In UK i lavoratori li spiano così

Lo spiegano le linee guida varate dalla Commissione per l'Informazione del governo britannico dopo tre anni di lavoro. Per tentare di chiarire che spiare va bene ma fino ad un certo punto
Lo spiegano le linee guida varate dalla Commissione per l'Informazione del governo britannico dopo tre anni di lavoro. Per tentare di chiarire che spiare va bene ma fino ad un certo punto


Londra – Arginare le cause di lavoro e mettere fine al disagio di molti dipendenti di aziende pubbliche e private britanniche. Questo l’obiettivo di un lavoro che per tre anni ha impegnato la Commissione all’Informazione del governo di Londra e che ha portato alla realizzazione di linee guida per la sorveglianza tecnologica sul luogo di lavoro.

La Commissione , che svolge le funzioni di Garante per la privacy nel Regno di Sua Maestà, ha stabilito che le aziende, anche le piccole imprese, hanno il diritto di varare delle policy che prevedano di monitorare i comportamenti telematici dei propri dipendenti. E’ anche prevista la possibilità di installare telecamere di sorveglianza.

Tutto questo, però, può avvenire, secondo la Commissione, solo e soltanto se i lavoratori vengono debitamente informati delle misure di controllo che vengono adottate e delle ragioni per le quali l’azienda ritiene di implementarle. Tra queste misure sono contemplati tanto il monitoraggio della posta elettronica quanto l’uso di internet più in generale.

Nell'”Employment Practices Data Protection Code – Monitoring at Work” vengono affrontati nel dettaglio non solo quali procedure sono da adottare ma anche quali sono i limiti ai quali devono attenersi le imprese. Le linee guida, infatti, di fatto stabiliscono che devono essere considerate ingiustificate le misure di controllo che non siano state debitamente comunicate ai dipendenti se non, ed è questa l’unica eccezione, quando tali misure siano richieste dalle forze dell’ordine nel corso di operazioni di polizia o indagini.

L’idea di fondo, hanno spiegato i Commissari, è di tracciare un quadro di chiarezza che possa porre fine, una volta per tutte, alle numerose dispute legate al trattamento dei lavoratori sul luogo di lavoro nell’era digitale.

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11 06 2003
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