Il DRM della nuova telefonia Vodafone

L'operatore ha acquistato la licenza delle soluzioni DRM di Intertrust, sistema che il prossimo anno potrebbe diventare il nuovo standard di riferimento nel settore
L'operatore ha acquistato la licenza delle soluzioni DRM di Intertrust, sistema che il prossimo anno potrebbe diventare il nuovo standard di riferimento nel settore


Roma – Il Digital Rights Management ( DRM ) ormai è diventato l’oggetto del desiderio dei tutti i grandi provider multimediali: Vodafone ha stretto una partnership con Intertrust per accedere alla licenza di una soluzione software anti-pirateria che verrà utilizzata per “proteggere” il mercato della musica digitale. Sulla base delle esigenze di mercato la “rete di difesa” elettronica potrà essere allargata anche ai settori video, sebbene su questo Vodafone ancora non si sia espressa.

“Nei prossimi 12 mesi probabilmente sigleremo contratti di questo genere non solo con service provider, ma anche con produttori del settore mobile, hardware PC e dell’elettronica di consumo”, ha dichiarato Talal Shamoon, CEO di Intertrust. “Fra 12/18 mesi assisteremo ad un’ulteriore espansione, e con la collaborazione dei produttori forse verranno gettate le basi per un standard DRM condiviso”. Attualmente numerosi portali come Apple iTunes store o Sony Connect ne sfruttano le potenzialità, ma non ne permettono l’interoperabilità fra piattaforme diverse. Un utente che acquista una traccia audio su un sito è obbligato a riprodurla con un player compatibile.

La tecnologia Intertrust risponde alle linee guida dell’open standard DRM dell’ Open Mobile Alliance e della Marlin Joint Development Association (MJDA), le associazioni internazionali che comprendono i più importanti provider e produttori come Panasonic, Philips, Sony e Samsung . L’esigenza di una soluzione alternativa a quelle proprietarie si è creata nel momento in cui è mancato l’accordo unilaterale sulla policy licenziataria.

Lo scorso aprile l’Open Mobile Alliance aveva proposto di ridurre le tariffe licenziatarie del suo DRM di 0,65 dollari per cellulari e di 0,25 dollari sugli abbonamenti annuali, ma i produttori e gli operatori avevano valutato la spesa comunque ancora troppo alta, giustificandosi con il fatto che il pagamento delle licenze avrebbe superato gli introiti complessivi provenienti dalla vendita dei contenuti multimediali.

Le aziende del Gruppo Marlin, così, hanno confermato che integreranno lo standard Intertrust, disponibile probabilmente dal prossimo anno, in tutti i terminali di nuova generazione.

Negli ultimi mesi il mercato aveva risposto all’esigenza di soluzioni DRM frammentandosi notevolmente. Apple , Sony, Wintel , Philips , EMI e via dicendo spesso e volentieri hanno seguito strade diverse. Tutte lanciate verso la nuova frontiera e tutte impegnate nel gestire lucchetti di ogni genere, che in qualche caso possono persino nascondere fastidiose sorprese .

Dario d’Elia

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13 11 2005
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