In Sudafrica il Governo è open source

Lo Stato formerà sviluppatori sull'open source e metterà al bando il più possibile il software proprietario. Si punta sul risparmio investendo subito in software libero. Microsoft avverte: sul lungo periodo il modello open non può reggere


Roma – La marcia del Sudafrica verso l’impiego di software libero nelle strutture informatiche pubbliche ed istituzionali, una marcia cominciata già diverso tempo fa, si sta concretizzando in queste settimane in una serie di nuovi investimenti e progetti che tendono a mettere decisamente da parte il software proprietario.

Stando alle notizie diffuse da alcuni quotidiani economici locali, infatti, l’Agenzia statale dell’IT ritiene che utilizzando ampiamente i programmi aperti nelle infrastrutture pubbliche si possa risparmiare l’equivalente di almeno 90 milioni di euro all’anno.

Il nuovo orientamento dell’Agenzia, che si riserva di preferire le soluzioni libere a quelle proprietarie in ogni occasione possibile, mira anche a dare un impulso alla formazione e alla creazione di schiere di sviluppatori capaci di realizzare e personalizzare gli applicativi aperti.

Secondo Mojalefa Moseki, boss dell’Agenzia intervistato dalla stampa locale, se si aggiunge alla spesa delle licenze anche il costo degli aggiornamenti e del supporto, alla fine dell’anno il conto per il software proprietario fin qui utilizzato raggiunge i 1100 milioni di euro. “Meno di un centesimo di questa somma – ha spiegato – viene spesa in Sudafrica perché tutte le imprese come Microsoft, Sun, IBM e Lotus sono multinazionali, e quindi i soldi vanno all’estero. Il Sudafrica è un consumatore di software, ma lo possiamo sviluppare da soli”.

“La logica dell’open source è così stringente – ha sottolineato Moseki – che dopo un anno di discussioni abbiamo deciso di smettere di parlarne e dichiarare la Pubblica Amministrazione una zona open source”.

Per gestire questa transizione, comunque, l’Agenzia sta realizzando in collaborazione con esperti e università un centro studi che dovrà valutare l’impatto dell’open source sulle infrastrutture informatiche pubbliche. L’idea è quella di spingere per la creazione di imprese e centri di produzione del tutto sudafricani e legati all’economia locale.

Microsoft, che in Sudafrica già fornisce software gratuito alle scuole, ha ammesso da parte sua che il software libero è una “tecnologia oggi molto popolare ma non è un modello di business che può reggere sul lungo periodo”. Gordon Frazer, country manager dell’azienda in Sudafrica, ha insistito: “Cosa accadrà quando gli sviluppatori che lo trovano oggi entusiasmante domani andranno verso qualcosa che consenta loro di essere pagati?”

Secondo Frazer i costi di gestione, aggiornamento e sicurezza del software open source sono più alti di quanto accada con le soluzioni proprietarie. Non solo, formare sviluppatori dedicati al software libero è poco utile perché non si farà che rimpiazzare migliaia di sviluppatori che già oggi sono impegnati con il software proprietario.

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