Il futuro di Toyota si scrive Mirai

L'azienda nipponica è di fatto la prima a fare una promessa per una data di commercializzazione di vetture a idrogeno. Si comincia da Giappone e California, nel 2015 sarà già il turno dell'Europa

Toyota Mirai

Roma – Toyota ha presentato al pubblico la prossima generazione di vetture ibride prodotte dal marchio giapponese: come nei casi precedenti, molti dei quali già circolano sulle strade italiane, a un propulsore di potenza che spinge la vettura alle velocità più alte sarà abbinato un motore elettrico alimentato dalle batterie per gli spostamenti cittadini. La vera novità è però il carburante scelto per alimentare il power-train della nuova Mirai (“futuro” in giapponese): non più benzina, ma idrogeno . Mirai sarà una delle prime automobili alimentata da pile a combustibile a essere prodotta e venduta al pubblico in tutto il mondo, se non la prima in assoluto.

L’idea di realizzare veicoli spinti dall’idrogeno è funzionale all’idea di ridurre l’emissione di gas serra e sostanze inquinanti da parte delle vetture tradizionali: dal motore di un FCV esce praticamente solo vapore acqueo, di fatto rendendo quasi nullo l’impatto ambientale di queste auto. Le sperimentazioni di Toyota con i FCV, Fuel Cell Vehicle , sono iniziate negli anni ’90 del secolo scorso. Parliamo di un’altra epoca per quanto riguarda la tecnologia basata su idrogeno stivato ad alta pressione e sfruttato dalle pile a combustibile per generare energia tramite una reazione elettrochimica. La sicurezza e la potenza delle unità dell’epoca erano limitate, operavano in modo efficiente solo a temperature molto basse, e nel corso di 20 anni trascorsi in ricerca e sviluppo Toyota ha sfornato una serie di veicoli-prototipo che ha mostrato in varie fiere e saloni di settore senza però mai parlare esplicitamente di commercializzazione.

La Mirai è un esempio significativo del progresso effettuato da Toyota in questi anni: con 3kW/l di energia prodotta, una potenza complessiva di 100kW, pile a combustibile che sono in grado di contenere idrogeno fino a 70MPa di pressione garantendo un’autonomia di 700km , di fatto raddoppia le performance rispetto al prototipo precedente presentato appena 1 anno fa. Le sue performance sono in linea con gli attuali allestimenti ibridi benzina-elettrico già in commercio, e la produzione su vasta scala dovrebbe consentire ai costi di scendere rapidamente tanto da rendere abbordabile il prezzo per i potenziali acquirenti (Toyota afferma di essere riuscita a far calare il prezzo del 95 per cento rispetto a solo due anni fa). Si parla comunque di quasi 60mila dollari (6,7 milioni di yen) per i primi 700 esemplari che saranno distribuiti già dal prossimo dicembre in Giappone, e poi toccherà alla California con un prezzo pressoché analogo a metà 2015. Al volgere dell’autunno del prossimo anno poi sarà la volta di Germania, Danimarca e Regno Unito, dove il prezzo dovrebbe aggirarsi sui 60mila euro: l’Italia potrebbe vedere le prime Mirai vendute non prima del 2017, quando altri paesi si uniranno ai primi programmi pilota. Entro il 2020 Toyota punta a produrre decine di migliaia di vetture a idrogeno all’anno.

Quel che spinge oggi Toyota a fare il grande passo e lanciare la Mirai è senza dubbio la maturazione della tecnologia delle pile a combustibile, ma l’azienda giapponese si giova dell’esperienza acquisita in tutti questi anni con l’ibrido termico: di base il concetto di power-train che spinge l’auto, ovvero la combinazione tra il motore a idrogeno e quello elettrico, è molto simile a quello già presente in decine di migliaia di vetture vendute e circolanti in strada. Il vero problema è il rifornimento del combustibile: a oggi non esiste una vera rete di distribuzione per l’idrogeno da automobile , e la decisione di iniziare da Giappone e California è proprio legata alla necessità di mettere in piedi un circuito di stazioni di servizio in cui recarsi a fare il pieno. Per provvedere all’approvvigionamento giova la partnership con Air Liquid, che fornirà l’idrogeno che sarà caricato con circa 3 o 5 minuti di attesa nel serbatoio speciale delle pile a combustibile. Sia il Giappone che la California hanno poi deciso di investire denaro pubblico nella creazione di una rete di stazioni di servizio, così da promuovere lo sviluppo e la vendita di questo tipo di propulsione (il Giappone prevede anche degli incentivi economici per agevolare l’acquisto della vettura).

C’è solo un neo in tutte le buone promesse della Toyota Mirai: la produzione di idrogeno per alimentarla è un problema non ancora risolto, mancando metodi davvero efficaci ed efficienti per sostenere la sua creazione e stiva su larga scala , sebbene non manchino le aziende che puntano a rivoluzionare il settore. Se la vettura ha un impatto ambientale molto basso durante la marcia, lo stesso non si può dire in modo definitivo e certo dei processi di produzione del suo combustibile: si tratta comunque di un primo passo utile a smarcarsi dalla dipendenza dai combustibili fossili.

Luca Annunziata

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  • gianni scrive:
    @Luppolo
    Se leggevi il testo su letsencrypt.org ....
  • prova123 scrive:
    Se negli USA
    è permesso allora non è sicuro a causa del Patriot Act ... :-o
  • Luppolo scrive:
    Siete proprio sicuri sia così ?
    Non per fare il Leguleio ma la frase : I certificati pubblici necessari ad autenticare la connessione sui browser Web si aggiorneranno automaticamente ogni anno senza interventi dell'utente finale. Non è che mi torni molto.La procedura di certificazione e rinnovo è molto complessa dal punto di vista legale, perché il dominio e l'IP non sono sufficienti e richiederebbe anche una ricertificazione dell'utenza. Al di là di questo però, non mi risulta sia possibile aggiornare le chiavi senza sostituire la chiave pubblica vecchia e questo, a meno che il tool sia un daemon (cosa che sinceramente spero di no), lo deve fare qualcuno.Quindi la frase : "senza interventi dell'utente finale" forse dovrebbe essere intesa come "riducendo al minimo i tempi di intervento" o sbaglio ?
    • gianni scrive:
      Re: Siete proprio sicuri sia così ?
      - Scritto da: Luppolo
      a meno che
      il tool sia un daemon (cosa che sinceramente
      spero di no), lo deve fare
      qualcuno.https://letsencrypt.org/howitworks/
      • Luppolo scrive:
        Re: Siete proprio sicuri sia così ?
        - Scritto da: gianni
        - Scritto da: Luppolo

        a meno che

        il tool sia un daemon (cosa che sinceramente

        spero di no), lo deve fare

        qualcuno.

        https://letsencrypt.org/howitworks/Quindi lanciando il comando fai l'aggiornamento ma il comando lo devi lanciare una volta ogni tanto, o lo fai manualmente o lo fai in automatico.Per quanto riguarda l'autenticazione, per consentire questo, c'è spiegato che chi fa la richiesta la prima volta, riceve una chiave certificata apposita per verifica che le volte successive sia sempre lui.Questa a occhio mi sembra molto pericoloso, perché ricordiamoci che la CA non possono essere enti che lavorano a casaccio, ma devono verificare complessivamente la richiesta, gli estremi e la ragione sociale (cioè che se uno si spaccia per istituto bancario, deve essere proprio un istituto bancario).Spero almeno verifichino bene il dominio, perché la duplicazione di un dominio certificato provocherebbe un disastro di dimensioni immani.Comuqnue, avere nel brower un certificato anche di una singola CA che non segue queste regole, può compromettere la sicurezza dell'intera rete Internet, in passato è già sucXXXXX circolassero certificati Fake e non è stata una bella cosa.
  • gianni scrive:
    carino ma
    Quando saranno un ente certificatore valido su tutti i devices e far cadere il giro di $$ sui vari certificati? MAI
  • Joshthemajor scrive:
    Beh...
    I classici nomi molto nomi!
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