Il mio sito non sarà accessibile

Gran cosa le leggi sull'accessibilità e la cultura dell'accessibilità che va diffondendosi anche in rete. Ma un lettore ritiene che a tutto ci sia un limite
Gran cosa le leggi sull'accessibilità e la cultura dell'accessibilità che va diffondendosi anche in rete. Ma un lettore ritiene che a tutto ci sia un limite


Roma – Caro Punto Informatico, nutro un grande rispetto per chi si batte nelle idee in cui crede perché nel bene o nel male senza questo tipo di persone ci fermeremmo tutti e non sapremmo dove andare a parare. Ma non sono i soli con i quali occorre avere rispetto .

Penso ai disabili, a persone che per loro caratteristiche fisiche o intellettive sono diverse da una normalità peraltro così difficile da definire. E con sommo piacere apprendo, grazie al vostro prezioso servizio di informazione, che anche in Italia si parla sempre più spesso di accessibilità e ci sono progetti di legge che avanzano in Parlamento.

Bene così, sempre troppo tardi, ma bene. Anche in questo caso è la ferrea volontà di alcuni, e non solo disabili tra l’altro, di portare avanti le proprie idee e affermare i propri diritti che fa girare la ruota e che probabilmente consentirà a questo paese di raggiungere un livello appena superiore nella scala della civiltà.

Dopo questa premessa, che ho fatto per far capire da che parte sto e come vedo questo genere di problema, mi sento in dovere di sottolineare la paura che dal diritto all’accessibilità (che diventa dovere di garantirla nel settore pubblico) si passi all’imposizione a tutti di seguire e adottare certe tecnologie che in un modo o nell’altro siano accessibili o consentano ad uno sito, per esempio, di esserlo.

Qualcuno parla di bollini , qualcuno che sta al Governo come voi ben sapete, e a me sembra pericoloso che si voglia discriminare, seppure a fin di bene, tra chi fa siti di un certo tipo e chi non li fa. Questo perché le motivazioni e le caratteristiche di ogni sito sono le più diverse, le più diverse sono le genesi di ciascuno spazio web e dell’attività di rete di ciascuno di noi e non è quindi possibile soggiacere ad una classificazione destinata, secondo me, a fare più male che bene.

Ben venga l’accessibilità, ben vengano gli obblighi per i siti pubblici così come già ci sono per le strutture fisiche aperte al pubblico, ma non prendiamo la strada che impedirà a chi vuole di fare un sito come desidera, magari inaccessibile e che magari trova la sua motivazione concettuale e forse contestabile proprio nella sua inaccessibilità. In gioco credo ci sia la libertà.

Grazie per avermi lasciato fare questo piccolo sfogo,
Mariano G.

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26 03 2003
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