle piante e degli oceani.

Non meno importanti saranno poi le informazioni fornite dalle variazioni di salinità nella superficie delle acque planetarie, un elemento da cui gli scienziati europei si aspettano di estrapolare una conoscenza più approfondita sulle grandi correnti oceaniche e ciò da cui queste sono alimentate .

Il lancio e la messa in orbita di SMOS rappresenta per ESA un successo completo, mentre la stessa cosa non si può dire per NASA e il test del razzo vettore Ares I-X , erede designato dei grandi “booster” del passato che entro pochi anni dovrà (ri)portare l’uomo sulla Luna, la Stazione Spaziale Internazionale e magari anche oltre.

Il volo di collaudo del vettore si è svolto in maniera corretta, ma nel viaggio di ritorno Ares I-X ha finito per impattare troppo velocemente con le acque dell’oceano danneggiandosi irreparabilmente . Il problema, dicono gli ingegneri dell’agenzia statunitense, va imputato a uno dei tre grandi paracaduti pensati per riportare il razzo dolcemente sul Pianeta per un eventuale riuso: tutti e tre si sono aperti correttamente al ritorno ma uno di essi si è sgonfiato per motivi ancora da accertare.

Alfonso Maruccia

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02 11 2009
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