Il tracciamento scava nel social

Il contractor statunitense Raytheon è al lavoro su un "motore di ricerca per spie", una piattaforma software in grado di estrarre informazioni significative dalla miniera di dati personali affidati ai social network dagli utenti

Roma – È il quinto contractor militare del mondo, e ora la società statunitense Raytheon torna a far parlare di sé per un software di spionaggio altamente avanzato, un motore di ricerca capace di trasformare l’enorme mole di informazioni personali presenti nei social network in veri e proprio profili facilmente consultabili a sfondo spionistico.

Uno scenario non proprio innovativo e sempre più chiacchierato soprattutto negli States, quello di trasformare l’interazione online fra utenti in un nuovo e sofisticato meccanismo di intercettazione “automatizzata” e al costo di un paio di click da parte dell’operatore.

Raytheon, nel caso in oggetto, sta sviluppando la tecnologia software RIOT ( Rapid Information Overlay Technology ) assieme all’industria, i laboratori nazionali e i partner commerciali come “proof-of-concept” di un sistema non destinato alla vendita ai privati.

Il Guardian ha pubblicato un video che dimostra le notevoli potenzialità di RIOT in azione: prendendo ad esempio la ID digitale di un dipendente dell’azienda, la clip video mostra l’accesso alle informazioni dei social network corrispondenti (Facebook, Twitter, Forsquare e altri), la visualizzazione dei percorsi in Google Earth, e persino la capacità di prevedere le aree che probabilmente visiterà in futuro.

Il processo analitico su scala “estrema” reso possibile da RIOT sembra trarre vantaggio dalle informazioni pubblicamente e volontariamente condivise dagli utenti, gli aggiornamenti di stato e di posizione, i metadati EXIF archiviati nelle fotografie scattate da ogni genere di apparecchio elettronico, le abitudini quotidiane (come ad esempio la visita a una palestra) confessate o commentate su Facebook.

Raytheon conferma l’esistenza della piattaforma RIOT, ma rassicura sulla natura strettamente “non commerciale” del software e sulla capacità di preservare la privacy degli utenti nei controlli a scrematura: le funzionalità in difesa della riservatezza sono “le più robuste a noi note”, sostiene il contactor statunitense, e la condivisione/analisi dei dati “social” non include informazioni personali come codici fiscali, account bancari e altro.

Alfonso Maruccia

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  • Leguleio scrive:
    Un parallelo
    La vicenda mi ricorda una vicenda degli anni Novanta. La popstar Michael Jackson era stata nominata testimonial della Pepsi Cola. Il giovane attore Macaulay Culkin rivelò in un'intervista che Jackson, salutista fanatico, non ha mai bevuto Pepsi Cola: non beveva altro che acqua minerale. Il contratto con la Pepsi venne sciolto immediatamente. :-D(Questa è la storia come me la ricordo, non sono sicuro al 100 % che fosse andata così)
    • Leguleio scrive:
      Re: Un parallelo
      Ma che succede? Questo commento qui è fuori posto, doveva andare su un altro articolo, "Di smartphone, hacker e infedeltà social". :sOra riprovo...
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