Il Censis spiega l'informazione dei giovani digitali

Oltre il 90 per cento dei ragazzi italiani sfrutta la Rete per il consumo di contenuti multimediali. Più del 50 per cento degli under 30 utilizza uno smartphone per informarsi e divertirsi

Roma – L’edizione di quest’anno è stata dedicata alla società impersonale, nel ciclo di incontri del tradizionale appuntamento un mese di sociale organizzato nel mese di giugno dai responsabili del Censis. I consumi mediatici di giovani e anziani sono attualmente all’opposto, con i primi posizionati sulla linea di frontiera dei nuovi media elettronici e i secondi distaccati – in termini di quote di utenza – di svariate decine di punti percentuali.

Negli ultimi dati statistici snocciolati dal Censis, la percentuale di giovani legati al consumo di contenuti sul Web ha sfondato il tetto dei 90 punti , mentre gli anziani restano fermi ad un lontanissimo 24,7 per cento. Quasi l’80 per cento dei ragazzi tricolore utilizza la piattaforma di video sharing YouTube – 5,6 per cento tra gli anziani – mentre il 54,8 per cento nella categoria anagrafica degli under 30 sfrutta i vari modelli di smartphone per accedere alla Rete in mobilità.

Parlando di consumi specifici nel settore dell’informazione, il Censis ha ribadito anche quest’anno l’assoluta centralità dei classici telegiornali, visto che l’80,9 per cento dei cittadini italiani li utilizza tra le sue fonti primarie. È vero che tra i giovani tricolore il dato relativo ai TG scende al 69,2 per cento, dunque molto più vicino al 65,7 per cento riferito ai contenuti veicolati da Google e al 61,5 per cento delle condivisioni sul social network Facebook .

“Sono i dati più esplicativi del ciclone che si è abbattuto sull’apparato mediatico tradizionale, della tendenziale riduzione al singolo delle leve dell’informazione, dell’autodominio del soggetto nella comunicazione – scrive il Censis – Soprattutto per i giovani le strategie di adattamento nell’ambiente dei media digitali sono improntate al nomadismo, la molteplicità dei media a disposizione li spinge a passare dall’uno all’altro, e al disincanto. L’integrazione dei mezzi determina l’assenza di una vera e propria prospettiva gerarchica tra di essi: per loro le notizie apprese da un TG o da un quotidiano valgono quanto quelle trovate sul web”.

Lo stesso istituto di ricerca ha tuttavia sottolineato una marcata tendenza a personalizzare i vari canali di accesso alle informazioni da parte degli utenti legati al consumo digitale. Questa forma di autoassemblaggio delle fonti Web – complici gli algoritmi di motori di ricerca come Google – porterebbe alla creazione di un quotidiano realizzato con le sole opinioni desiderate dall’utente . “È il rischio del solipsismo di Internet – ha spiegato il Censis – la Rete come strumento nel quale si cercano le conferme di idee, gusti, preferenze che già si possiedono; il conformismo come risultato dell’autoreferenzialità dell’accesso alle fonti d’informazione”.

Mauro Vecchio

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