IBM, Sony e Nokia sparano brevetti ecologici

IBM, Sony e Nokia sparano brevetti ecologici

Hanno regalato all'umanità i brevetti di una trentina di tecnologie. Un pacchetto che potrebbe cambiare tutto
Hanno regalato all'umanità i brevetti di una trentina di tecnologie. Un pacchetto che potrebbe cambiare tutto

Per approfittare di questi brevetti non si dovrà chiedere alcuna autorizzazione, nessuna royalty da pagare. Su queste tecnologie eco-sostenibili si potrebbe costruire un modello di business, senza dovere nulla a chi ne detiene la paternità. Sono invenzioni depositate nell’ Eco-Patent Commons , un archivio di brevetti liberati da ogni vincolo perché l’industria possa implementarli a favore dell’ambiente e possa collaborare a innovare per minimizzare il proprio impatto.

Verranno riversati nel calderone del pubblico dominio, saranno a disposizione di chiunque voglia implementarli o costruire su di essi, e i legittimi inventori della tecnologia rinunceranno a rivendicarne la paternità . Ad aderire all’ iniziativa sono per ora colossi come IBM, Sony e Nokia. Il commons eco-sostenibile può vantare per ora 31 brevetti , depositati sul sito del World Business Council for Sustainable Development ( WBSDC ), un’organizzazione non profit che opera per uno sviluppo sostenibile dell’industria.

“Questa è un’iniziativa open source, sulla linea di Creative Commons”, ha spiegato David Kappos per IBM, tracciando questa analogia per sottolineare come Big Blue creda che la condivisione della conoscenza a favore di altre aziende e di istituzioni possa tradursi in innovazione . Per sottolineare come tutto questo sia tutelato a livello legale: alle aziende che attingeranno al patrimonio in pubblico dominio non verrà permesso di rivendicare la paternità delle tecnologie che si sono limitate ad implementare.

Ma l’obiettivo del progetto non è semplicemente quello di mettere a disposizione la conoscenza con l’auspicio di migliorare e migliorarsi a favore dell’ambiente. La scelta di mettere a disposizione di tutti il know how per operare nel rispetto dell’ambiente potrebbe colmare il vuoto strategico di molte imprese che mirano al profitto immediato senza curarsi dell’impatto ambientale e sopperire contestualmente alle mancanze delle industrie di molti paesi emergenti , ancora non in grado di mettere in campo delle soluzioni eco-compatibili.

Attingendo al Commons avrebbero a disposizione, gratuitamente, un archivio di istruzioni per ridurre gli sprechi nei sistemi di imballaggio, per riciclare e riusare le apparecchiature a fine vita e evitare che la spazzatura hi-tech si accumuli in discariche inadatte a trattare materiali nocivi. Potrebbero beneficiare di tecnologie capaci di tagliare sui consumi energetici, di massimizzare le rese dei carburanti, di utilizzare materiali meno dannosi per la salute o per l’ambiente, di ridurre alla fonte l’inquinamento.

Ma non è tutto: Eco-Patent Commons potrebbe agire come una piattaforma per creare delle sinergie fra diversi settori dell’industria. “Fornisce alle aziende e alle istituzioni un’opportunità per individuare aree di interesse comune – ha spiegato Bjorn Stigson, presidente di WBCSD – e per stabilire nuove relazioni che inneschino l’innovazione nell’ambito delle tecnologie brevettate e non solo”.

Gaia Bottà

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14 01 2008
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