Il 2012 record di Huawei

Il colosso cinese cresce ancora e ancora, espandendosi in tutti i mercati su cui riesce a mettere le mani. Negli USA il problema è il protezionismo corporativo del governo, dice il management

Roma – Il 2012 è stato ancora un anno di crescita record per Huawei: il gigante di telecomunicazioni cinese riferisce alla stampa le proprie performance finanziarie anno-su-anno, promettendo trasparenza e convenienza per i consumatori. Sicurezza? Spionaggio? Negli USA sono paranoici perché difendono gli interessi delle corporazioni autoctone, suggerisce il Chief Financial Officer (CFO) Cathy Meng.

Stando ai dati forniti da Meng, nel 2012 i ricavi complessivi di Huawei sono cresciuti dell’8 per cento sino a 220,2 yuan (26,3 miliardi di euro), e nel 2013 cresceranno ancora del 12 per cento. I profitti netti, invece, ammontano a 15,4 miliardi di yuan (1,8 miliardi di euro) con un sonoro +33 per cento rispetto al 2011 (11,6 miliardi di yuan).

Il CFO dell’azienda asiatica ha sottolineato la forte crescita del business in Europa, Africa e Asia, con la penetrazione nel mercato Nordamericano pesantemente ostacolata dai sospetti ( ufficialmente smentiti ) in seno al governo circa i rischi di sicurezza e spionaggio che da tempo circondano la multinazionale.

Huawei ha infatti la fama di essere la cartina di tornasole degli interessi commerciali nientemeno che del governo di Pechino, anche se tale fama non ha sin qui impedito gli investimenti della corporation in Europa , in Italia (dove si è “mangiata” un pezzo di Fastweb in occasione dell’ultima ristrutturazione della forza lavoro) e altrove nel mondo.

Tornando alla questione statunitense, il CFO di Huawei non usa giri di parole accusando apertamente l’establishment nordamericano di protezionismo corporativo: le politiche commerciali degli USA sono fatte apposta per difendere gli interessi delle aziende USA, dice Meng, noi non abbiamo mai subito un incidente sulla sicurezza in 20 anni di attività e alla fine a perderci saranno solo i consumatori a stelle e strisce.

Alfonso Maruccia

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