Il Global Privacy Enforcement Network (GPEN) pubblicato i risultati di un’indagine che illustra le misure implementate dai siti web e app per proteggere la privacy dei minori online. Le 27 autorità, tra cui il Garante italiano, hanno evidenziato alcuni miglioramenti rispetto al 2015 (quando è stata effettuata la precedente indagine), ma sono aumentati anche i rischi. È stata inoltre rilevata la scarsa efficacia dei meccanismi per la verifica dell’età.
Troppi dati raccolti e poche informazioni
Le autorità hanno esaminato 876 siti e app comunemente utilizzati dai minori. La maggioranza appartiene alla categoria Educational (23%), Gaming (18%) e Social media (15%). Rispetto al 2015 è aumentata la raccolta di informazioni personali. Oltre la metà (59%) dei siti e delle app richiede la raccolta di un indirizzo email per accedere a tutte le funzionalità delle piattaforme. Il 50% richiede un username, mentre il 46% richiede la geolocalizzazione.
L’85% dei siti e delle app indica nell’informativa sulla privacy che i dati personali possono essere condivisi con terze parti. Il 71% dei siti e delle app non fornisce informazioni sui controlli di protezione e sulle pratiche relative alla privacy pensate per i bambini.
Solo il 35% dei siti e delle app considerati ad alto rischio per i bambini presenta informazioni sulla privacy, ad esempio un pop-up che invita il minore a chiedere il permesso ai genitori per continuare a utilizzare il sito o l’app. I contenuti di bullismo, odio e violenza erano presenti nei 15% dei servizi, mentre quelli sessuali nell’11% dei servizi.
Oltre un terzo (36%) dei siti e delle app non offre un modo accessibile per eliminare gli account. È comunque un grande miglioramento rispetto al 2015, quando la percentuale era del 71%. C’è infine il dato relativo alla verifica dell’età.
Il 62% dei servizi non permette l’accesso ai minori di 13 anni. Tuttavia, il 32% di essi non ha nessun meccanismo di verifica. La maggioranza (88%) del restante 68% usa l’autodichiarazione, quindi può essere facilmente aggirata. Ciò significa che i minori possono accedere a contenuti non adatti alla loro età, come dimostra il recente procedimento avviato dalla Commissione europea nei confronti di Snapchat.
L’obiettivo dell’indagine della Global Privacy Enforcement Network è incoraggiare i titolari del trattamento al rispetto della normativa in materia di protezione dei dati e promuovere la cooperazione a livello mondiale tra le autorità.