Il mondo degli e-book no-profit

di Massimo Boccuzzi. Quando si parla di libri elettronici si può parlare di battaglia contro la globalizzazione culturale? A partire da Microsoft Reader e dalla letteratura distribuita online
di Massimo Boccuzzi. Quando si parla di libri elettronici si può parlare di battaglia contro la globalizzazione culturale? A partire da Microsoft Reader e dalla letteratura distribuita online


Roma – C’è una forte polemica in corso sul mondo degli e-book che riguarda l’opportunità di utilizzare quello che di fatto è un formato proprietario: il reader di Microsoft.

I termini di questa battaglia stanno tutti nell’inaccessibilità del formato per chi usa un sistema Linux o Macintosh e non è un problema da poco. A questa battaglia sarà necessario trovare risposte concrete e c’è in Gnu un gruppo di lavoro competente e agguerrito che non mancherà nei prossimi anni di darle.

Ma nel frattempo?

I casi sono tre. O si ignora un software che di fatto riesce a comprimere la Divina Commedia in una manciata di byte con la leggibilità e l’accessibilità di un vero libro cartaceo, fondamentalmente diversa quindi dai vari html e rtf e pdf logicamente multipiattaforma, oppure lo si usa in modo libertario. Oppure ancora, terza ipotesi, si lascia che questo formato proprietario diventi ancora più proprietario rendendolo patrimonio esclusivo per i grandi editori (non importa fare i nomi) che potranno continuare la loro opera di “globalizzazione culturale” non solo con televisioni, radio e carta stampata, ma anche attraverso il Web.

Già, perché gli e-book servono alla letteratura e la letteratura di oggi per poter essere libera dal mercato e dai monopoli culturali ha assolutamente bisogno di passare attraverso Internet con una “dignità” diversa dal fanatico che si autopubblica in rete le proprie ingenuità poetiche.
Il problema di un mercato editoriale concentrato su cinque o sei grossi nomi e un paio di distributori importanti è di fatto più urgente di qualsiasi discriminazione informatica.

Microsoft Reader, forse del tutto involontariamente, ha dato una risposta di qualità a questo problema e quindi gran parte del mondo letterario lo sta utilizzando non per farsi sberleffo di qualche “linuxaro” o per portare acqua e soldi al mulino di Bill, ma solo perché non vi sono alternative di qualità possibili.

È in questo contesto che l’e-book no profit riveste particolare rilievo e importanza. Perché di fatto pone un argine di libertà ad un software e alle sue potenzialità che altrimenti non sarebbe mai messo in atto e che, vista la facilità di investimento dei giganti dell’editoria, rischierebbe di compromettere per sempre quella libertà di scelta e culturale propria di Internet.

La logica dell’e-book no profit non è quella di mettere Dante al servizio di Bill Gates, ma il perfetto contrario. Le grandi biblioteche digitali in e-book come Romanzieri.com in Italia o quella dell’ Università della Virginia negli States offrono di fatto gratuitamente una qualità di lettura e una scelta di titoli assolutamente non omologata a nessuna logica di mercato.

Non è un caso infatti che molti editori – vediamo ad esempio Stampa Alternativa – fieri, orgogliosi e coerenti in una “politica editoriale” dell’intelligenza, stiano guardando con enorme interesse al reader di Microsoft.

Mai dunque come nel caso degli e-book si può rubare al Machiavelli l’ormai famoso “il fine giustifica i mezzi”, poiché oggettivamente, anche se attraverso un software eticamente discutibile, il fine non è il guadagno economico ma il portare sui monitor del grande pubblico quel tipo di letteratura non omologata al sistema capace di creare scintille positive nelle coscienze, oltre che un grande patrimonio di libri dimenticati che progressivamente stanno scomparendo dalle librerie per far posto agli scrittori di moda o di regime.

Massimo Boccuzzi

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18 04 2002
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