Il P2P se cifrato è comunque illegale

Lo stabilisce una Corte d'Appello USA, secondo cui chi produce software per nascondere scambi di materiali illegali commette un reato. Passa però la difesa Betamax. Intanto per la prima volta industrie del P2P e major si incontrano


Roma – “Chi, sapendo o sospettando fortemente di essere coinvolto in traffici oscuri, si adopera per assicurarsi di non sapere esattamente la natura o la tipologia di questi traffici, si ritiene abbia intenti criminosi”. Con queste parole una Corte d’Appello americana ha posto un importante precedente che avrà un peso notevole nel futuro delle battaglie legali dei difensori dei network peer-to-peer contro le major del disco e del cinema.

Il caso su cui si è pronunciata la Corte è quello legato all’ex sistema di scambio Aimster , chiamato poi Madster, che qualche settimana prima di collassare definitivamente sotto la scure del tribunale aveva tentato la strada della cifratura. I suoi utenti infatti scambiavano tra loro file crittati: in questo modo l’azienda in tribunale ha sostenuto di non poter sapere cosa gli utenti scambiassero e, di conseguenza, di non poter essere considerata responsabile per tali scambi.

La risposta della 7ma Corte d’Appello del Tribunale di Chicago a questa trovata non è certo destinata a porre un freno allo sviluppo dei sistemi basati sull’anonimato e la cifratura sui quali stanno lavorando i sostenitori del libero P2P ma senz’altro renderà la vita più difficile agli avvocati delle aziende che producono il software necessario ad entrare nelle reti di scambio-file.

C’è un aspetto della sentenza della Corte che potrebbe in futuro invece rivelarsi importante per il P2P. Come ha specificato il boss di Madster, i giudici hanno ritenuto sostanzialmente valide le argomentazioni note come “difesa Betamax”, quella che si richiama alla vicenda dei videoregistratori, quando Sony fu messa in croce per aver posto in commercio un mezzo di registrazione potenzialmente pirata. E fu poi assolta perché il videoregistratore assolveva anche ad una serie di funzioni perfettamente legali e non era dunque stato “costruito per delinquere”.

Proprio la difesa Betamax ha peraltro consentito di recente a Morpheus e Grokster, due importanti riferimenti nel file-sharing, di mettere a segno la prima vittoria sulle major in tribunale.

Soddisfazione per la sentenza su Madster, comunque, è stata espressa da Jack Valenti, il carismatico leader dell’Associazione dei produttori cinematografici americani, secondo cui “questo indica ancora una volta che i cosiddetti business del file-sharing studiati per avvantaggiarsi dell’uso illegale di film protetti da copyright non saranno tollerati”.

Ma ieri a catalizzare l’attenzione è stato anche un incontro tra aziende del P2P e esponenti del mondo del disco e del cinema, un meeting fuori dai tribunali. Di seguito i dettagli.


Per la prima volta, due giorni fa a Los Angeles, si sono incontrati in una riunione che pare sia durata quasi quattro ore rappresentanti di alcuni dei più noti player del mondo del peer-to-peer con esponenti delle major del disco e del cinema.

Dell’incontro non si conoscono i contenuti perché, come appare ovvio, in un primo meeting di questo tipo riuscire a trovare dei difficilissimi, forse impossibili, punti di contatto tra le due parti va di pari passo con il riserbo che sul tutto gli organizzatori riescono a mantenere.

C’è anche questo, almeno, nelle premesse della clamorosa riunione organizzata dalla “Distributed Computing Industry Association” (DCIA), una associazione appena formata e che punta a rappresentare tutti i produttori cinematografici coinvolti nella realizzazione di software per il P2P. Non è un caso che a voler la DCIA sia stato Derek Broes, un produttore tra i pionieri nella realizzazione e utilizzo di tecnologie anti-pirateria. Broes è stato anche ascoltato dal Congresso dove ha invitato i rappresentanti dell’industria e del P2P a discutere insieme di tutta la questione. Oggi Broes è anche una delle menti dietro Altnet, il sistemone sparapubblicità e succhiarisorse che è integrato a Kazaa, il più celebre dei software di sharing.

Eppure si deve probabilmente proprio alla sua particolare posizione il fatto che Broes a questa riunione sia riuscito a trascinare alcuni importanti nomi.

Tra questi si segnalano personaggi del calibro di Phil Lelyveld, uno dei massimi dirigenti della Disney, Ted Cohen, vicepresidente per la distribuzione digitale di EM e Martin Lafferty, notissimo boss di NBC e Tuner Broadcasting, che ha anche assunto il ruolo di CEO della DCIA.

Tutto facile? Ovviamente no. Tanto più che alcuni nomi del P2P, come il presidente di Grokster Wayne Rosso, non hanno voluto partecipare. Rosso vuole continuare a spingere sul Congresso per rendere legali i network di scambio e non crede, dunque, a possibili accordi con l’industria del disco e del cinema.

Sia come sia, il ghiaccio è stato rotto. Si riformerà?

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