In Olanda esami biometrici per gli immigrati

Le autorità intendono tenere traccia di tutti gli extra-comunitari che arrivano nel paese. Per ora ci si limita alla scansione dell'iride e del volto


Rotterdam – Tecnologie biometriche per accertarsi dell’identità degli extra-comunitari che girano nel paese. Questa l’ultima risorsa messa in campo dalle autorità olandesi per fare fronte alla sempre maggiore burocrazia richiesta dalla presenza, in Olanda, di un numero crescente di persone provenienti da paesi non UE.

Le tecnologie biometriche, in particolare la scansione dell’iride e del volto, dovranno servire a ridurre la moltiplicazione delle “false identità” dovute allo scambio abusivo di documenti tradizionali tra gli immigrati che cercano di farsi rilasciare permessi e carte di immigrazione pur senza averne diritto. Secondo il portavoce del ministero degli Interni, Frank van Beers, “le foto dei passaporti non sono sufficienti a determinare l’identità di una persona, soprattutto quando si tratta di persone che hanno provenienze etniche così diverse”.

La prima applicazione delle nuove tecnologie avverrà a Rotterdam su un “contingente” di 250 persone di diverse etnìe. Tutte saranno sottoposte ad una scansione dell’iride. A ciascuna di loro verrà data una card di identificazione che, quando richiesto, sarà inserita in appositi lettori presso gli uffici pubblici. Questi lettori riconosceranno l’identità del portatore della card dopo aver memorizzato la scansione in un database centrale.

Presto, invece, le autorità intendono introdurre l’obbligo per gli immigrati della registrazione delle caratteristiche del volto. In quel caso lo “scanner” registrerà elementi come la distanza tra gli occhi o le dimensioni della faccia per creare una “traccia” che serva ad un successivo confronto di identificazione.

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Anonimo scrive:
    Un antifurto da proteggere
    HO inventato un antifurto molto efficace.Si tratta di un cartello che dice"In questa casa non potete entrare"Attenzione pero' che e' severamente vietato e sconsigliato rendere pubblico che oltre al cartello non c'e' nient'altro, altrimenti nessuno mi compra il cartello!!!Questi tizi hanno avuto la mia stessa idea in campo informatico.Vogliono tutelare le leggi contro la pirateria e poi si appellano alle leggi antipirateria per essere tutelati... un serpente che si morde la coda
  • Anonimo scrive:
    Refuso di SDMI e PI
    Curioso...Esattamente come nel testo della lettera inviata da SDMI a Felten (nell'instestazione della medesima erroneamente indicato come FeltOn), anche PI s'e' sbagliato sull'acronimo della legge americana della quale si ipotizza la violazione.Infatti, si tratta del DMCA (Digital Millennium Copyright Act): nell'articolo e in un punto della lettera la "M" e la "C" sono invertite.Come faceva notare un sagace utente di Slashdot a commento della notizia (e dell'errore nella lettera), nei panni dello studio legale dell'universita' di Princeton, sarebbe divertente rispondere semplicemente con "Prenderemo in considerazione le vostre minacce se e quando vi degnerete di mandarci una lettera priva di errori...":)
  • Anonimo scrive:
    Bene così
    Speriamo che il professor Felton lo dica forte e chiaro quello che ha da dire così almeno la pianteranno di fermare la filosofia Napster
Chiudi i commenti