Il governo cinese censura Battlefield 4

Lo sparatutto incentrato su un colpo di stato in Cina è additato da Pechino come una minaccia alla sicurezza nazionale. Proibite le vendite e scomparso dal web, resta solo il download illegale
Lo sparatutto incentrato su un colpo di stato in Cina è additato da Pechino come una minaccia alla sicurezza nazionale. Proibite le vendite e scomparso dal web, resta solo il download illegale

“Battlefield 4 è un videogioco che minaccia la sicurezza nazionale e che costituisce un’aggressione nei confronti della cultura cinese”: con queste parole il Ministero della Cultura cinese ha messo all’indice Battlefield 4, sparatutto sviluppato da Electronic Arts, che con il quarto capitolo della saga sta incontrando un problema dopo l’altro.

Se l’esordio era stato a dir poco disastroso con l’incapacità di supportare le sessioni multiplayer riscontrate sia su Xbox che Playstation (problema che perdura tuttora e che ha scatenato la class action intentata dai fan statunitensi incolleriti), il videogioco continua a far parlare di sé. A scatenare la protesta di Pechino sono la storia e l’ambientazione di Battlefield 4, che narra le gesta dell’ammiraglio Chang, intenzionato a sconquassare la Cina con un colpo di stato mirato a sovvertire il sistema politico del Dragone.

A complicare ulteriormente la situazione, poi, c’è la presenza di Russia e Stati Uniti, con i primi interessati ad aiutare Chang e i secondi impegnati a far rispettare l’ordine vigente. Uno scenario già visto tante volte, che si conclude con una guerra civile combattuta sul suolo cinese e migliaia di morti.
Una prospettiva che non ha entusiasmato i politici locali, che ancor prima del suo lancio ufficiale, hanno censurato il gioco proibendo la vendita in ogni sua forma, download, patch e news al riguardo compresi. Tradotto come “ZhianDi4”, il gioco è scomparso dal web, anche dal popolare social network Weibo.com e l’unica opportunità che resta ai videogiocatori cinesi è affidarsi al download illegale sulle reti peer-to-peer.

Di fronte a un settore in netta ascesa (il valore del mercato si attesta sui 13 miliardi di dollari), con la diffusione dei dispositivi mobile che segna una crescita costante, il governo cinese è molto occupato e preoccupato per le potenziali minacce nascoste all’interno dei giochi. Finora il controllo è stato facilitato poiché la stragrande maggioranza dei giocatori usa il computer, ma parecchi grandi gruppi internazionali sono al lavoro per incrementare l’offerta di giochi per smartphone e le cifre che girano sono impressionanti, tanto che gli sviluppatori di Chukong hanno accumulato investimenti superiori a 83 milioni di dollari. La sfida per loro è capire come distribuire e monetizzare le varie proposte, che possono contare su una platea di 500 milioni di smartphone, destinati a salire fino a 800 milioni entro la fine del 2014, e sulle rosee prospettive delineate dagli analisti che per i più popolari giochi per Android prevedono incassi oscillanti tra 5-10 milioni di dollari al mese.

Alessio Caprodossi

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