Il rischio di googlare una pentola a pressione

Una coppia newyorchese nel mirino della polizia per aver cercato su Internet gli stessi strumenti utilizzati nell'attentato alla maratona di Boston. Ma PRISM, questa volta, non c'entra
Una coppia newyorchese nel mirino della polizia per aver cercato su Internet gli stessi strumenti utilizzati nell'attentato alla maratona di Boston. Ma PRISM, questa volta, non c'entra

Alla porta di Michele Catalano, giornalista freelance di Long Island, un nugolo di agenti della polizia di Suffolk County, alla ricerca di pericolosi esplosivi in un blitz casalingo dell’anti-terrorismo. Sbigottita, Catalano cerca di spiegare le sospette attività di ricerca online attraverso Google.

Per preparare al meglio un piatto a base di quinoa, Catalano ha cercato su Internet una buona offerta per l’acquisto di una comunissima pentola a pressione. Il marito era invece interessato all’acquisto di uno zaino, mentre il giovane figlio della coppia si era documentato sulla tragedia della maratona di Boston.

Le tre ricerche chiave – pentola a pressione, zaino, attentato di Boston – non potevano che destare i sospetti della polizia locale, fino all’intervento con il blitz nell’abitazione newyorchese. Chiarito l’equivoco, la curiosa vicenda di Michele Catalano ha fatto il giro del Web, dopo le polemiche sul vasto meccanismo di sorveglianza adottato dal governo federale.

Stando alla versione rilasciata alla stampa dalla polizia di Suffolk County, a segnalare le attività sospette di ricerca su Internet sarebbero stati i responsabili di una non meglio specificata società informatica per cui aveva lavorato il marito di Catalano. L’analisi del suo ex-computer di lavoro aveva portato alla scoperta delle chiavi di ricerca della pentola a pressione e dello zaino.

Evidentemente l’accoppiata di query non ha lasciato indifferenti i vertici della società, pronti a contattare la polizia locale per segnalare l’abitazione della coppia. Lo stesso dipartimento di Suffolk County ha sottolineato come il blitz non sia affatto una conseguenza del programma PRISM , mentre Google non avrebbe rilasciato alcuna informazione sulla cronologia di ricerca sospetta.

Mauro Vecchio

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05 08 2013
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