Il Bangladesh si prepara a ruggire

Le nuove tecnologie sono l'asse di sviluppo di un paese tra i più poveri del Mondo, che ora si candida a diventare gioiellino asiatico e meta di investimenti. Grazie anche all'open source


Dhaka (Bangladesh) – Negli ultimi tempi tutti sembrano impazziti per l’Oriente. Tutti, nel mondo finanziario legato all’IT, sembrano recitare incessantemente il mantra ” andiamo-ad-est “. Tuttavia la moderna caccia all’oro spesso si ferma a Shanghai e Bangalore, mete preferite dagli investitori occidentali che guardano alla Frontiera asiatica. Ma nel misterioso Far East ci sono molti giovani stati, spesso considerati di secondo piano, che da anni si preparano silenziosamente per entrare nel mercato globale dell’IT.

Uno dei più promettenti è sicuramente il Bangladesh , una democrazia a maggioranza islamica, separatasi nel 1971 dal Pakistan. Con una stabile crescita del PIL intorno al 5% annuo , il Bangladesh si sta muovendo da qualche anno per dotarsi di una moderna infrastruttura per la telecomunicazione. Ma è soltanto il primo passo di un progetto ben più ambizioso: secondo Moyeen Khan, a capo del Ministero per l’IT, “scommettere sulle nuove tecnologie è la migliore strategia per garantire un veloce sviluppo al nostro paese”. Infatti il Bangladesh mira ad uscire totalmente dalla povertà, per diventare una calamita per l’ outsourcing continentale ed internazionale.

In occasione di una grande fiera in corso a Dhaka per mostrare al grande pubblico le infinite potenzialità della Rete, il ministro ha voluto ribadire che “molte nazioni, sopratutto nell’area asiatica, stanno mostrando un crescente interesse verso il nostro paese”. Questo perché tra i vari progetti del governo c’è anche la realizzazione di un grande polo tecnologico , il cosiddetto “IT Village” di Chittagong, pronto a sfidare la vicina Bangalore. “Corea del Sud, Malaysia, Singapore, Giappone e Taiwan stanno già investendo nello sviluppo del nuovo polo”, ha aggiunto Khan, ricordando che gli obiettivi da raggiungere entro breve termine sono fondamentalmente tre: totale alfabetizzazione informatica, incentivi alle piccole imprese e banda larga per tutti.

Secondo Syed Ahmed, imprenditore e titolare di un importante provider di Dhaka, “il collegamento alle dorsali oceaniche del sud-est asiatico”, di prossima realizzazione, “aprirà tutta una nuova stagione per chiunque voglia lavorare con le nuove tecnologie”. La più grande sfida rimarrà comunque quella di portare la Rete alla popolazione rurale , esattamente come accade in tutti gli altri paesi in via di sviluppo. Secondo ISPABD, la più grande associazione di ISP del paese, il problema verrà risolto grazie al protocollo cellulare GPRS.

La telefonia mobile potrà migliorare la diffusione extraurbana di Internet: previsioni ufficiali parlano di oltre 20 milioni di nuovi utenti nel giro dei prossimi due anni. Tuttavia, il 70% degli attuali tre milioni e mezzo di utenti online (il 150% in più rispetto al 2003) si collega esclusivamente dai grandi centri abitati. La mancanza di linee moderne è un grave problema che rischia di minare i brillanti piani del Bangladesh. Ma gli ISP sono fiduciosi: “Presto chiederemo al governo degli incentivi per portare, almeno nei paesi intorno alla capitale, cavi in fibra ottica”.

L’azione del governo è sicuramente decisiva ed essenziale per l’intero processo di transizione verso una economia moderna e competitiva: gli incentivi statali per l’uso di software GPL hanno calmierato i prezzi al dettaglio, oltre ad essersi rivelati un buon antidoto contro la pirateria (recentemente inserita tra i reati penali e punita con due anni di reclusione). L’istruzione e l’avviamento all’informatica sono le prossime tappe del Ministro dell’Istruzione, oltre alle già esistenti facilitazioni per tutte le donne che si avventurano nel campo dell’alta tecnologia.

Ma la vera carta vincente del Bangladesh è che tutte le esportazioni e le importazioni, hardware e software, sono detassate . Un grande incentivo per i circa 150 milioni di abitanti (il 37% dei quali vive in povertà) che desiderano avvicinarsi al mondo dell’informatica. Ma non solo: un ulteriore motivo per chiunque volesse lanciarsi alla conquista dell’Oriente, stufo di Draghi cinesi e di Tigri indiane.

Tommaso Lombardi

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Anonimo scrive:
    Libertà di espressione
    Non è che in Italia però stiamo messi tanto meglio. Grazie alla cosiddetta privacy molte forme d'arte come la fotografia sono praticamente vietate. Fotografi con H.C. Bresson con leggi come quelle di oggi non sarebbero mai diventati nessuno e avrebbero avuto grane legali... Guadiamo anche un po' in casa nostra....
  • Anonimo scrive:
    Il potere teme la liberta' di pensiero
    e di informazione.Sara mica cosi' anche in Italia?
  • awerellwv scrive:
    molto abile...
    Nell'attuare questa mossa, non solo in questo modo attua una forma di censura in caso di insulti nei suoi confronti, ma fa registrare gli amministratori dei siti (sapendo quindi chi sono fisicamente) e farli rigare dritti in caso di post offensivi, inoltre si risparmia il fatto di dovere avere una task force di censuratori (e pagarla) perche' bastera' una segnalazione per fare chiudere il sito (o spedire in cella l'amministratore per inadempienza al suo obbligo). Abile mossa non c'e' che dire, non la condivido minimamente ma e' innegabile l'astuzia alla base di essa....
  • Anonimo scrive:
    In Italia non è lo stesso?
    Non vorrei sbagliare, ma mi sembra che anche in Italia ci sia la stessa legge, solo che nessuno la applica.
    • Anonimo scrive:
      Re: In Italia non è lo stesso?
      infatti
    • Anonimo scrive:
      Re: In Italia non è lo stesso?
      - Scritto da: Anonimo
      Non vorrei sbagliare, ma mi sembra che anche in
      Italia ci sia la stessa legge, solo che nessuno
      la applica.no, in italia nn mi sembra che ci sia questa legge. poi i miei siti li tengo hostati tutti all'estero cosi non rompono le balle le leggi italiane.
      • Gatto Selvaggio scrive:
        Re: In Italia non è lo stesso?

        no, in italia nn mi sembra che ci sia questa
        legge. poi i miei siti li tengo hostati tutti
        all'estero cosi non rompono le balle le leggi
        italiane.Importa dove tu svolgi l'attività, non dove tieni il sito. La legge 62/01 ti appioppa la qualifica di editore e pretende che il sito riporti i tuoi dati - nome, indirizzo. #Non è esattamente una registrazione, ma poco ci manca.==================================Modificato dall'autore il 29/04/2005 22.49.03-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 18 novembre 2006 06.57-----------------------------------------------------------
  • Anonimo scrive:
    Un po' come....
    ...portebbe succedere in Italia se il nano rimane al potere ancora!!!8)
    • Anonimo scrive:
      Re: Un po' come....
      - Scritto da: Anonimo
      ...portebbe succedere in Italia se il nano rimane
      al potere ancora!!!
      8)No, è già così. Tutti i siti su server italiani devono essere registrati alla biblioteca di Firenze. Ma tanto non credo che qualcuno lo abbia fatto.
      • mzuccala scrive:
        Re: Un po' come....

        No, è già così. Tutti i siti su server italiani
        devono essere registrati alla biblioteca di
        Firenze. Ma tanto non credo che qualcuno lo abbia
        fatto.guarda che la legge non è ancora entrata in vigore :-|
    • Gatto Selvaggio scrive:
      Re: –
      –-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 18 novembre 2006 07.02-----------------------------------------------------------
  • Anonimo scrive:
    E Bernie
    Ci mette la Formula 1 :(
  • Anonimo scrive:
    Il sovrano dell'isola di Bahrein...
    ...è stupido.Vieni pure ad arrestarmi ora, pagliaccio.Bye, Luca
Chiudi i commenti