Il deserto sconfigge i robot da corsa

Nessuno dei veicoli senza pilota che hanno preso parte al DARPA Grand Challenge è riuscito a vincere: quasi tutti han dato forfait dopo poche centinaia di metri dal via
Nessuno dei veicoli senza pilota che hanno preso parte al DARPA Grand Challenge è riuscito a vincere: quasi tutti han dato forfait dopo poche centinaia di metri dal via

Mojave (USA) – E’ stata una gara dalla storia molto breve quella lo scorso sabato ha visto sfidarsi, nel deserto californiano di Mojave, 13 robot da corsa fra i più sofisticati al mondo. Nessuno dei veicoli senza guidatore che hanno partecipato alla competizione, e che includevano versioni modificate di camion, fuoristrada, pick-up, dune-buggy e, quad, è riuscito ad avvicinarsi al traguardo.

La gara, organizzata dalla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), prevedeva che i partecipanti si sfidassero lungo un percorso desertico di circa 240 Km: il primo che fosse riuscito a tagliare il traguardo entro un tempo limite di 10 ore si sarebbe portato a casa un premio di 1 milione di dollari. I due veicoli che si sono spinti più lontano, quelli progettati dai team della Carnegie Mellon University e di Thousand Oaks, sono però riusciti a coprire soltanto 11 Km.

Secondo quanto riportato dagli organizzatori della gara, diversi robot sono stati traditi da una serie di problemi meccanici, fra cui rotture di freni e assi, e guasti ai sistemi di navigazione satellitare. In altri casi l’intelligenza artificiale dei “supercomputer su ruote” non è riuscita ad impedire l’impatto contro alcuni ostacoli, come il filo spinato, o il ribaltamento del mezzo. Il risultato è che 9 dei 13 concorrenti partiti (quelli selezionati erano 15) hanno dovuto abbandonare la gara dopo pochi minuti, fermandosi a meno di 3 Km dal via.

I risultati della DARPA Gran Challenge si trovano qui .

Alcuni osservatori, commentando il risultato della gara, non hanno esitato a definirla un completo fallimento, aggiungendo che, secondo loro, i soldi spesi in tali progetti rappresentano un inutile spreco. Gli organizzatori dell’evento, dal canto loro, hanno ammesso che l’esito della corsa è stato decisamente al di sotto delle aspettative, tuttavia hanno sottolineato come la sfida fosse volutamente difficile.

“Ammetto che i risultati potevano essere di gran lunga migliori, ma il fatto che nessuno abbia vinto era esattamente ciò che tutti noi ci aspettavamo”, ha affermato Venkatesh Vasudevan, ingegnere di uno dei team, ENSCO, che ha partecipato alla competizione. “C’erano forse un paio di team che potevano sperare di avvicinarsi al traguardo, ma la difficoltà della sfida è stata volutamente calibrata su di un livello molto elevato. Del resto s’impara dagli errori, non dai successi”.

La DARPA ha già preannunciato l’intenzione di organizzare un’altra Grand Challenge entro 18-24 mesi. L’interesse del Pentagono dietro a queste iniziative è quello di promuovere lo sviluppo di tecnologie che, in futuro, possano permettere la costruzione di mezzi di trasporto capaci di rifornire le truppe di acqua, viveri e munizioni. Una meta che appare però ancora molto, molto distante.

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14 03 2004
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