I transistor al grafene funzioneranno al contrario?

Ricercatori statunitensi studiano il mondo per usare il materiale delle meraviglie come base fondante di una nuova tecnologia elettronica. Il segreto, dicono, è non trattare il grafene come il silicio
Ricercatori statunitensi studiano il mondo per usare il materiale delle meraviglie come base fondante di una nuova tecnologia elettronica. Il segreto, dicono, è non trattare il grafene come il silicio

I laboratori e le università di tutto il mondo stanno studiando il grafene nel tentativo di “addomesticare” il materiale da Nobel alle esigenze della tecnologia elettronica e in particolare a quella dei microprocessori. L’obiettivo è realizzare circuiti logici centinaia (o migliaia) di volte più veloci delle moderne CPU a 3/4 GHz, e in tal senso dalla University of California, Riverside arriva la notizia di una sperimentazione molto promettente per il futuro.

Il team di ricercatori californiani ha affrontato il problema principale del grafene rispetto al silicio – cioè la mancanza di una banda proibita in grado di permettere al materiale di passare dallo stato di isolante a quello di conduttore – seguendo un nuovo approccio, dimostrando cioè che il grafene è in grado di dare origine al fenomeno noto come resistenza elettrica negativa .

In certe condizioni, dicono i ricercatori, l’aumento del flusso di corrente elettrica all’interno di un elemento di grafene porta – diversamente da quanto logica vorrebbe – alla riduzione del voltaggio piuttosto che al suo incremento. Da questa proprietà si potrebbe partire per realizzare circuiti logici e transistor “invertiti” basati su una resistenza negativa, ipotizzano dalla UCR.

Il team di Guanxiong Liu e colleghi ipotizza dunque che, nel caso in cui si riuscisse a realizzare gate per operazioni logiche (XOR) su dati in formato binario con grafene a resistenza negativa, la ricerca rappresenterebbe “un cambiamento concettuale nella ricerca sul grafene in grado di fornire una strada alternativa per le applicazioni del materiale nell’ambito del processing delle informazioni”.

Alfonso Maruccia

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22 08 2013
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