Il Governo lancia il Portale dell'Open Source

Lo scopo è consentire agli enti locali di rendere pubblico quanto realizzato in modalità open source, spingere sul riuso di quelle soluzioni e sulla collaborazione nello sviluppo di nuovi software

Roma – Ieri è stato formalmente annunciato il Portale dell’Osservatorio Open Source , un sito che pur esistendo da tempo, ora mette in campo le annunciate iniziative pensate per spingere verso l’open source la Pubblica Amministrazione italiana .

Il Portale dà infatti accesso ad ASC, Ambiente di sviluppo cooperativo : una piattaforma pensata per offrire supporto e tool per agevolare lo sviluppo di applicazioni e componenti software da licenziare ed utilizzare secondo i paradigmi tipici del software a codice sorgente aperto. L’idea è quella di coinvolgere tutta la Pubblica Amministrazione, quella centrale e locale, tutti gli enti che intendono proporre e/o partecipare allo sviluppo, alla gestione ed alla evoluzione continua dei progetti ospitati nell’ambiente stesso e, al contempo, per raccogliere suggerimenti e modifiche provenienti dal mondo accademico e dagli eventuali operatori di mercato interessati.

L’altra area considerata strategica del Portale è la Vetrina virtuale . Come si evince dal nome, è uno strumento che dando evidenza ai progetti open source già realizzati dalla PA punta a condividere il patrimonio di esperienze maturato sia all’interno della PA che con l’ausilio degli operatori del mercato che hanno partecipato ai progetti. Nell’ elenco delle soluzioni appariranno via via le “migliori esperienze”, ossia le best practice sviluppate dalle PA. Non mancano quindi le soluzioni già esistenti, le difficoltà incontrate, gli attori del mercato che offrono servizi in materia e la loro localizzazione geografica.

Il ministro all’Innovazione nella PA Luigi Nicolais, nell’annunciare le novità assieme al presidente del CNIPA Livio Zoffoli, ha dichiarato che le amministrazioni possono fruire ora dei vantaggi dei software open source , “caratterizzati non solo dalla possibilità di modificarli per renderli più rispondenti alle esigenze, ma anche di condividerli più agevolmente, aprendo il mercato dei servizi informatici connessi e riducendo tempi e costi di acquisizione degli stessi programmi. Tra le azioni previste dalle linee strategiche per l’e-Government sono comprese attività finalizzate proprio a migliorare la qualità del software open source per facilitare il suo utilizzo. È necessario studiare e definire un modello d’uso che ne garantisca la sostenibilità economica, nell’ambito di un mercato aperto al quale partecipino PA ed imprese”.

Come noto, l’associazione delle imprese IT italiane, Aitech-Assinform , non più tardi di due giorni fa aveva denunciato quelli che ritiene essere rischi per tutto il settore qualora la scelta open source sia forzata e non emerga invece da una valutazione caso per caso delle necessità di innovazione. Rispondendo indirettamente a queste critiche, Nicolais ha ricordato che la Finanziaria 2007 prevede 30 milioni di euro per i progetti della Società dell’informazione e che “è data priorità a quelli che utilizzano e/o sviluppano applicazioni a codice sorgente aperto per la Pubblica Amministrazione, favorendo così la loro diffusione. Per accedere a queste risorse i programmi devono risiedere su un ambiente di sviluppo cooperativo su web, che oggi viene presentato, affinché siano visibili e soprattutto riusabili”.

Secondo Zoffoli, il perno centrale è il riuso del software , punta di diamante di una serie di innovazioni che vanno dalla cooperazione sui progetti all’interoperabilità, all’adozione di formati e standard aperti e via dicendo.

Ieri è stato anche ricordato che l’Italia è il quarto produttore di software open source al Mondo , quantomeno per numero di sviluppatori. Ed è stato sottolineato che la stessa Commissione Europea chiede l’adozione di sistemi interoperabili e adattabili, qualità riconosciute appunto al codice aperto.

Di interesse anche il dato del CNIPA secondo cui è stato registrato un aumento delle PA centrali che utilizzano anche software open source per i propri sistemi: si è passati dal 54% del 2005 al 67% del 2006. Ma aumenta anche il numero di progetti a codice aperto in quelle PA che già utilizzano il software open source e dove questo “viene percepito come maturo”.

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