Il Pentagono vuole un soldato avatar in ogni casa

Perché comunicare via Skype con la famiglia? Un soldato può studiarsi un avatar intelligente, affinché i figli a casa abbiano qualcuno con cui parlare
Perché comunicare via Skype con la famiglia? Un soldato può studiarsi un avatar intelligente, affinché i figli a casa abbiano qualcuno con cui parlare

Non sembrano conoscere sosta i progetti di evoluzione tecnologica in cantiere nell’Esercito USA: oltre al massiccio utilizzo di nuove tecnologie per addestrare i soldati, la US Army è a caccia di brillanti menti per sviluppare un sistema di comunicazione hi-tech che si avvalga di sofisticate tecnologie in grado di sopperire alla mancanza di copertura web o telefonica. Per permettere ai militari lontani da casa di intrattenersi in contatti più intimi e diretti con le famiglie.

Nei sogni dei vertici dell’organizzazione militare, la nuova applicazione deve essere concepita in modo da poter girare senza intoppi sui comuni PC casalinghi, come software a sé o come servizio web-based. Il Defense Centers of Excellence for Psychological Health and Traumatic Brain Injury ( DCOE ) non ha indicato vere e proprie linee guida ma solo alcune preferenze per indirizzare le idee di chi raccoglierà la sfida del Pentagono.

In particolare, il programma dovrà essere incentrato sul riconoscimento vocale e sulla facilità di comunicazione e di utilizzo, per favorire soprattutto i bambini. Non solo: il dispositivo potrà essere dotato di avatar corredato da materiale video/fotografico del caro parente. C’è anche chi si aspetta un proiettore olografico come quello utilizzato da Tom Cruise in Minority Report . Caldamente consigliato, inoltre, l’utilizzo di un’ intelligenza artificiale in grado di rispondere in maniera automatica a semplici domande o frasi. Va comunque detto che la pagina informativa diffusa dall’ente non specifica se l’utilizzo di un’AI serva davvero a simulare la presenza del genitore lontano .

Su una cosa, però, non v’è ombra di dubbio: il sistema sarà studiato per alleviare la sofferenza e la nostalgia dovuti al distacco, elementi che troppo spesso influiscono negativamente sull’umore dell’intero nucleo familiare. “Avere un familiare lontano da casa genera stress in tutta la famiglia, specialmente nei più piccoli. La comunicazione è la chiave di volta, specialmente adesso che più che mai si ha la possibilità di comunicare con i propri cari nelle zone di conflitto” si legge sulla pagina web dedicata al progetto. “Inoltre lo stress dei soldati sul campo può essere notevolmente alleviato se è possibile metterli in contatto con le proprie famiglie in maniera semplice ed immediata. Storicamente, le famiglie si affidavano a fotografie e ricordi per farsi coraggio e andare avanti, ma il livello attuale della tecnologia è in grado di fornire nuovi metodi di interazione diretta”.

Sul nuovo progetto non mancano gli scettici. In molti si chiedono se vi sia davvero la necessità di creare un software ex novo quando il mercato offre già soluzioni economiche , Skype su tutte. Altri, poi, dubitano della valenza sociale ed educativa di un sistema simile. È l’esempio di Catherine Caldwell-Harris, docente di Psicologia della Boston University, che in un post sul suo blog si ritiene “scettica sull’utilità di un programma di intelligenza artificiale che mima il dialogo con i genitori. C’è forse qualche certezza del fatto che un bambino di tre anni crederà davvero che l’avatar sullo schermo sia suo padre? Di sicuro non invidierei il lavoro di una mamma che debba insegnare al proprio figlio a comprendere tutto ciò”.

Vincenzo Gentile

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07 01 2009
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