Il laptop da 54mln di dollari

Chiesto un risarcimento siderale da una cittadina USA ad una nota catena. E tutto per un portatile perduto o sgraffignato. Finirà in tribunale? Presto per dirlo
Chiesto un risarcimento siderale da una cittadina USA ad una nota catena. E tutto per un portatile perduto o sgraffignato. Finirà in tribunale? Presto per dirlo

54 milioni di dollari, vale a dire poco meno di 37 milioni di euro. Questo, secondo Raelyn Campbell, la giusta misura di un risarcimento chiesto alla celebre catena di negozi Best Buy per un laptop desaparecido dopo essere stato consegnato in assistenza. Un laptop da mille dollari: conteneva software, musica, filmati e soprattutto dati personali andati perduti per sempre.

Secondo la donna, non si tratta semplicemente di aver perduto la propria posta elettronica: in gioco, sostiene Raelyn, ci sono tutte le sue informazioni personali contenute nel computer. Dissolte, a suo dire, per colpa di un’incauta gestione e una policy non proprio irreprensibile di Best Buy. E la cifra richiesta è identica a quella ottenuta da un altro cittadino USA come risarcimento per un paio di pantaloni perduti dalla tintoria.

Tutto comincia la scorsa estate. Il 25 maggio del 2007, Raelyn porta il suo notebook in officina per un tagliando: il computer ha poco più di un anno, ma gode di una estensione di garanzia. A detta di Raelyn, quello stesso giorno il computer sparisce, sottratto da un dipendente o rubato da qualcun altro, senza che se ne sappia più nulla.

Inizia allora un ping-pong con i ragazzi di GeekSquad , il servizio di assistenza offerto dalla catena BestBuy: per tre mesi, a detta della donna, gli impiegati negano la sparizione del computer e tentano di convincerla di volta in volta che il computer c’è, che manca, che non è mai stato consegnato o che è in riparazione.

Solo ad agosto il computer viene ufficialmente dichiarato smarrito, ma tra Campbell e Best Buy non è possibile nessun accordo: alla signora interesserebbe un rimborso forfettario da 5mila dollari, l’azienda è disposta al massimo a risarcire il valore del computer più un buono regalo da spendere nei propri negozi.

Partono le prime lettere al vetriolo, arriva qualche coupon di rimborso (che Raelyn sostiene di aver devoluto in beneficenza), fino a quando a novembre scatta la denuncia con tanto di richiesta d’indennizzo record. Il resto sono altre letteracce e scaramucce legali. Mozioni di rigetto, contromozioni e accuse reciproche di slealtà.

Che Raelyn ottenga il suo risarcimento non è affatto scontato: il suo scopo, lo dice lei stessa nel blog che ha aperto per raccontare la vicenda, è quello di attirare l’attenzione su quanto capitato, e magari convincere Best Buy a rivedere in meglio le sue procedure interne. Comunque vada, ora sarà un giudice a decidere il finale della storia, e a stabilire un precedente importante per la gestione dei prodotti in garanzia sul suolo USA.

Luca Annunziata

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14 02 2008
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