I taxi di Milano, la privacy e tutto quanto

di Giovanni Ziccardi - L'approccio italiano ha dato vita a un problema enorme: tutto è più importante del diritto alla privacy, e ci stiamo avvicinando alla società sorvegliata perfetta. I taxi con cam sono un esempio emblematico

Roma – Il Comune di Milano ha finanziato, con un milione di euro, l’installazione, sui taxi locali, di telecamere che riprendono i clienti e l’abitacolo. La stessa cosa è già stata fatta a Firenze e, presto, sarà portata a compimento a Roma.
Grazie anche ad un contributo parziale: il tassista riceve dal Comune 1.000 euro e deve aggiungerne più o meno altri 1.400 per completare l’installazione del sistema e pagare il canone annuo del servizio di gestione dei dati.
Il vicesindaco di Milano, De Corato, ha dichiarato al Corriere della Sera (pagina 27 del 30 luglio 2008): “Siamo orgogliosi di essere la città più videosorvegliata d’Italia. Le telecamere mettono in crisi i delinquenti”.
Sempre a Milano, si legge sul Corriere , vi sono 900 telecamere attive in città; l’ATM, dal canto suo, ha annunciato l’obiettivo di avere 2.500 telecamere funzionanti nelle zone afferenti la metropolitana entro la fine del 2009.
Ad onor del vero, il quotidiano scrive anche che la proposta in stile orwelliano “video-taxi 19-84” ha avuto poco “appeal” tra i tassisti milanesi: sono rimasti nella cassa del Comune, inutilizzati, 800 mila euro che però, con ogni probabilità, soddisferanno appetiti simili manifestati dagli edicolanti cittadini. Anche loro hanno sollevato, infatti, l’esigenza di installare telecamere: si spera, per il loro business, che non inquadrino zone dell’edicola che espongono film o riviste particolari.

Gli annunci degli esponenti politici milanesi sono l’occasione per una riflessione sulla normativa in tema di privacy italiana a dieci anni, più o meno, dall’entrata in vigore della legge.
Le parole provenienti dagli amministratori milanesi, unitamente a ciò che è successo in Italia in questi ultimi dieci anni, ci suggeriscono di procedere ad un’analisi al contrario: non ragionare, in particolare, su quali valori e comportamenti siano tutelati oggi dalla normativa sulla privacy in Italia ma, al contrario, su quali siano le eccezioni/limitazioni che rendono la legge italiana per molti settori, “trasparente”, come se non ci fosse e, soprattutto, su quali siano i poteri che progressivamente si sono “chiamati fuori”.

Quando fu introdotta in Italia, per la prima volta, nel 1996/1997 una normativa sulla privacy, ci fu immediatamente una sorta di “fuggi fuggi” generale di gran parte dei settori della nostra società; organi legislativi, giudiziari, di governo e autorità indipendenti fecero finta, in molti casi, di non vedere, oppure concessero proroghe su proroghe sperando in una “conversione sulla via di Damasco” di molte amministrazioni geneticamente refrattarie al concetto di privacy.
L’effetto delle proroghe, soprattutto nel settore pubblico, fu devastante: si percepì il valore privacy come superfluo, poco importante, “tanto gli adempimenti venivano sempre prorogati”…

In ordine temporale, i primi a chiamarsi fuori furono i giornalisti e tutto il mondo dei media e della stampa, in nome di un “diritto di cronaca” sacrosanto ma che andrebbe letto e inteso, in Italia, in maniera molto più nobile del puro pettegolezzo/morbosità/”incontinenza” che i nostri organi di stampa hanno spesso manifestato. In pratica, l’idea di un codice di autoregolamentazione/deontologico/disciplinare da concordarsi col Garante e, addirittura, incorporato come allegato nella normativa vigente si è rivelato, in pratica, essere semplicemente un elenco di eccezioni e di zone franche concesse alla stampa.

I secondi a chiamarsi fuori furono quasi tutti gli apparati del settore pubblico, con motivazioni tra le più varie: la prevalenza del diritto all’accesso sul diritto alla privacy, il problema di costi e mancanza di risorse (“non abbiamo i soldi per la carta igienica, figuratevi se ci preoccupiamo della privacy nei nostri uffici” ha comunicato un magistrato a un rappresentante del Garante durante un convegno cui ho assistito), le già dette continue proroghe, di sei mesi in sei mesi, che hanno reso nulla la percezione d’importanza di questi valori.

Contestualmente, soprattutto dopo l’attentato di Madrid, vi è stata, anche in Italia, l’emergenza sicurezza e terrorismo, che ha portato alla custodia a tempo indeterminato dei file di log e delle informazioni sulle comunicazioni (saltando a piè pari i limiti che erano previsti dalla legge sulla privacy e causando anche uno spiacevole “incidente diplomatico” in tema di data retention) alla disciplina degli Internet cafè e delle postazioni Internet aperte al pubblico.

Poi si è continuato con la recente polemica sulla raccolta di impronte biometriche dei bambini. Tralasciando questioni politiche e di merito, si noti che la biometria era sempre stata considerata, anche nelle decisioni del Garante, un argomento molto delicato, quasi una extrema ratio: in alcune occasioni il Garante ha vietato la raccolta di impronte digitali perché ritenuta un metodo non proporzionato, in punto di invasività, per gli scopi della raccolta e dell’obiettivo da raggiungere.
Si è poi passati alla sorveglianza/pattuglia nelle città (che, in pochi lo scrivono, ma comporta anche grossi problemi di privacy) e, ora, alle videocamere sui taxi.

A seguito di tali episodi, anche il semplice osservatore può notare come la legge sulla privacy italiana, in questi anni, sia diventata “trasparente” per tanti attori e settori della nostra società; ciò porta al fatto che sono molte di più le eccezioni (ovvero le situazioni che, a seguito di un giudizio di importanza elaborato, di solito, dal mondo politico, sono considerate preminenti rispetto al diritto alla privacy) rispetto alle aree protette dall’ombrello della legge.

Le motivazioni sono state, in questi dieci anni, sempre le stesse: “è più importante la sicurezza della privacy”, “è più importante il diritto di cronaca della privacy”, “le telecamere tengono lontani i delinquenti” e simili.
Non vogliamo discutere, nel merito, questo modo di ragionare, perché è molto soggettivo, legato alla formazione culturale, alle opinioni politiche e alle esperienze personali di ognuno di noi.

Vorremmo però far notare che un approccio di questo tipo, in Italia, ha dato vita a un problema enorme: tutto sembra essere più importante del diritto alla privacy, e ci stiamo avvicinando alla società sorvegliata perfetta.

Da ogni parte ci informano che siamo “in emergenza”: emergenza terrorismo, emergenza immigrazione e clandestini, emergenza Rom, emergenza intercettazioni, emergenza sicurezza, emergenza tagli alle spese. L’emergenza che può giustificare un annullamento del diritto alla privacy del singolo riguarda, ormai, ogni ambito: niente più privacy in città, in negozio, in metropolitana, in taxi, sul posto di lavoro e così via.

Pensiamo però che anche in (asserita) emergenza sia sempre necessario valutare con cura il bilanciamento tra esigenze di sicurezza e esigenze di privacy, tenendo a mente che il rapporto tra questi due valori non è, come molti vogliono far credere, o bianco o nero, ma può manifestare zone di grigio che possono creare un quadro che sia rispettoso della privacy e contemporaneamente benefico per la sicurezza.

Un primo passo può essere una spiegazione chiara, al cittadino, delle modalità di gestione di tutti i dati trattati e dei limiti che, comunque, devono essere rispettati.

Se il potere politico, sia a livello locale sia a livello centrale, decide legittimamente di prendere un provvedimento lesivo della privacy ma volto a garantire più sicurezza, il cittadino non ha molto margine di azione se non impugnare il provvedimento, ove possibile, o, in occasione di nuove elezioni, non votare più quel soggetto. Ha però il diritto di conoscere nei dettagli, chiaramente e senza dubbi, come i suoi dati siano trattati.

Il Comune decide di mettere le telecamere sui taxi, o nelle edicole? Bene. Che fine fanno le registrazioni delle telecamere sui taxi? Chi le gestisce? Con che misure di sicurezza? È stato fatto un test di sicurezza sulle banche dati a protezione da accessi abusivi esterni? L’informativa è chiara? Posso mantenere riservato (non ripreso dalla telecamera) l’indirizzo di destinazione che comunico al tassista, perché magari corrisponde a una struttura sanitaria o a un sexy shop? Posso chiedere al guidatore di spegnere la telecamera, dopo avergli dato opportune garanzie che non sono delinquente, dal momento che devo fare una telefonata importante? Se sono un VIP, magari in compagnia? La telecamera come sarà posizionata? Mobile o fissa? Sul volto o sulle gambe? I dati che mi riguardano verranno distrutti a fine corsa, una volta che ho pagato e il tassista è incolume?

Occorre una maggiore coscienza del cittadino, in una vita sociale che sta diventando completamente controllata, su che destinazione e “vita” abbiano i dati. Siamo in un periodo critico per la privacy in Italia e, leggendo le recenti dichiarazioni del Garante, lo stesso sembra mantenersi molto cauto e diplomatico, quasi rassegnato, a volte con consigli più da bonario parroco di provincia che da agguerrito difensore dei diritti alla privacy dei cittadini: fornisce suggerimenti, annuncia analisi, esterna timidi consigli, ma non sembra in grado di arginare, come se avesse armi spuntate rispetto all’emergenza in corso, questo attacco sistematico a ogni aspetto della privacy.
Non ci sembra di esagerare, per chiudere il discorso, nel dire che oggi la legge sulla privacy sia più un’eccezione (che va a colpire soprattutto i deboli, contro cui è molto semplice fare la voce grossa) che una regola, tanti sono i settori che si sono “chiamati fuori” per i motivi più vari.

Risulta però molto difficile ragionare pacatamente e fare proposte se, veramente “siamo tutti contenti di vivere nella città più sorvegliata” e se anche il Garante si è ormai rassegnato a vedere il diritto alla privacy posto dal mondo politico, nella classifica di importanza dei diritti tutelati dalla nostra società, in una posizione inferiore a tutti gli altri.

Biometria, sorveglianza e videocamere, stampa e media, file di log e controllo del traffico, grandi provider sono già “sfuggiti” o stanno sfuggendo alla normativa: presto avremo la raccolta delle impronte di tutti i detenuti, la banca dati del DNA (prima il DNA dei colpevoli di crimini di sangue poi, ad abundantiam, di tutti gli altri), le telecamere in dotazione non solo a tassisti, edicolanti, negozianti e aziende di trasporti ma a chiunque ne faccia richiesta, non riusciremo più a distinguere il nobile diritto di cronaca dalla pura morbosità del giornalista (anche quest’ultima, oggi, tutelata dalla normativa sulla privacy in Italia grazie a un sistema di eccezioni e riserve che il “potere forte” della stampa ha ottenuto già da diversi anni) e cercheremo presto, come un ago in un pagliaio, un taxi col bollino “camera-free” o “privacy oriented”, un angolo non coperto dalle telecamere per scambiarci un bacio che non sia trasmesso in mondovisione con la nostra compagna o un’edicola dove comprare ciò che più ci piace senza che qualcuno ci osservi.

Leggo, intanto, che negli Stati Uniti d’America, a New York, vi è il progetto di dare alle Forze dell’Ordine delle armi con installata, sotto alla canna, una telecamera che filmi tutto ciò che succede, soprattutto in caso di scontri a fuoco. L’agente non ha la possibilità di modificare, cancellare o rimuovere in alcun modo la registrazione cifrata di oltre un’ora di video e audio, che si attiva non appena l’agente estrae la pistola e la punta contro un soggetto o una situazione.
Se siete a New York e un poliziotto vi punta una pistola addosso, ricordatevi quindi di dire “cheese”; se, invece, a Milano avete la fortuna di “salire” su uno dei (pochi) video-taxi 19-84, state attenti a cosa fate e dite.
Consiglio di ascoltare, e mi perdonino le signore che leggono, la prima strofa di una bella canzone dei Baustelle , “L’aeroplano”, contenuta nell’ultimo album, traccia n. 5.
Ascoltata la strofa, in questi giorni la battuta è davvero facile: resta un bel video!

Giovanni Ziccardi

Giovanni Ziccardi, Avvocato, è Professore di “Informatica giuridica” e “Informatica giuridica avanzata” presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano e siede nel Board of Directors di Ip Justice.
Il suo sito è all’indirizzo http://www.ziccardi.org , il suo Blog è consultabile all’indirizzo http://ziccardi.typepad.com

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  • iosonoalessandra scrive:
    conosco uno dei ragazzi
    ho letto il tuo articolo solo oggi, non so se nel frattempo sei riuscito a contattare qualcuno di Alrugo. io conosco uno dei ragazzi (il bel tipo con la barbetta che mangia l'arancia con il coltello nell'episodio 1, è il figlio di amici di Adelaide.gli invio l'articolo. salutiAlessandra
  • Filippo Simone scrive:
    Dr Horrible in perdita?
    Assolutamente no, sarà costato circa 200000 dollari, che verranno coperti dalle vendite su iTunes e dall'imminente dvd.
    • Gabriele Niola scrive:
      Re: Dr Horrible in perdita?
      No no è costato qualche milione di dollari e sperano di rientrare con le vendite da iTunes e DVD ma non lo possono sapere e comunque è improbabile.
  • maephisto scrive:
    e in più...
    Poi l'idea dell'esperimento c'è tutta...... nel trailer si vedono personaggi (e.g. il goblin) e situazioni che poi non sono stati più utilizzati nelle puntate a seguire... forse neanche loro avevano idea di dove arrivare... e sono queste le storie più incredibili, perché il "successo" (almeno mediatico, su Youtube) è arrivato inaspettato anche per loro... ... inoltre c'è tutta un'evoluzione... dapprima violento sì, ma facendo ridere... fino ad arrivare allo splatter più becero anni '50... tutto comunque splendido... perché stiamo sempre parlando di Italian Spiderman (per i curiosi, qui un'intervista ai realizzatori di Italian Spiderman http://www.youtube.com/watch?v=28wCjdpV2ok).
  • maephisto scrive:
    Non tutti lo capiscono però...
    Ho cercato di diffondere il Verbo Italian Spiderman fra i miei amici... ... è incredibile notare come il mondo si divida a metà... c'è gente a cui Italian Spiderman piace sin dal primo secondo, gente che invece proprio lo detesta, dice di non capire perché si debba ridere... Comunque secondo me è un capolavoro!! Mi ricorda troppo l'esperimento di Tarantino con Death Proof ed eventuale seguito (a cura di Rodriguez).
    • Gabriele Niola scrive:
      Re: Non tutti lo capiscono però...
      Si per tanti versi è simile ma per altri anche profondamente diverso perchè riprende quel tipo di cinema senza rielaborarlo. Cioè Tarantino parte solamente da ciò che vuol citare/omaggiare mentre Italian Spiderman è più una parodia, anche se raffinata e curatissima.
    • Akiro scrive:
      Re: Non tutti lo capiscono però...
      imho, appassiona di più al secondo/terzo episodio, il primo impatto difficilmente è positivo, a meno che non si è cultori di un certo tipo di cinema.un capolavoro poi vabè, non mi sbilancerei così tanto! 8)
  • blabla scrive:
    omissis: sono australiani.
    e l'italiano sbagliato è proprio simbolo della non curanza riguardo la lingua, quel tocco in più che a noi ha fatto presa :)
  • emmeesse scrive:
    ah ah ah.....
    Divertentissimo,una boccata d'ossigeno;bella la scelta della rete;esistono altri progetti simili?
    • Dan Tichrist scrive:
      Re: ah ah ah.....
      Non so di progetti simili, ma se youtubi giggig robot d' acciaio e' facile che ti pieghi in due, anche se non si capisce quasi niente di quello che dicono
  • Joliet Jake scrive:
    Geniale!
    L'ho scoperto tempo fa e devo dire che è fantastico!Una parodia di una parodia!L'italiano sbagliato poi mi fa troppo piegare... :D
  • Eugenio Odorifero scrive:
    Eelst
    Degno dei migliori video di Elio e le Storie Tese.
  • Robba scrive:
    kissmeLorena
    Solo a me sono saltati alla mente i Licaoni?
    • Gabriele Niola scrive:
      Re: kissmeLorena
      Spero proprio solo a te.Italian Spiderman è un prodotto molto più raffinato di Kiss Me Lorena da tutti i punti di vista.
      • Robba scrive:
        Re: kissmeLorena
        - Scritto da: Gabriele Niola
        Spero proprio solo a te.Il mondo è bello perché vario no?
        Italian Spiderman è un prodotto molto più
        raffinato di Kiss Me Lorena da tutti i punti di
        vista.Ecco un esempio lampante di affermazione motivata e disinteressata...Ti pagano per fare pubblicità?Scusa se ho impiegato un po a rispondere ma ho voluto prima guardare i video di Italian spiderman...Niente da dire, piacevole ma riguardo kiss me lorena sicuro che noi si abbia guardato lo stesso film?Personalmente l'urlatrice con volto a rallentatore mi piaceva più in kiss me lorena, idem per i dialoghi(troppo tosto quello fra il piedipiatti e il picciotto al porto).Comunque sono certo che mi motiverai le Tue affermazioni (bhe sempre se non ho scritto troppo tardi chiaro...)Bye
        • Joliet Jake scrive:
          Re: kissmeLorena
          Mah... Io ho visto un pò di Kiss Me Lorena.Per carità, iniziativa lodevole ma come fa notare Gabriele manca quel qualcosa in più che lo fa passare da prodotto amatoriale fra amici e chicca imperdibile! ;)Ovviamente, sempre IMHO...
        • Gabriele Niola scrive:
          Re: kissmeLorena
          Guarda Kiss Me Lorena è un prodotto che è girato molto bene, nel senso che ha utilizzato dei tecnici di profilo professionale, ma dall'altro lato è scritto e recitato malissimo, in più manca un'idea di cinema.Se il dialogo della pistola è in fondo carino, il resto delle battute lasciano moltissimo a desiderare, la trama è dispiegata in maniera molto confusa e scorre solo a tratti. A parte Alba Rohrwacher (ora famosa ma all'epoca no) il resto del cast lascia proprio a desiderare, cioè siamo sotto la soglia dell'amatorialità. In più come dicevo non c'è un'idea di cinema cioè una visione unica di come dovrebbe essere il film, sembra che ogni cosa sia stata girata da una persona diversa che ha preso decisioni diverse in base a principi, valori ed idee diverse.Per questo penso che alla fine Italian Spiderman sia molto meglio, nonostante non mi paghino (cosa che li avrebbe resi i migliori al mondo!), perchè coglie nel segno è realizzato in maniera impeccabile e non lascia mai l'amaro in bocca.
          • Robba scrive:
            Re: kissmeLorena
            Grazie, un'opinione cosi espressa (magari non del tutto condivisa ma i gusti sono gusti...)è decisamente più interessante e volentieri la leggo...Bye
          • simone cecchi scrive:
            Re: kissmeLorena
            Ho visto Kiss me Lorena!Ragazzi....è BELLISSIMO!!!!!!!Gli interpreti, la regia, il montaggio, la fotografia!GRANDI!!
          • Gabri scrive:
            Re: kissmeLorena
            Sono pienamente daccordo con Simone.Anzi, consiglio a chi non lo avesse ancora visto di scaricarsi subito Kiss me Lorena(tanto è completamente gratuito)!Sono morto dalle risate vedendolo e mi ha fatto anche riflettere sulla situazione del nostro cinema!Bravi Licaoni
          • Gabri scrive:
            Re: kissmeLorena
            L'affermazione "non esprime un'idea di cinema" è spettacolare.....Credo che non significhi niente....ma proprio in italiano dico.Posso immaginare che ti riferisca al fatto che il film, essendo un connubio di episodi e situazioni slegate, spunto che serve ad affrontare i diversi generi cinematografici che esso contiene, non ha la trama classica dei film che piacciono a te, e quindi ti spiazza...."Dov'è il cattivo??!" "Ma...finisce bene o male??" .... "Ma...questo film neanche finisce!!!".Questo approccio che tu hai rispetto al cinema è un pelo limitato (soprattutto visto che ti definisci "giornalista").Ma proprio per questo ti adoro, non cambiare mai.
          • Gabriele Niola scrive:
            Re: kissmeLorena
            Sono contento che mi adori, ad ogni modo "esprimere un'idea di cinema" è una locuzione che non mi invento io ma è abbastanza utilizzata per intendere come un regista (o gli autori) di un film concepisca il cinema.Fu per primo Truffaut a parlare di un'esigenza per qualsiasi film di esprimere un'idea di cinema, cioè di essere girato con personalità rispecchiando nella sua fattura come il regista concepisca il cinema.Per fare un esempio è chiaro che Fellini avesse un'idea di cinema diversa da Hitchcock, il primo girava in una sorta di caos creativo modificando in ogni momento le sue idee sul set ed adattandosi di minuto in minuto, il secondo pianificava ogni cosa al minimo dettaglio (questi sono ovviamente solo due esempi ma se ne potrebbero fare mille altri sempre sul contrasto Fellini/Hitchcock).Nel caso specifico Kiss Me Lorena non ha proprio un'idea di cinema ma un'accozzaglia di modi diversi di procedere e di intendere un film.
          • Gabri scrive:
            Re: kissmeLorena
            Premettendo che sui gusti personali non si discute,credo che l'errore di fondo che molti spettatori fanno di fronte ad un film, come anche di fronte ad un quadro, ad una piece teatrale, una fotografia, sia quella di fermarsi alla superficie, di "vedere" ma non di "osservare".Questo succede quando non si contestualizza l'opera.Un film come "Ginger e Fred", che è considerato uno dei film minori di Fellini (visto che lo hai tirato in ballo), assume un sapore totalmente diverso se consideriamo il contesto mediatico e lo stato d'animo che il regista aveva nel momento in cui lo ha girato (non te lo sto a dire che problemi aveva, tanto sicuramente lo saprai)...Un'altro caso molto interessante è l'ultimo lavoro di Tarantino, "Death Proof", da cui il pubblico è rimasto deluso, ignorando completamente la "storia del film", il progetto GrindHouse in cui era inserito, le modifiche al montaggio che ha dovuto subire per adattarlo alle richieste della produzione e distribuzione...le citazioni, completamente incomprese, ai film proiettati appunto nei "Grindhouse"..non mi dilungo in spiegazioni tanto anche questo lo saprai..Tu mi dici che "Kiss me Lorena" è una accozzaglia di modi diversi di procedere e di intendere un film....ma ignori che forse il messaggio che il film vuol dare è questo..che il cinema ormai non comunica più, per esempio,o che la linearità non è sinonimo di comunicabilità...O forse non vuol dare alcun messaggio..Volontariamente. Forse i licaoni non gradiscono ciò che truffaut ha detto e il loro intento è attaccare il concetto di "dare un'idea di cinema"..(conosco molto bene Truffaut,ma questa frase mi era sfuggita).Mirò faceva degli scarabocchi che sembrano disegni fatti da bambini, ma questo non significa che non sapesse disegnare, i Licaoni fanno un'accozzaglia, ma non significa che non sappiano fare cinema.Parlo di Kiss me Lorena, ma questo discorso vale PER TUTTI i film...Non fermiamoci alla pellicola, è così bello conoscere i meccanismi che stanno anche dietro alla macchina da presa,conoscere gli intenti degli autori e la loro storia, e non fidiamoci troppo dei critici, andiamo a vedere di persona un' opera, informiamoci attraverso testimonianze reali, che nascano da chi il film lo ha vissuto, non soffermiamoci a dire "Questa cosa non mi piace" e chiediamoci invece il motivo per cui è stata fatta in quel modo invece che in un'altro, potremmo scoprire che invece è azzeccata per il tipo di messaggio che vuol trasmettere.Ognuno di noi può essere un critico, basta allenare la mente e lo sguardo (alleniamoli però).
          • Gabriele Niola scrive:
            Re: kissmeLorena
            Comprendo quello che dici.Personalmente rimango però convinto che chiunque se realizza un'opera coerente e seria veicoli sempre un'idea di cinema nelle sue opere o nel caso di un pittore un'idea di pittura e via dicendo, il caso che citi tu di Mirò è quello di un pittore la cui idea di pittura era quella e soprattutto un pittore che aveva dimostrato di saper disegnare. E' come il trito discorso che si fa su picasso il quale è arrivato a fare quadri cubisti non è partito da lì.E' chiaro che poi i gusti sono gusti ma io in Kiss Me Lorena non ho visto nulla che mi faccia pensare ad un'opera che valga l'attributo cinematografico, perchè il cinema comunica per immagini, con il montaggio, con la musica, i dialoghi ecc. ecc. In Kiss Me Lorena tutto questo non c'è, ci sono una serie di sketch tenuti insieme da una trama flebile che poco hanno in comune (cinematograficamente) l'uno con l'altro e soprattutto poco valgono singolarmente.
          • apu scrive:
            Re: kissmeLorena
            E' tutta una montatura, in realta' tu e i Licaoni vi amate: http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com/2008/09/per-un-mondo-del-cineblogging-pi-pulito.html
          • Gabriele Niola scrive:
            Re: kissmeLorena
            siamo i don camillo e peppone della rete
  • Cinefilo scrive:
    Meglio del cinema italiano contemporaneo
    Sicuramente meglio dei film dei Vanzina e di Neri Parenti che hanno ucciso il cinema italiano, per non parlare delle "fiction" moderne piene di attorucoli e attorucole raccomandati e incapaci di recitare, primo tra tutti il fratello di Fiorello.
    • deactive scrive:
      Re: Meglio del cinema italiano contemporaneo
      - Scritto da: Cinefilo
      Sicuramente meglio dei film dei Vanzina e di Neri
      Parenti che hanno ucciso il cinema italiano, per
      non parlare delle "fiction" moderne piene di
      attorucoli e attorucole raccomandati e incapaci
      di recitare, primo tra tutti il fratello di
      Fiorello.Si vabeh il cinema contemporaneo italiano fortunatamente non si limita soltanto agli autori ( e attori ) da te citati.C'e' tanta roba buona anche in Italia, ma manca la cultura ( e i canali, le sale cinematografiche per prime che sacrifichino la consueta c****a di natale a favore di un titolo piu' impegnativo ma meno remunerativo ) per poterla apprezzare.Inoltre non capisco la necessita' di dover scrivere un articolo sull'ennesima esplosione da YouTube, che immagino si riassorbira' nello stesso lasso di tempo in cui e' diventata famosa.A dispetto degli altri commenti che ho letto qui, penso di esser l'unico a non aver riso per le gag del ragno italiano. E di certo non per una questione di patriottico orgoglio.Semplicemente, non mi fa ridere (IMHO).
    • SenzaNick scrive:
      Re: Meglio del cinema italiano contemporaneo
      Quoto appieno :)Seguivo Italian Spiderman da un pezzo ed oggi scopro che non sono l'unico :)
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