Il buon nome di RapidShare

Attaccati una serie di siti che avrebbero abusato della fama del servizio di hosting utilizzando più o meno direttamente il suo marchio registrato: continua la strategia per legalizzare i contenuti ospitati
Attaccati una serie di siti che avrebbero abusato della fama del servizio di hosting utilizzando più o meno direttamente il suo marchio registrato: continua la strategia per legalizzare i contenuti ospitati

RapidShare, il servizio di file hosting che ha da poco deciso di adottare una politica a tutela del diritto d’autore, ha ora dichiarato guerra a quei raccoglitori di link e quei motori di ricerca che utilizzano il suo marchio per spingere gli utenti a scaricare contenuti protetti da copyright. La richiesta è di interrompere la loro attività e cedere i domini per evitare una dura battaglia legale a suon di tutela di marchio.

Destinatari della minaccia siti come Rapidshare.net , Rapid.org e Rapidshare4movies.com che contengono un riferimento al servizio di file hosting.

Il CEO Bobby Chang (che tuttavia sembra destinato a lasciare l’azienda) aveva nei mesi scorsi tracciato la via della legalizzazione per la piattaforma che si era trovata ad ospitare numerosi contenuti in violazione di proprietà intellettuale.

Chang aveva affermato che tali siti, aggregatori di link e motori di ricerca destinati a indicizzare i contenuti ospitati dalla sua piattaforma (servizio che per il momento lo stesso sito non offre), sfrutterebbero il marchio RapidShare per distribuire contenuti protetti da proprietà intellettuale. Metterebbero inoltre in pratica azioni di concorrenza sleale.

Ora RapidShare ha deciso di passare alle vie di fatto, chiedendo ai proprietari di questi siti di interrompere l’abuso e di rinunciare al proprio dominio per evitare una disputa legale, passandolo entro due settimane a RapidShare stessa.

Gli accusati hanno risposto sorpresi: “È sorprendente, considerando il traffico (e conseguentemente le membership premium) che dirottiamo verso RapidShare, che ci attaccano in maniera così aggressiva”, dichiara il fondatore di Rapid.org . Che afferma la possibilità di cambiare servizio di riferimento o di crearne uno proprio. Non piegandosi alla “ridicola minaccia di cedere il nostro dominio”.

Oltre a questi primi passi sul fronte legale, RapidShare ha depositato presso l’OMPI (Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale), una serie di dispute nei confronti dei domini contenenti il proprio nome registrato che puntano a dare un respiro internazionale alle sue richieste.

Claudio Tamburrino

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