Il Pakistan vieta il web malefico

Partiti i blocchi di stato contro i siti pornografici, contro quelli anti-islamici e contro i non meglio definiti siti blasfemi. Già calano i clienti dei netcafé mentre dai partiti conservatori qualcuno chiede censure maggiori
Partiti i blocchi di stato contro i siti pornografici, contro quelli anti-islamici e contro i non meglio definiti siti blasfemi. Già calano i clienti dei netcafé mentre dai partiti conservatori qualcuno chiede censure maggiori


Roma – Internet continua a far paura alle autorità di quei paesi che ritengono di poter mantenere ordine e tradizione soltanto attraverso la censura. Accade così che il PTCL , la società pubblica delle telecomunicazioni pakistane, abbia deciso di bloccare migliaia di siti pornografici o scomodi, considerati “corruttori” e portatori di una “influenza malefica”.

Come accade in Arabia Saudita e altri paesi arabi, anche in Pakistan tutti i provider dipendono da un unico network di stato controllato da server proxy capaci di filtrare e bloccare siti web, di consentire l’accesso delle autorità alla posta elettronica e via dicendo. Per la PTCL, dunque, è stato sufficiente inserire nuovi filtri nei proxy per dare il via al blocco che sarà ulteriormente ampliato nelle prossime settimane con l’installazione di un nuovo software specifico contro il porno in rete.

Grazie ai controlli di stato il boss della PTCL, Zahir Mohammed Khan, ha potuto dichiarare che prima di apporre i filtri il 60 per cento degli utenti pakistani aveva avuto accesso a siti pornografici. “Abbiamo iniziato una campagna per bloccare i siti a febbraio e fino ad oggi – ha spiegato Khan – ne abbiamo identificati e bloccati 1800”. Un numero effettivamente irrisorio rispetto alla quantità di siti porno disponibili online, anche per questo Khan attende l’arrivo del non meglio specificato nuovo software che sarebbe capace di aumentare il livello di “protezione”.

“Questi siti pornografici – ha affermato Khan – sono una grande maledizione sociale. Il governo non può combattere da solo, abbiamo bisogno di aiuto dai provider e dai genitori per debellare questa minaccia”.

Stando ad alcune interviste con i pakistani effettuate da un inviato della Reuters, sembrerebbe che vi siano gestori di net-café, luoghi dove molti degli utenti del paese si connettono ad internet, che lamentano un calo dei clienti da quando i blocchi sono attivi. E andrà sempre peggio, se si considera che Khan ha già spiegato come “ogni settimana aggiorniamo la lista dei siti da bloccare, speriamo che la gente andrà su altri siti maggiormente informativi grazie a questi filtri”.

Sul piano del dibattito politico le cose poi non vanno meglio. Secondo un rappresentante dei sei partiti islamici di opposizione, infatti, “questo blocco non è abbastanza. C’è bisogno di sintonizzare l’intero sistema dell’educazione e dei media digitali sui valori della nostra cultura e religione così che i più giovani non siano tentati da tali demoni”.

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06 04 2003
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