ICANN e i domini liberati

L'organismo che sovrintende al funzionamento di Internet ha finalmente approvato la "liberazione" dei domini di primo livello. Dando il la a un'espansione del web a suon di .qualcosa che si prospetta costosa

Roma – Ci sono voluti tre anni e più , ma alla fine il discusso piano per l’istituzione dei nomi di dominio di primo livello generici (gTLD) ha ricevuto la ratifica ufficiale da parte di ICANN . L’organizzazione che veste i panni di “controllore” delle infrastrutture telematiche di base ha votato a favore dei gTLD, stabilendo una timeline per l’accettazione e l’attivazione di una prima – e sicuramente non ultima – tranche di domini “fantasia”.

ICANN usa le iperboli per dare la giusta importanza alla sua nuova iniziativa commerciale regolatoria, un grimaldello che “ha aperto il sistema di naming di Internet per liberare l’immaginazione umana mondiale”: con il voto favorevole di 13 membri, 1 contrario e 2 astenuti in quel di Singapore, l’organizzazione ha stabilito l’istituzione di gTLD “brandizzati” liberi dalle tradizionali gabbie dei “.com”, “.org” o “.net”.

Potranno attivare i nuovi gTLD “organizzazioni pubbliche o private” con una storia alle spalle e con piena libertà di scelta del nome di dominio preferito: che si tratti di .facebook , .nike , .coke , .apple o altro, ICANN accetterà le proposte dal gennaio 2012 fino ad aprile dello stesso anno e provvederà a rendere operativi i domini entro la fine del 2013.

Nelle parole di ICANN “i nomi degli indirizzi Internet potranno terminare con quasi qualsiasi parola in qualunque lingua, offrendo alle organizzazioni di tutto il mondo l’opportunità di fare pubblicità al proprio marchio, prodotti, community o causa in modi nuovi e innovativi”.

Manca dunque poco per la nuova “corsa all’oro” ad accaparrarsi prezioni gTLD brandizzati, e anche se la risposta da parte delle corporazioni grandi e piccole si prospetta significativa il prezzo per l’acquisto di ogni singolo dominio – 185mila dollari – dovrebbe escludere dalla corsa speculatori e cyber-criminali. O almeno questo è quel che ICANN spera.

Alfonso Maruccia

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