In Cina vietata internet ai minori

Almeno per quanto riguarda i net-café, strumento essenziale utilizzato dai cinesi per conoscere quella parte della rete che il regime non filtra. I dettagli
Almeno per quanto riguarda i net-café, strumento essenziale utilizzato dai cinesi per conoscere quella parte della rete che il regime non filtra. I dettagli


Roma – In ossequio alle regolamentazioni che da sempre accompagnano lo sviluppo della internet cinese, quella filtrata e gestita dal regime di Pechino, è giunta notizia nelle scorse ore di un ulteriore irrigidimento delle norme che presiedono l’accesso alla rete dagli internet café, locali dai quali ogni giorno si collega la maggioranza degli utenti cinesi minorenni.

Trattati come degli spazi pericolosi, gli internet café in tutta la Cina dal 15 novembre non solo non potranno accettare clientela minorile ma neppure potranno trovarsi entro i 100 metri da un istituto scolastico. Dovranno inoltre chiudere entro la mezzanotte e all’interno dei locali non dovrà essere consentito fumare. I log relativi alle navigazioni dei singoli utenti dovranno essere conservati dai gestori dei café per almeno due mesi affinché possano essere consegnati alla polizia in caso di indagini.

Queste norme insieme ad altre erano già attive in alcune città dopo il grave rogo di agosto a Pechino, che ha trasformato un net café nella tomba di 25 suoi frequentatori. Un incidente che ha dato l’occasione al regime per spingere sulla criminalizzazione di certe “facilonerie” che la gerarchia pechinese attribuisce ai gestori dei locali.

Stando a quanto riportato dall’agenzia ufficiale Xinhua, i café dovranno registrare con accuratezza le informazioni relative a chi utilizza i servizi internet e dovranno disporre di regolare licenza ad operare.

Ai clienti continua ad essere vietato l’accesso a siti pornografici, dedicati al gioco d’azzardo o alla prostituzione. Rimane in vigore naturalmente anche il divieto di accedere o partecipare a siti e spazi internet il cui argomento politico possa in qualsiasi modo essere considerato “sovversivo” o, più nello specifico, “una minaccia alla sicurezza nazionale, alla dignità del paese o agli interessi nazionali”.

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13 10 2002
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